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La Patria. Geografia dell'Italia
Sardegna. Corsica - Malta - I mari d'Italia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1895, pagine 463

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   ì!1() l'arie Quinta — Italia Insulare
   mi grande recinto circolare ed altri piccoli coni semplici, che dovevano far parie del monumento principale (1).
   Coli, elett. Macomer Dioc. Oristano I'2 T. e Str. ferr.
   (1) Cogliamo qui il destro di recare fra le tante e si diverse opinioni intorno all'origine ed alla destinazione misteriosa dei Nuraghi, la seguente del generale Alherto La Marmora, qual la si legge uell.i sua opera classica Voyage cu Sardaigne.
   Ei vien dimostrando in essa che 1 Nuraghi non potevano servire ad alcun uso militare, riè come torri di difesa, nè come vedette o specole; che te per un lato si possono considerare come tomhe maggiormente dopo che in alcune di esse fu rinvenuto qualche scheletro umano con idoletti e qualche oggetto in bronzo — dall'altro lato le vere tombe trovansi sempre poco discoste dai Nuraghi e son le così dette Sepolture dei Giganti e le spelonche scavate nelle roccie.
   l'I poi, ei soggiunge, quei corridoi a spirale, che portano traccie evidenti di un passaggio frequentissimo e che ricevono l'aria e la luce dalle finestre aperte nelle pareti, non erano essi evidentemente ad imo dei rivi ?
   E concliiude dicendo che la quistione dell'origine orientale dei Nuraghi è quasi definitivamente risolta; non così quella sull'uso degli stessi, e, mentre non osa accettare esclusivamente riè l'opinione di quelli, che li vogliono tombe, nè quella degli altri, che li considerano quali sacri edilìzi è dì crederà che un giorno forse si riconoscerà ch'erano monumenti religiosi e che in certi casi servivano anche di sepoltura.
   Il chiarissimo cav. prof. Gaetano Cara, già direttore del Museo Archeologico dell'Università di Cagliari, pubblicava posteriormente un lavoro sull'origine ed uso dei Nuraghi di Sardegna, in cui prende in disamina tutti gli scritti di quanti si occuparono di tali costruzioni preromane. Una opinione» sostenuta da molti, è quella che i Nuraghi fossero case delle prime famiglie abitatrici dell'isola, costituite in società, basandosi sulla struttura orientale di essi, sull'etimologia del loro nome e sulla mancanza di caratteri per potersi ritenere monumenti pubblici, privati o religiosi. E vero che la struttura di Nuraghi sia orientale e infatti nella Siria si vedono costruzioni con grossi massi senza cemento, consimili a questi. Anche in Iscozia trovansi cotali costruzioni ciclopiche seminate per le campagne. E vero anche che il nome di Nuraghe, che gli danno i Sardi del settentrione, o di Nuraxi, come li chiamano quelli del capo meridionale, sia fenicio e derivi da nur, che significa fuoco, e da agli, che suona cocente, ciò che dà posto, come vedremo, a molti di ritenere, che essi fossero monumenti religiosi destinati al culto del fuoco.
   Ma ciò che assolutamente è contrastabile, anzi addirittura improbabile, si è che dessi fossero case d'abitazione, e tanto meno che furono case m pastori, o case di campagne di bifolchi o dei custodi di vigne » (Spano, Memorie sui Nuraghi, 1861). Non era necessario per riparare dalle intemperie i pastori o i bifolchi, che si costruissero case di quella portata, la cui erezione doveva pur occupare molte braccia e molto tempo. Oltre a ciò la mancanza quasi assoluta di aria e di luce, rendeva inabitabili quei luoghi, nelle cui anguste celle, e ciò per prova fattane, si corre rischio d'asfissiare, ove parecchie persone vi si trattengano alcune ore. Né vi era d'uopo di mura larghe quattro metri e persino cinque, per poveri pastori, che pochi tesori avevano certo da custodire, nè bisogno di uno o più piani, nè di una porta cosi angusta, che rende necessario il mettersi carponi per potervi penetrare. E d'uopo pure accennare, che a quell'epoca i coloni non avevano dimora fissa, e che l'agricoltura e la pastorizia, era randagia, pronta ad abbandonare oggi la regione scelta e preferita ieri, non appena questa non desse loro quella produzione necessaria al proprio sostentamento. Tuttavia l'egregio prof. Cara non osa esprimere la sua opinione su siffatte costruzioni, pago solo d'avere dimostrato, che l'uso di esse non era per abitazione.
   Assai più accurate nozioni ne dà invece il di lui figlio Alberto ('.ara (Notizie intorno ai Nuraghi di Sardegna, Cagliari 1876), il quale, dopo aver accennato alle diverse opinioni, pronunziate su di essi, da miss Maclagan, esimia archeologa scozzese (The llill Forts, Stane Circles, and oìhrer Structural Romains of Ancient Scotland, 1875), al barone Ostini (Gazzetta di Sardegna, anno I, ri. 168), conchiude accettando e confermando l'idea dei più che essi sieno fortezze o fortini eretti a difesa delle tribù, che popolavano l'isola nei tempi remotissimi, e fossero granai in tempo di pace e fortilizii in tempo di guerra, opinione sostenuta pure dal capitano Oliver
   11 prof. Cara scrive: « La forma torreggiale di questi monumenti, la loro colossale mole, lo spessore delle muraglie, l'angustia dell'ingresso, che può chiudersi dal di dentro, come difatti si