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La Patria. Geografia dell'Italia
Sardegna. Corsica - Malta - I mari d'Italia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1895, pagine 463

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   ì!1() l'arie Quinta — Italia Insulare
   piloncas. In campagna se ne servono di tondo, e non è raro ii caso, che dopo aver mangiato la pietanza si mangi pure il piatto.
   Alberi da frutta in numero grandissimo; pascoli ubertosissirni, nei quali si alleva gran copia di bestiame, ovino principalmente; selve estese con selvaggiurne di varie specie; ma il prodotto principale è il vino veramente superiore in bontà a quello, che si raccoglie in altri paesi di montagna. Le uve p,u comuni sono il cannonào e il moscatello. Siccome l'orzo frutta meglio del frumento, la quantità, che si semina di questo, è inferiore alla quantità del primo e gli abitanti di Sorgono affermano che il loro orzo è il migliore della Sardegna.
   I prodotti principali della pastorizia sono: il formaggio, che, per la borilà dei pascoli, è di ottima qualità e Vendesi in Oristano e nei villaggi del Campidano ; la lana, che smerciasi nei paesi circonvicini per tessere, e i montoni e gli agnelli, che vendonsi ai macelli di Oristano, come i majah ingrassati a Cagliari.
   Molti piceni Nuraghi nel territorio, ina 1 più distrutti in gran parte. A mezz'ora dal paese verso sud vestigia di un villaggio, che chiamavasi Spasuli, rimasto al tutto deserto nel 1710.
   Cenni storici. — Sorgono era capoluogo del distretto della Barbargia di Mandro-lisai, soggetto all'antico giudicato di Arborea. Al pari di cinque villaggi vicini, costituenti la contrada di Mandrolisai, ebbe sempre titolo di Comune reale e se venne infeudato a un barone, questi non v'ebbe però giurisdizione, ma semplice signoria utile. Questa contrada aveva ottenuto dai re d'Aragona e di Spagna il privilegio d'essere governata da un delegato nativo del luogo, che il re eleggeva sopra una terna presentata dai Comuni, che sborsavano all'uopo lire 2160. Siffatto privilegio fu confermato, nel 1740, da re Carlo Emanuele con diploma speciale, il quale si conserva in originale nei regi archivi di Cagliari. Sorgono fu capoluogo di provincia sino al 1812.
   Questa regione si mantenne lungamente nell'idolatria e l'epistolario di San Gregorio Magno, nelle sue lettere indirizzate ai duci Sperindeo ed Hospitone ed all'arcivescovo di Cagliari Gianuarro, è tutto diretto ad incitare costoro, a sradicare la falsa religione per impiantarvi la cattolica.
   Scrivendo di essa Dante fu poco pietoso e pochissimo veritiero, poiché insinuo, che le dorme della Barbargia fossero lascive. Nei seguenti versi (Pitrg., xxnr, 24) le toglie a confronto con le fiorentine, di cui voleva correggere i costumi poco corretti:
   Ghè la Barbargia di Sardinia assai Nelle femmine sue è più pudica Che la Barbargia dov'io la lasciai.
   In cui par che usi la parola Barbargia, quasi sinonimo di corruzione. Molti glossatori hanno commentato tale terzina in senso troppo sfavorevole per questa regione e hanno fatto dire al divino poeta, più di quello, ch'egli forse aveva in animo. Poiché è da supporre, con più criterio, che il poeta abbia citato la Barbargia, non come sentina di vizio o d'immoralità, ma come la parte meno civilizzata, essendo appunto ancora idolatra, della Sardegna, per far vieppiù risaltare l'impudicizia delle
   . . . sfacciate donne fiorentine
   che andavano
   . . mostrando collo poppe il petto.
   Per demolire queste supposizioni, basta dire che la Barbargia è la regione più fredda della Sardegna, che è pure quella la quale, a causa della mancanza di vie di comunicazione, conservò intatti i suoi costumi, che tuttodì mantiene e che questo costume, il quale per gli uomini fu ed è composto di abiti lanosi o di pelle, da cui derivò Sardi Peli iti, nelle donne è, fra tutti quelli dell'isola, il più severo e tale che