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La Patria. Geografia dell'Italia
Sardegna. Corsica - Malta - I mari d'Italia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1895, pagine 463

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   l'arte Quinta — Italia In«ulare
   c salubre, la quale ha rialzato il fisico degli abilariti, che prima facevano uro di cisterne riempite, nei mesi di marzo ed aprile, dalle acque del fiume Timo, credute in quella stagione più buone.
   L'industria v'è poco florida. La maggior parte della popolazione attende ai lavori dei campi, per cui Oristano è una citta agricola Tuttavia vi è un molino a vapore, alcune fabbriche di stoviglie, che disseminano i proprii prodott per tutti i villaggi dell'isola. V'è pure una tipografia detta Arboreme. Godono meritata faina presso i buongustai gli amaretti, vera specialità paesana, superiori a tutti i dolciumi consimili, i quali, assieme alla squisita vernaccia, pregiata per tutta l'isola e nel continente, costituiscono quanto di più appetitoso può offrire la città al forestiero in fatto di gliiottornie. Sono pregiatissime inoltre le sue ortaglie, d'un gusto eccellente e di una grossezza enorme. 1 cavoli, le rape, le zucche, i poponi, le angurie, le lattughe d'Oristano ricordano la terra promessa. Nelle sue acque si pescano squisiti pesci fini fra lutti vanno ricordati i muggini, degni di stare a fianco agli erbaggi in una tavola da giganti.
   1 dintorni sono popolati di magnifiche ville. Una, sopra tutte, merita ricordo, quella detta d'Eleonora d'Arborea, proprietà del cav. Casu Vandalino, in cui trovasi un elee centenario. Questa villa grandissima contiene oliveto, agrumeto, vigna, giardini, frutteto, e aratori per una estensione di molti ettari. Essa ebbe il premio all'esposizione dei poderi modelli verso il 187G (1). Nel 18G4 fu tentata, da alcuni ricchi proprietari, la coltivazione del cotone, che prosperò benissimo, fino a che le cavallette non devastarono il raccolto.
   Un viale di grossi pioppi, lungo oltre un chilometro, conduce al Tirso, sul quale è gettato un ponte di 100 metri a cinque arcate, eretto nel 1870 con progetto del Genio civile di Cagliari. È detto Ponti Mannu, dal nome del suo antecessore, ch'era creduto opera del diavolo, lavoro assai solido, ma troppo arcuato e quindi non atto al transito dei veicoli. Esso certo era stato costruito dai Romani, e congiurigeva le strade, che mettevano in comunicazione la città d'Othoca con le altre di Tharros e di Camus, che si trovavano all'altra sponda del fiume. I Giudici del medioevo lo restaurarono; anche gli SpagnUoli lo riattarono e, sotto Vittorio Amedeo III, l'ingegnere piemontese Moja v'aveva aggiunto un arco.
   Oltrepassato il Ponti Mannu, trovasi, a sinistra della strada nazionale, un'antica chiesa di campagna dedicata alla Madonna del Rimedio, assai venerata costi e in cui nel settembre si celebra una festa, con fiera, assai frequentata.
   Attorno alla chiesa v'è una piazza chiusa da caseggiati con colonnati, i quali si affittano ai mereiai ed alle famiglie, che colà si recano in pellegrinaggio per sciogliere qualche voto, portando seco il prete e celebrandovi messe e funzioni diverse per settimane intere. Una via comunale da questo punto conduce alla Tarn manna (Torre grande), sita a 2 chilometri dalla foce del Tirso e sulla riva del mare, in cui d'ordinario approdano i bastimenti. Questa torre, la cui grandezza non è tale da giustificare il suo nome, fu già armata, ed ebbe a sostenere assedii e cadere più volte in mani nemiche, al tempo delle fortunose guerre spagnuole ed arborensi. Dal 1851 essa venne disarmata, essendosi abolita la sorveglianza delle spiaggie e la custodia delle torri, che, sparse lungo il litorale di tutta l'isola, n'erano le sentinelle. Altual-mente essa è occupata dalle guardie di finanza. D'intorno vi sono parecchie case, che fanno di quel luogo una piccola borgata. D'estate vi è uria stazione balneare frequentata dagli Oristanesi.
   (1) Con generosità senza pari il QflsU ha legato questa villa al Municipio per istituirvi, alla sua morte, un liieovero di mendicità.