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l'arie Quinta — Italia Insulare
potrebbe®] desiderare di più. Tra le frutta meritano special menzione i fichi, i quali, disseccali al sole o nel forno, s'infilzano e si smerciano per tutta l'isola. Rigogliosi gli agrumi e numerosissimo il bestiame. Le selve son ricche di selvaggiume; grande abbondanza di uccelli di ogni specie cosi terrestri come acquatici.
L'allevamento del bestiame bovino ed ovino forma pure parte della ricchezza del paese e gli ottimi formaggi e lo squisito burro vi sono pure ricercati. Tra caseifici più importanti emerge quello del cav. Pischedda, cori l'annesso podere vastissimo. Trovansi pure vari giacimenti metalliferi di galena argentifera e ili manganese, già coltivati ed ora chiusi al lavoro. Vi sì trovano pure diaspri ed agate.
Consolati, dogana, fabbriche d'acque gassose. Negozi di cereali, di minuterie, di generi diversi, ecc. Il commercio di esportazione consiste in granaglie formaggi, olio, vino, semelino, cereali, lardo, carciofi, bestiame, ecc. Bosa è il deposito delle derrate della Planargia, Monte.fe.rru, Marghine, Costavalle, Cabuabbw e Nurcura, quantunque i proprietari di queste tre ultime regioni preferiscano alle volte Alghero o Sassari, Dei dieci Nuraghi, che contatisi nel territorio, i più son diroccati.
Cenni storici. — Dosa fu fondata nel 1112 dai Malespina (Fara. Corografia Sarda, libro in, 69), i quali, dietro la vetustà della città di Calmedia ed il suo stalo rovinoso, per le continue invasioni saracene, prescelsero un sito più atto ad essere fortificato, per ripararsi da quelle orde barbariche, che mettevano sempre in pericolo la libertà e la vita dei cittadini.
Costruito tosto un castello, che fu detto di Serravalle, perchè messo in modo da poter chiudere e difendere la vallata dalla parte del mare, gli abitanti di Calmedia s'accinsero a fabbricare la nuova città, che dal nome d'altra antica città romana, a cui succedette Calmedia, e detta Bosa vetus, fu chiamata Bosa.
Il castello di Serravalle, ora dichiarato monumento nazionale, è assai ben conservato (fig. 38). Fabbricato con pietra vulcanica rossiccia, le sue torri slanciate e le mura quasi intatte, gli danno un aspetto assai romantico e ricorda tutto un passato di leggende, d'eroi, di castellane, di falconieri, di buffoni, di guerre e di tradimenti, che vanno poi lentamente a perdersi nel buio caliginoso di tempi lontani, lontani Nel 1308 questo castello fu dai Malespina ceduto con quelli di Monte Acuto e di Montiverro ai giudici d'Arborea Andrea e Mariano. Nel 1323 questi lo impegnarono per 8000 lire al re d'Aragona, che l'affidava in custodia a Pietro Ortiz. Nel 1328, salito sul trono Alfonso d'Aragona, venne da questi concesso a Tigone di Arborea, da cui passò a Giovanni, suo terzogenito. La figlia di questi. Benedetta, prese il titolo di Signora di Bosa, mentre Giovanni possedeva ancora nel 1347 i castelli di Serravalle e di Monte Acuto. Mariano d'Arborea, nel 1354, si fortificò in questo castello, e nel 1377, la città venne in potere della di lui figlia Beatrice, moglie al Visconte di Narbona ed avola di Guglielmo.
Molte antichità si scopersero presso Bosa, parte delle quali ritrovansi al Municìpio e parte nella collezione del prof. Mocci di Cugliert
Bosa ebbe zecca, e battè moneta sotto Giovanni I di Aragona, figlio di Pietro (Spano, Periodico di numismatica e f ragistica, diret to dal march. Strozzi. Firenze 1873). Sotto il regno di Alfonso IV nel 1443, certo Silvestro Colomeri, magistrum sicle, ebbe pure il privilegio di batter moneta in Cagliari, in Sassari, in Alghero e in Bosa. Le monete fabbricate sono di biglione, cioè lega composta più di rame che d'argento, pesano un grammo e tre decigrammi l'una, e l'altra 8 decigrammi, chiamava risi soldi minuti ed ogni 3 di esse formavano un reale.
Uomini illustri. — Pietro Defilala, poeta del secolo XVI, e Giuseppe Defilala, gentiluomo valoroso del secolo XVII, investito da Carlo III del comando militare della provincia d'Aquila dell'Abruzzo Ulteriore.
Coli, elett. Macomer — Dioc. Bosa — P3 T Str. ferr. e Scalo marittimo.