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l'arie Quinta —\ Italia Insulare
Mandamento di GHILARZA (comprende G Comuni, popol. 8794 ab.). — Territorio più alto al pascolo, clie alla coltivazione, epperciò con bestiame numeroso, vitelli e vitelle principalmente, di cui fu migliorata la razza on tori e vacche straniere. Molte vigne, che producono vino di ottima qualità che smerciasi nei dintorni ed alberi da frutta.
Ghilarza (2045 ab.). A 271 metri di altezza, sopra l'altipiano del Marghine, in aria salubre, con parrocchiale di San Macario abate, di cui ammirasi una bella effigie, e altre sette chiese minori, delle quali tre campestri. Belle case, fra cui quella comunale, con annessa la pretura e le scuole, e la caserma dei carabinieri. Vi è pure gabinetto di lettura.
1 prodotti del territorio di Ghilarza consistono in grano, orzo, fave, ceci, piselli, alberi fruttiferi di molte specie, agrumi, vini comuni bianchi molto dolci e vino nero ottimo da paslo; cacciagione abbondante. Commercio attivissimo di esportazione di vino, formaggi, pelli, bestiame bovino, ecc. Molti telai per la fabbricazione di rozzi panni, tele, tovaglie e tovagliuoli.
Piccolo castello medioevale ridótto ad uso di carcere, presso cui, nel luglio, ha luogo la fiera per la festa di San Palmerio, patrono del paese. Vestigia di antiche popolazioni io varii luoghi. Nel territorio contansi ancora 37 Nuraghi, i più notevoli dei quali nei due luoghi detti Osconi ed Orgono.
Coli, elett. Macomer — Dioc. Oristano — P1 T.
Aibbasanta (1534 ab.). — Siede in bella posizione, a 104 metri sull'altipiano del Marghine., con vie larghe, ma irregolari, e con case, che occupano una superficie soverchia, per gli orticelh annessi a ciascuna di esse. Molto ameno per gli olmi, che vi frondeggiano, il paese presentasi in bella prospettiva ad una certa distanza, con clima caldo nella state e temperatissimo nel verno. Parrocchiale di S. Caterina, con oratorio di San Martino e altre tre chiese.
Grano, orzo, granone, fave, ceci, fagiuoli, lino, ortaggi, molte specie di alberi da frutta e vino in abbondanza ; bestiame d'ogni specie con vendita di capi vivi, cacio, selvaggiume, ghiandiferi.
Regia Tanca, distante da Abbasanta tre quarti d'ora di cammino, con territorio chiuso da muri così detti a secco e da siepi per ettari 551 e 47 are allo scopo di alimentarvi ed allevarv cavalli (1).
Trovansi nei dintorni molti Nuraghi. 11 padre Angius, che compilò un catalogo di queste antichissime costruzioni sarde, afferma che nel territorio di Abbasanta se
(1) II Governo ha quivi una stazione di allevamento importantissima, non solo per l'isola, la di cui truppa a cavallo vi si provvede, ma anche per il continente. Della bontà del cavallo sardo, riconosciuta ovunque, occorrerebbe scrivere assai. Noi ci limiteremo a constatare che esso appartiene alla razza fra le più belle e gentili dell'Europa, e che i cavalli sardi sono « a maraviglia generosi e sani, si che a veri L'anni! nella patria loro, sono ancor desti e forti; razza tanto antica, quanto è antica la storia sarda; razza che diè tutti quei cavalli, sui quali i Sardi, nelle pianure, in sui monti e nelle marine, combatterono fieramente, l'un dopo l'altro, i Cartaginesi, i Romani, i Saraceni, gli Aragonesi, gli Spagnuoli, i Mori ed i Francesi. Razza antica di cavalli, che il governo patrio dei Giudici, nel 687, fe' ingagliardir d'assai con stalloni d'Africa e d'Arabia, sì che in quel periodo glorioso di governo patrio, si hanno non poche memorie di Regoli, che donavan tutti i principi della terraferma dei più bei stalloni patrii ». Cosi ne scrive con competenza V. Fiorentino (Il cavallo sardo, Napoli-Fìoma-Firenze 1879).
Il Codice d'Arborea consacra cinque capitoli sul modo d'accertamento, sulla vendita, sui cavalieri, sui cavalli e sul dare in alfitto i cavalli. Il Valer) dice con entusiasmo del cavallo sardo, proclamandolo uno dei migliori. Così pure il Bresciani, che ne fa una descrizione^splendida. Il re Carlo Alherto aveva sei ginnetti sardi di rara bellezza, ch'egli prediligeva fra tutti quelli, che