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La Patria. Geografia dell'Italia
Sardegna. Corsica - Malta - I mari d'Italia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1895, pagine 463

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   ì!1() l'arie Quinta — Italia Insulare
   Leonardo Gubello e i marchesi d'Oristano Anlomo e Salvatore Cuhello e Leonardo Alagon, Oristano vanta molti illustri figli, clic nelle scienze, nelle arti, massime in quella militare e nel sacerdozio, si resero rinomati. I ra essi Giovanni d'Arborea, fratello a Mariano IV, valente guerriero, che da questo fu messo iri carcere, ove mori; Partala Salvatore, prode militare; Sisteine-> de Oblites Pietro, arcivescovo; Orrù Agostino Angelo, frate e oratore sacro assai valente, nonché scrittore; ed altri molti.
   Tra i contemporanei è da ricordare il canonico cav. Ite Castro Salvator Angelo, illustre professore di teologia, chi propugnò in parlamento le idee liberali, e autore di lavori letterari, fra cui I Illustrazione delle carte ti'Arborea. A lui deve la Sardegna l'erezione di molte scuole comunali in tutti i villaggi dell'isola, allorché fu, dal Governo, incaricalo dell'ispettoialo scolastico. Mori nel 1800.
   Colli elett. Oristano — fJioc. Oristano — F* T. Str. ferr. e Scalo maritimi®.
   L'amica Tharros.
   La sua origine ò antichissima. Posta a cavallo dei due mari, il sardo ali ovest ed il golfo d'Oristano a sinistra, sorgendo essa nell'istmo d, San Marco, può essere paragonata a Corinto. Fino ai tempi recenti non era conosciuta che per la indicazione, che ne dava Tolomeo. L'Itinerario di Antonino la dimenticava assieme a Camus, forse perché entrambe collocate lungo la costa occidentale dell'isola e perciò lontane dalla principale strada romana. Le pergamene d'Arborea ne chiarirono la storia.
   Un egregio scrittore ti) ne precisa la sua ubicazione colle seguenti parole: Tarma, seu 'Parrò Civites non in Narra, ut ine auctor asseverai, ned propre Art stane um portimi, vulgo bantu Marcii sita fuit. Extant ad line ruinae, traditio viget gtneralis, quod ex reliquiiS 'Parvi constructa est Aristaneum (2).
   Tharros avea altre quattro citta sue dipendenti e 10 villaggi nel circuito di Sinis, detti S'altos del Mayordomo, nel registro del Kegio Patrimonio. La città prima citata è Headen, ora ricoperta dalle acque dello stagno di Santa Giusta, di cui si osservano ancora le rovine quasi a fior d'acqua, e la necropoli testé scoperta, che rrva-leggia con quella della stessa Tharros. Si dice ch'essa fosse subissata vivendo ancora la cittadina, poi santificata dal martirio, Giusta, che dette il nome al borgo attuale presso Oristano, in cui si ricoverarono i cittadini di Ha eden, allorché questa si sommerse, verso il secolo IL Le altre città sono: San Marco, assai piccola, sita nel capo dello stesso nome, vicino a Tharros; Sant'Agostino, di cui esisteva ancora la cattedrale al tempo del Vidali, dedicata a quel dottore della chiesa; San Salvatore, già cinta di mura, con santuario o catacomba e ruderi d'un vecchio monastero e acquedotto, scoperto nel 1870, che v'immetteva l'acqua dal nord.
   I villaggi erano: Doma de Cubas, il cui nome è rimasto ad una regione; San Giorgio, San Saturnino, di cui esistevano le chiese; Figu Gara, Matta de Monti, Corrigas, Pantana Meiga, Matta tremazzu, Mattacanna, Mari mistras, Nurachi barrili8, Silanumannu, Silaneddu, Serra Cresia, Giuanni Nieddu, Battigia Corrùda, Figu cara manna, Figu cura pitia, S'Arguedda, S'Arga manna, S'arena rubia, Margini russu, Sa Cannìcci. Su Lurdagu de su morii, Leporada, S'Arruda, Palla de rizzonis, Cherchidori, Guaderò, Montigli palma, Grisauti, I.radi minori, Benas Salsas, Ma imam, Sa Luedda, S'Archittu, nomi ora ancora esistenti nei territori già occupati da essi.
   Antonio, cittadino di Tharros. scrive che i Vandali la danneggiarono molte volte, che deve il nome a Tharra, sua fondatrice, moglie di I rio va, re dei popoli fenici ed
   (1) P. Mattei, Sardinia sacra, pag. 235.
   (2) P. S. Vidalis, Clipeus aureus excellentiae Calaritanae, in confutazione degli errori del Vico nella sua Storia di Sardegna, cap. Viri, pag. 70.