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La Patria. Geografia dell'Italia
Sardegna. Corsica - Malta - I mari d'Italia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1895, pagine 463

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   2,'180
   Parte Quinta Italia Insulare
   Tertenia (144(5 ni).). — Giace a 200 metri di altezza, sulla destra del Sihirio, o rio Siiti, detto anche fiume di durra, che, dopo bagnata la vallata detta di Terten'ia, fiancheggiata a sinistra dalla lunga montagna di Serramari, scaricasi, ingrossato da altre acque, nel Tirreno, Parrocchiale dell'Assunta e quattro altre chiese minori. Arboricoltura molto estesa e di varie specie, cereali lino, fave, fagiuoli e altri legumi; vigneti, pascoli nel territorio vastissimo, bestiame, formaggi, che vendonsi ai Napoletani, apicoltura. Questi ed altri prodotti portansi in vendita a Bari Sardo ed a Torloli. Sparsi pél territorio contansi non meno di sedici Nuraghi quasi lutti distrutti.
   A cavaliere della vallata di Tortomi vi sono i due altipiani dolomitici, denominati Tu cu mannii ('Paco grande) e 7 'acclnxeddu (il minore), ultimi della lunga serie in gran parte descritti.
   Colt, elett, Lauusei — Dioc. Tortoli (figliastra).
   Ulassai (1610 ab.). — Sorge a 750 metri di altezza, alla falda orientale della lunga catena del Tisi!lo, iri un piano inclinato verso est e dall'altezza, ove trovasi, gode di ima bellissima prospettiva sul Tirreno. Un terzo del territorio è montagnoso, atto al pascolo delle capre e delle vacche e in alcune parti anche alla vile e all'ulivo. Notevole la spelonca naturale delta Sa gratta de su murmuri, con stalattiti e stalagmiti, profonda 210 metri con varii laghetti, ma poco visitala perchè pericolosa.
   Parrocchiale di Sant'Antioco martire a tre navate e chiesa minore di San Sebastiano. Nella campagna due altre chiese, una delle quali sacra a Santa Barbara con loggiato per una fiera, che vi si suol fare. Uno dei colli della suddetta catena delTisillo (Tìsìddu) è detto dagli abitanti Custeddu o castello, e vi si voile una grande quantità di pietrame, ma senza alcuna tradizione particolare.
   Cereali, orzo, fave, lino; le uve prosperano e fruttificano copiosamente; il vino, che sopravvanza al consumo, si trasporta a Tortoli per venderlo ai Liguri e ad altri naviganti, che frequentano quel porto, ma se rie smercia altresì nella Barbargia. E un vino pregiato per la sua bontà come quello di Jerzu e di altri paesi del-rOgliastra. Assai estesa l'arboricoltura in numero di oltre 15,OOU ceppi delle varie specie coltivate in Sardegna. Le più comuni sono ciliegi, peri, noci, castagni, mandorli, ulivi. Bestiame, buoni formaggi in quantità, chesoglionsi vendere ai Napoletani. Sette Nuraghi, uno dei quali quasi intiero.
   Coli, elett. Lanusei Dioc. Tortoli (figliastra) — I'- T. e .Str. ferr.
   Mandamento dì LAGONI (comprende 4 Comuni, popol, 5362 ab.). — Territorio montagnoso in gran parte e assai vasto, col monte Estunu, che ergesi selvoso a maestro. Numerose fonti, che si fanno ascendere a non meno di 300, ma alcune si essiccano noi calori estivi. Diverse grandi spelonche, selve gliiandifere. Frumento e vino assai stimati; molli alberi da frutta e gelsi, ottimi ed abbondantissimi pascoli.
   Laconi (1972 ab.). — Siede a 534 metri di altezza, sotto il fianco poco men che verticale del Sarcidavo, schierato in lungo e disposto in varii gradi con poca larghezza, fuorché nella parte, ove son più numerosi gli orticelli e presentasi m una bella scena co'suoi edifizi principali, la chiesa, la casa baronale ed il palazzo Comunale costruito nel 1883, alcune altre meno superbe abitazioni e i residui dell'antico castello feudale. Verdeggiano al basso i giardini, ergonsi al sommo le piante silvestri e le mura diroccate del palazzo Malingri, mai compiuto. Amenissimi e pittoreschi i luoghi e ben a ragione vantasi il panorama come uno dei più deliziosi. Non chiodasi però nè regolarità, ne comodità nelle strade; l'arte non secondò la natura.
   La chiesa principale, situata nel punto più eminente del paese e sacra a Sant'Ambrogio, fu restaurata nel 1824, su disegno del regio architetto Domenico Franco; presso l'aitar maggiore in Corna evangelii sta la statua colossale di Sant'Antonio, che incute paura. Tre son le chiese, e nella campagna è una cappella campestre di