Mandamenti e Comuni del Circondario di Iglesias
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San Daniele. Antico palazzo Vescovile. Laconi è ritenuta a buon diritto la miglior villeggiatura dell'isola ed è, nella stagione estiva ed autunnale, frequentata da buon numero di famiglie, specie cagliaritane.
È degno di ricordo il palazzo bellissimo di proprietà dei marchesi di Laconi, la più antica famiglia gentilizia sarda, coll'annesso parco, ricco di piante d'ogni genere e tutto cinto da muro, aperto dall'ospitalità la più distinta al pubblico. Vi si trovano, dentro il parco, le rovine d'antico palazzo o castello, che risale a nove secoli circa e forse villeggiatura dei giudici d'Arborea. Ferdinando il Cattolico lo donò, assieme ad-altri feudi, al proprio zio Don Enrico, che lo vendette ai signori di Castelvi ed in seguito passò per eredità agli Aymerich, marchesi di Laconi. L'ultimo marchese defunto, grande di Spagna di 1* classe e senatore del regno fu Ignazio. Egli fu pure prima voce (presidente) dello stainento militare, carica che ereditò assieme al titolo ed alla proprietà, per appartenere alla prima famiglia nobile dell'isola. Come tale si presentò al re Carlo Alberto chiedente la piena fusione della Sardegna con le provincie continentali. Egli usava passare in questa amena villa parte dell'anno, attendendo alla vasta amministrazione dei suoi beni.
Laconi divide con Isili il territorio, detto Surcidano, di cui è poco nota l'etimologia. Quivi trovasi una foresta, già ricca di legname da costruzione ed ora spoglia dei suoi alberi centenari. In uno dei punti più elevati, a 468 metri sul livello del mare, vedonsi le rovini di un'antica chiesa dedicata a Santa Sofia, in questo punto si tentò stabilire una colonia, che non diede buon saggio. V'esistono alcune miniere d'ocra e giacimenti di caolino. Nella collina detta di San Luasurgiu si scoprirono, nel 1871, alcune tombe antiche.
11 territorio di Laconi produce grano, fave, fagiuolì molto stimati, ortaglie d'ogni genere; molti alberi da frutta fra cui meli e peschi d'ogni varietà. La vite prospera tiene e il vino riesce leggero anzichenò e da pasto; le uve conservatisi sino a giugno.
La regione più elevata abbonda di ottimi pascoli con numeroso bestiame bovino, ovino, cavallino e porcino; burro e formaggio caprino più stimato del pecorino. Il soverchio dei prodotti smerciasi n Cagliari. Selvaggiume e caccia nelle selve del monte Mutami e nel Surcidano. Parecchi Nuraghi e vestigia di antiche popolazioni.
Coli elett. Isili — Dioc. Oristano — P'* T. e Str. ferr.
Genoni (1169 ab.). — A 200 metri d'altezza e a 9 chilometri da Laconi, alle falde di un alto colle, che lo ripara dal maestrale e in vicinanza della Gran Giara, che lo mette al coperto dal libeccio. 11 territorio è bagnato dal Limhara, affluente del Tirso e dall'Arimni, che si versa nel Caralita. Rimarchevole una fontana pubblica di bizzarra architettura spagnuola, con iscrizione, la quale ricorda essere stata costruita da Francesco Giuseppe LampiS di Laconi, con disegno del proprio genitore e maestro Gio. Pietro. Parrocchiale della Madonna delle Grazie e quattro chiese minori. Grano, orzo, fave, ceci, vini buoni di varie qualità ed alberi da frutta; bestiame e formaggi di qualità mediocre; molta cacciagione.
Presso Cenoni vi ha un banco di roccia di color verde, pieno di conchiglie, specialmente di torritelle. Molti Nuraghi con opere esterne, ma demoliti dai pastori, e vestigia di antiche abitazioni in varii luoghi.
Coli, elett. Isili — Dioc. Oristano.
Nuragus (1188 ab.). — A 100 metri di altezza, sulla valle fra la Giara di Gesturi e il Surcidano, più prossimo però alla prima e protetto da essa dal libeccio e da altri venti collaterali. Scorrono nel territorio alcuni rivi, quello della Giara e quello che ha le fonti nel Sarcidano ed è il principio del Caralita. Parrocchiale di Santa Maria Maddalena con reliquie, che credonsi dei martiri Lucio e Amato; altre due cinese campestri. Grano, orzo, fave, ceci, alberi da frutta, vino nero assai buono, di cui il