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La Patria. Geografia dell'Italia
Sardegna. Corsica - Malta - I mari d'Italia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1895, pagine 463

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Mandamenti e Comuni del Circondario di Iglesias
   lì!»
   le altre sei cappelle e il pavimento sono in marmo. Il campanile quadralo è stupendo per altezza ed architettura e fu ultimato nel 1802 dall'architetto Antonio Melis, il quale costruì anche l'oratorio a destra della parrocchia. Bello, ampio ed ombrato da viali il piazzale.
   Grano, granone, legumi, fave, orzo, ortaglie, alberi da frutta, ma sopratulto vino bianco e nero molto stimati, segnatamente il moscatello, la vernaccia e il girò. Vini bianchi delicatissimi; 1 Liguri ne fanno incetta per trasportarli in varii porti. Agrumi, uva passa e fichi secchi.
   A sud, non lungi dal paese, fonte perenne di Terias o Teria, che forma, con le acque sovrabbondanti, un ruscello. Il litorale è bagnato a est dal Tirreno, in cui si getta un fiumicello. Girata la Punta-Negra alquanto elevata, si percorre la spiaggia di Cortiacas, al termine della quale è un piccolo scalo detto la Cala di Bari, con spiaggia arenosa, capace di piccoli bastimenti, che vi possono rimanere al sicuro co' venti di terra. Qui protendesi in mare la Punta di Bari, che è l'antico Promontorium nigrum sabillonis del Fara, con piccola scogliera in testa e torre omonima sulla vetta, la quale corrisponde con segnali con la torre di Bellavista.
   Il monte di Bari è formato di roccia basaltica, con divisione prismatica e, secondo il La Marni ora, presenta sette strati abbastanza regolari. Tale divisione egli l'attribuisce al raffreddamento subito dalla lava incandescente nell'entrare nel vicino mare. Vi si trova pure basalto poroso, che viene lavorato per le macine impiegate nell'isola e che lo stesso La Marmora proponeva anche per il continente, assicurando essere di qualità uguale a quello che ritrovasi nelle montagne vulcaniche del Reno, da cui si estraggono i blocchi, coi quali si costruiscono le macine da grano in uso nella Germania. Contiene pure granito, attraversato da spessi filoni di porfido rosso quarzifero, che soventi emergono in forma di dighe e si prolungano assai lontano.
   Tra il paese ed il mare si eleva un monti,cello vulcanico dalla forma singolare, detto Tecu o Ibba manna, e dal cui centro si prigionò una grande eruzione di lava basaltica, che formò un altipiano inclinato, già contiguo, ora però fratturato.
   Nel territorio di Bari Sardo scorgonsi sei Nuraghi distrutti, e, in una delle colline presso il paese, stanze sepolcrali scavate nel vivo sasso.
   Coli, elett. Lanusei — Dioc. Tortoli (Ogliastrn) — Scalo marittimo,
   Baonei (2445 ab.). — Sorge a 500 metri di altezza, sulla costa meridionale del Monte Santo (812 in.), massa imponente e selvosa, formata per intiero di roccie calcaree secondarie. Case ineschine in isolati, lunghe vie tortuose, irregolari e scoscese. Parrocchiale di San Pietro e quattro chiese campestri. Nel territorio vi sono selve foltissime ed estese in modo straordinario sì che, al dir del Casalis, non si potrebbero annoverare meno di 25 milioni di alberi in pieno sviluppo, che potrebbero patire un taglio per materiali da grandi costruzioni „. Se ne tagliano pali e si preparano travi e travicelli, che sì vendono in Tortoli, donde -passano poi nel commercio estero e a Cagliari. Grano, fave, cicerchie, lino, vini, clic non temono il paragone con gli altri del circondario, che ha il vanto di vinifero. Il cannonào è assai soave e molto pregiato. Alberi da frutta, pascoli, bestiame, minerale di rame.
   A nord e poco lungi dal promontorio di Santa Maria Navarresa ergesi, staccata al tutto dalla costa, una rupe in forma di piramide. E nota sotto il nome, che ben le si avviene, di AgugMa o Agugliastra, donde il vero nome della provincia, che primitivamente, non Ogliastra, ma chiamavasi Aguglia o Agugliastra, come leggesi nel Fara e in altri antichi scrittori.
   Quivi sì incominciarono a ritrovare idoletti e bronzi antichi. Il teologo Marcello ne fece collezione, che regalò al duca del Genevese e che, ereditata da Carlo Felice, terminò nel Museo di Cagliari, al quale fu da questi donata.