ì!1()
l'arie Quinta — Italia Insulare
in muratura ordinaria e scavali nella roccia, destinati forse per il varo o raddobbo delle navi. Il Pais però non ammise la possibilità di un porto in quel sito.
Nella porta attuale detta del Leone, fu, per alcun tempo, visto un massiccio leone in marmo od in pietra, che le sabbie hanno poscia ricoperto.
Delle antiche costruzioni riinane in piedi la sola cattedrale, che fu, sino a poco tempo fa, la chiesa rurale di San Giovanni di Sinis. Sembra opera degli antichi cristiani; alenili la credono costruita nel secolo Vili. Essa è pesante nell'archi!? t-tura, a tre navate, con tre archi impostati su grossi pilastri, che sostengono uria cupola rotonda posta nel mezzo come il Pantheon di fioina e il tempio di Venere di Pozzuoli. Molti massi sono traforati, senza che però questi lavori abbiano nessuna attinenza col rimanente della costruzione e perciò credesi che possano provenire da altri edilizi. Le pareti e le vòlte sono costruite con grossi massi cubici, ciò che spiega la lunga durata della costruzione. Internamente misura rii. 18 di lunghezza per 12 di larghezza.
Il Para segna presso questa chiesa una sorgente d'acqua potabile, che lo Spano ed il La Marniera hanno visitato. Quest'ultimo poi rimase sorpreso come da un deserto sabbioso possa scaturire una sorgente d'acqua potabile, dolce e limpida. Per esperimenti ivi fatti dallo Spano è accertato, che quella polla trae l'acqua dal territorio di Sinis o dalle montagne di Seneghe, e la scoperta di un mascherone ili marmo, rappresentante Fauno, con in bocca un tubo di piombo per versare l'acqua in un bacino, forse per uso pubblico, lo persuade a ritenerlo un canale od acquedotto. Anche il La 'Mannora è di tale avviso, ritenendo però che tutte le acque piovane del Sinis raccolte venissero condotte nella città per mezzo di tubi di rame o di piombo. E certo però che i pozzi sono di data assai antica.
L'importanza ed estensione della citta di Tharros si desume dalla ricca e grande necropoli, cominciata ad esplorare dal tempo dei Giudici e poscia sotto la dominazione spaglinola. Esiste infatti nell'archivio di Cagliari la ricevuta di un pubblico banditore, che, d'ordine del viceré, promulgò la proibizione di cercare tesori e fare scavi nel distretto dell'antica città di Thut ros, allo scopo di estrarre monete d'oro, d'argento e di bronzo e di cercarvi joealia (gioielli e forse giocattoli, come amuleti, vetri, urne, ecc.) (1). Tale proibizione fu specialmente rivolta alla popolazione di Noracis (Norachi), che pretendeva avere il privilegio della escavazione, nella loro qualità di coloni provenienti dalla distrutta città, privilegio già loro accordato dai Giudici d'Arborea assieme agli abitanti di Cahras.
Negli anni 1835 e 1836 il La Marniera si recava alla torre di San Giovanni di Sinis, per le operazioni trigonometriche per la sua carta della Sardegna. Ebbe egli allora campo di assistere agli scavi fatti dai pastori e dai carnpagnuoli, che frequentavano quei paraggi, e dai quali acquistò varìi oggetti, massime vetri pregevoli, di cui fece dono al Museo di Cagliari.
Solo nel 1838 incominciarono gli scavi regolari, praticati da un aiutante di campo del viceré, assistito da un gesuita; nel 1842 poi furono ripigliati per impulso di Carlo Alberto. Ma tali scavi riguardarono solo le tombe romane, da cui si estrassero gran copia di urne in vetio ed in terracotta, contenenti ossa umane calcinate e la solita moneta che si usava porre nei denti al cadavere, per pagare il passo dello Stige sulla barca di Caronte; qualche scarabeo inciso, collane, armi in bronzo ed in ferro. I)oe paia di orecchini d'oro in forma di ghiande e una moneta punica furono ritrovati nel 1842 in una tomba cartaginese. Tutti questi oggetti furono inviati a Torino, ove attualmente si conservano nel Gabinetto di antichità annesso alla regia Galleria delle Armi.
(1 ) Spano, Bollettino Archeoloyico Sardo, anno li, giugno 1850.