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La Patria. Geografia dell'Italia
Sardegna. Corsica - Malta - I mari d'Italia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1895, pagine 463

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Mandamenti e Comuni del Circondario di    il dì della festa. Grano, orzo, fave, lino, vino; alberi da frutta e ghiandiferi, bestiame, ecc.. Nuraghi quasi tutti demoliti.
   Cenni storici. — Usellus ha una storia, che risale sino al tempo dei Romani. Il suo nome non trovasi negli Itinerarii di Antonino e il solo autore, che ne fa menzione, è Tolomeo (in, 3, § 2), il quale io colloca erroneamente sulla costa occidentale dell'isola; ma le rovine esistenti tuttora in un col nome del villaggio non lasciano alcun dubbio sulla vera sit uazione dell'antica Usellus. La quale è detta colonia da Tolomeo e ciò è confermato da un'iscrizione, che porta il titolo di Colonia Julia Augusta Usellis, quantunque Plinio affermi distintamente, che Turris Libgssoni (Porlo Torres) era l'unica colonia romana esistente ai dì suoi in Sardegna.
   Le suddette rovine veggonsi ancora presso la succitata chiesa rurale di Santa Reparata, ed, oltre le medaglie romane, i contadini vi rinvennero, scavando, una grande quantità e varietà di oggett* in metallo, alcuni dei quali furono inviati al Museo, e fra essi la Tavola contenente un decreto di patronato e di clientela illustrata dall'abate Gazzera di Torino (Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino, voi. xxv, 1831). Con tale decreto Marco Aristio Albino Atmiano, cittadino romano, è accolto quale ospite della colonia, la quale inoltre lo elegge per patrono, con diritto di successione ai suoi figli e parenti, ed egli dichiara di accogliere quali clienti tutti gli abitanti della colonia, e loro tìgli e discendenti. La data di essa è del consolato di Sesto Sulpicio Tatuilo e Quinto Tencia Sacerdote, anno 158 dell'era volgare. Una moneta coloniale, rinvenuta colà, porta nel diritto una testa con spiga dietro il collo e tre sul capo con la scritta: Q. A. M. F. G. V. IlV e all'esergo ha l'aratro sardo con sopra: D. D.
   Mentre queste ultime lettere trovarono un'unica ed unanime spegazione in JJecim rionum Decreto, il che varrebbe a dimostrare, che i decurioni della colonia decretarono questa medaglia al personaggio, di cui vedesi la testa nell'altra faccia, le prime lettere ebbero dallo Spano, dal La Marmora e da altri eruditi archeologi diverse illustrazioni. La più accreditata però è quella del La Marmora, a cui poi s'inchinarono gli altri, e che è la seguente: (Juintus Antonius Marci Filius Coloniae Usellis Ducemvir e quindi il personaggio pare sia Quinto Antonio, che, nel 670 di Roma, fu pretore in Sardegna, ove fu ucciso dal legato di Siila L. Filippo, e che pare venisse onorato del titolo di duumviro di Usellus.
   Tutti i migliori oggetti rinvenuti nella necropoli furono inviati al Museo di Cagliari. Ma una grati parte fu involata dagli stranieri sotto il governo degli Aragonesi, e molte antichità per fermo si trarrebbero ancora dalle rovine se si facessero gli scavi occorrenti.
   Dopo aver fiorilo sotto i Romani, la colonia d'Usellus decadde, come le altre città principali della Sardegna, durante le invasioni dei Barbari ; e, se per la sua lontananza dal mare, ebbe meno a soffrire delle città marittime, fu però devastata sovente dai Barbareschi, come il Forum Trojani (Fordongianus, che troveremo più innanzi), a cui era congiunta dalla stessa strada, tinche giacque vittima della loro ferocia sul cadere del secolo XII.
   Narra la tradizione, che intorno al 1181, sotto il pontificato di Lucio III, mentre governava la diocesi d'Usellus il vescovo Mauro, ricordato in un diploma di Barisene, re dì Arborea, i Barbareschi, scesi in gran numero dalle montagne, sorpresero la città, la saccheggiarono e menarono strage degli abitanti. A sì grande sciagura si aggiunse un terremoto ed una terribile grandinata, che distrusse case e piantagioni, si che le famiglie superstiti ripararono ili altri paesi e vi si stabilirono ; altre, non volendo perdere ì loro poderi, vi fecero ritorno, ma fabbricarono il villaggio, tuttora esistente d'Uselius, sotto la città antica.
   Probabilmente dopo l'invasione barbaresca, il suddetto vescovo Mauro abbandono anch'egh la sua cattedrale profanata di San Pietro in Usellus (di cui indicasi