Stai consultando: 'La Patria. Geografia dell'Italia Sardegna. Corsica - Malta - I mari d'Italia', Gustavo Strafforello

   

Pagina (219/471)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (219/471)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




La Patria. Geografia dell'Italia
Sardegna. Corsica - Malta - I mari d'Italia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1895, pagine 463

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   Oristano
   c215
   Nel 1830 il canonico e dotto archeologo Giovanni Spano fece fare degli scavi 111 sua presenza, ed ebbe la sorte di intoppar nelle tombe puniche ed egiziane, che trovansi nel gres quaternario della parte orientale del promontorio di San Marco. Queste tombe, che traforano in tutti i sensi il promontorio, sono di forma paralle-lepipeda o cubica, hanno da metri 1.50 a 2.00 di lunghezza e di altezza; vi si entra da un andito a cielo aperto, scavato nella roccia; l'entrata, di quasi mezzo metro, è quadrata od oblunga; spesso chiusa da una pietra liscia, o incisa con figure a rilievo. In queste tombe i cadaveri non furono bruciati e sono disposti con la testa rivolta ad est, o alla porta, che s'apre da quel lato. In molte tombe havvi un solo cadavere, in altre tre e perfino quattro.
   Le ricerche dello Spano furono fortunate, poiché, oltre ai cadaveri, si ritrovarono vasi, anfore, piatti egiziani, vasi vinari, scarabei in diaspro, in smalto ed in pasta, rappresentanti oggetti di culto egiziano e geroglìfici, amuleti, conchiglie, scodelle, lacrimatoi. In un sol giorno si estrassero 90 pezzi di terraglia, senza tener conto dei molti vasi rotti o fessi
   La più importante tomba scoperta fu quella di una donna, che doveva certamente appartenere a ricca famiglia. Oltre ad una quantità di vasi di svariate forme, vi si rinvenne una collana di globuli di smalto, da cui pendeva uno scarabeo montato in oro; un altro scarabeo in diaspro rappresentante un toro; due magnifici braccialetti in oro; due anelli per le gambe, a guisa di serpenti attortigliati e che finivano con una testa d'uccello. Questi ultimi erano di bronzo, elastici per poterne abbracciare le gambe, aprendosi e richiudendosi, ed erano ricoperti da una sottile lamina d'oro, della esecuzione la più precisa ed elegante.
   Altri molti fecero degli scavi per proprio conto, ma fra tutti merita ricordo Lord Vernon, amante di antichità, che, nel 1851, scoprì quattordici ipogei, specie di colombari romani, nei quali raccolse gran quantità di scarabei egiziani, di gioielli in oro ed in argento, oggetti di bronzo, vasi d'ogni specie e armi in ferro ed in bronzo. Tale scoperta mise tutto il paese in orgasmo e la febbre della ricerca passò ili tutti. Intiere compagnie e società ili persone, attratte dalla bramosia di grossi guadagni, si diedero a scavare. Cinquecento individui, mi mese dopo partito il Vernon, divisi per squadre e per tre intiere settimane, rivoltarono tutto il terreno, senza nessun piano stabilito. Lo Spano dice che essi violarono più di 100 sepolture, dividendosi gli oggetti ivi ritrovati, che poscia vendettero ai signori di Oristano e di altri vicini paesi. Parte fu portata a Cagliari e venduta al Museo e allo stesso Spano Ogni casa rurale di quei dintorni si era trasformata in museo e gran copia di oggetti punici e romani pendevano dalle umili pareti, frammisti ai più comuni e malconci arnesi del contadino (1).
   Proseguirono ancora gli scavi per conto dei privaii, benché con minore ardore, per parecchi anni, durante i quali si estrassero oltre 20(10 scarabei e moltissime collane, orecchini, e altri gioielli d'un valore approssimativo di 30,000 lire. Il Cara, figlio al prof. Gaetano, distinto naturalista e archeologo, vi rinvenne un finissimo vaso etrusco, che donò al Museo di Cagliari, il quale rappresenta Teseo lottando con Minotauro. Le figure sono nere su fondo rossiccio, disegnate assai bene e di una tal fieschezza, che paiono uscite appena dalle mani dell'artista. E uno dei pili begli ornamenti del Museo cagliaritano.
   La maggior parte degli oggetti scoperti in Tharros, eccezione fatta di quelli ritrovati da Lord Vernon e degli altri, che furono inviati a Torino, trovansi in Sardegna, parte in mano di ricchi signori di Oristano e di Cagliari e parte nel Museo d'antichità di quest'ultima città, come già dicemmo allorché ci occupammo di esso.
   (1) La Marmora, Itinerario dell'Isola di Sardegna, voi. i, cap. V.