Oristano
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Nel 13.68Ì1 conte Luna, governatore generale degli Aragonesi, stabiliti in Sardegna, investi Oristano, ma l'abilità del Mariano ed il coraggio spiegato dai suoi soldati riusci a salvare il suo regno. I nemici furono dispersi e tra i moltissimi morti si contarono lo stesso Luna ed il di lui tìglio Filippo.
Mariano IV fu principe saggio e valoroso. Egli riceveva alla sua corte i migliori ingegni dell'isola, procurando coltivare la nascente lingua italiana, cb'egti prese a proteggere, salvandola dall'ira aragonese, che intendeva distruggere ogni vestigio della dominazione pisana. Raccolse i documenti storici riguardanti l'isola, e compilò un codice di leggi, che però non potò ultimare, lasciando perciò il vanto e l'onore alla sua figlia Eleonora di pubblicarlo, perfezionandolo e completandolo.
Nel 1370 morì Mariano IV e gli successe il figlio IJgone V, detto però comunemente Ugone IV, il quale respinse la seconda proposta di alleanza, fattagli dal duca d'Angiò per andar contro agli Aragonesi, avendo costui mancato agli obblighi stabiliti nella prima. In tale occasione egli trasmetteva agli ambasciatori questa lettera diretta al duca, degna di essere ricordata per il suo laconismo altiero e dignitoso: Ilo veduto i tuoi ambasciatori; mi fecero eglino parte delle tue deboli scuse: ho fatto a loro trasmettere le mie risposte ; e presi la precauzione di far registrare, tutte le scritture nella mia cancelleria.
La relazione di questa ambasciata scritta in latino fu riportata dal Cossu (1), dal Manno (2), dal Martini (3) e dal La Marmora, nel voi. r del suo Itinerario, che riproduce la versione francese datane dal Mimaul (4).
Gli Aragonesi ordinarono una congiura contro tigone, che, nel 1383, fu ucciso assieme alla figlia Benedetta, da certo Fui iato, il quale morì per mano dello stesso Ugone nel difendersi, mentre questi veniva finito dagli altri congiurati. In onore d'Ugone IV fu scritto un poema sardo, di cui è tuttora ignoto l'autore, benché da molti sia attribuito al Falliti.
A Ugone successe Eleonora, di lui sorella, donna di gran mente e di gran coraggio, che s'immortalò per il suo valore e per il codice delle leggi sarde, scritto in 52 codici cartacei, che attualmente si conservano nel Museo di Cagliari. Questo codice fu detto Carta de logu, perchè scritto e promulgato per il solo luogo di Arborea e poscia adottato in tutta l'isola dagli stessi re d'Aragona, che ne apprezzarono la saviezza. Esso suscitò molte discussioni fra i dotti e gli archeologi italiani e stranieri, alcuni dei quali ne negarono l'autenticità. Il Martini lo illustrò e il La Mar-mora , il Manno ed altri scrittori di cose sarde, assai ne scrissero in proposito. Questo codice, cominciato da Mariano IV, fu ampliato e corretto da Eleonora, che lo pubblicò nella Pasqua del 1395 (11 aprile), ed è un monumento della grande intelligenza di questa giudicessa sarda, la quale, oltre a mostrarsi intrepida e sagace guerriera, fu pure saggia legislatrice sul trono (5). Il Tola tiene che tanto Mariano, quanto Eleonora, abbiano attìnto dagli antichi statuti della città di Sassari, allorché essa si reggeva a Comune, molte di queste leggi. Sia pure vera tale asserzione, ciò non attenua punto il merito d'Eleonora, nel dare ai proprii Stati delle leggi, giudicate dai giureconsulti d'ogni epoca saggissime e tali che meritano il plauso dei popoli più civili.
Questo codice è diviso in 192 capitoli, e contiene leggi penali, civili e rurali. Vi si ammira una mitezza nelle pene, che, per i tempi in cui esse venivano applicate, è
(1) Descrizioni' geografica della Sardegna. Genova 1799.
(2) Storia di Sardegna, toni, il, cap. ix, pag. 57.
(3) Biografia sarda, alla voce Uqone.
(4) Sardegna antica e moderna, voi. II.
(5) F, Corona, Guida di Cagliari, 1894.
112 — I.» Patria, voi. V,