2,'180 Parte Quinta Italia Insulare
nella montagna, quali in viaggi <• quali con la sega o con l'ascia; le donne, assai belle e solerti, attendono ai lavori villerecci ed a raccogliere i frutti del terreno feracissimo. Selvaggiume abbondante e gran numero di pastori, di pecore e vacche principalmente. l'Issi ritraggono non picciol guadagno dai montoni e dalle vacche, che vendono al macello, dai bovi domi all'aratro e dal formaggio eccellente.
Nell'aprile 188'J, nella regione Gedilhiu, di proprietà del eav. Ararigino, si rinvenne una tomba con le ossa d'un fanciullo e molti oggetti in ferro e in bronzo, che questi donava generosamente al Museo di Cagliari, e nel 1858 s'era ritrovato nella stessa località uri deposito di monete puniche ed un pugnale.
Nelle predette montagne di Funtanu Cungiada e di Gennargentu si suol fare annualmente incetta di neve per Cagliari e altri luoghi sotto la direzione di appaltatori. Quei d'Aritzo ne caricano i cavalli, che conducono a tutte le feste principali dell'isola e nelle quali essi fabbricano e vendono certi gelati ordinari, chiamali carapigna.
Coli, elett. Isili Dioc. Oristano I'2 e Str. ferr.
Beivi (720 ah.). - Sorge a 584 metri sulla costa del predetto monte Genna-de-Crobu a ovest e a due chilometri da Aritzo, a cui si va per una strada ombreggiata da noci e castagni, in modo che nell'estate il sole non può penetrarvi. Parrocchiale di Sant'Agostino e chiesuola di San Sebastiano nella campagna, la quale si può qualificare uno dei giardini più ameni e deliziosi della Sardegna, per essere la metà del territorio occupata da folti boschi di ciliegi, noci, nocciuoli, castagni, peri, pomi, ecc. Fra le molte amenissime vallate merita particolar menzione quella delta fsca-dc-Beivi, la quale, per la varietà dei fruttiferi, per le specie innumerevoli di fruticci e d'erbe, che vestono le pendici ed il fondo, e pel rigoglio meraviglioso della vegetazione, polrebbesi chiamare una seconda valle di Tempe.
Nelle vicinanze di Beivi si è ritrovalo, alcuni anni sono, una fonderia o deposito di bronzo antichissima, con un conio in pietra per la fusione delle armi.
Coli, elett. Isili — Dior. Oristano — Str. ferr.
Gadoni (733 ab.). A m. 611 sul livello del mare, alle falde di una montagna verso mezzogiorno e circondato da eminenze, che ne rendono assai ristretto e poco variato l'orizzonte. Strade irregolari, anguste e malagevoli come porta la pendenza e l'asprezza del luogo, tutto montuoso, per esser compreso nella massa dei monti più ahi dell'isola. Notabile una rupe enorme, detta il sasso Larentulu, che sorge a guisa di una torre all'altezza di 35 metri e ai cui piedi è scavata una grotta dello stesso nome. Oltre la chiesa maggiore dell'Assunta, se ne contano tre minori e due campestri. Alberi da frutta, lino, canapa, ortaglie, ghiande, bestiame, selvaggiume, formaggi squisiti e pesci dei fiumi Flumendosa, Baurisia e Baidadei. V'esistono miniere di rame, fra cui una attivata in tempi remoti e della quale si vedono ancora i pozzi. Il compianto ingegnere Gouin vi ritrovò un piccolo mortaio di porfido.
Cenni storici. — Non si conosce alcun Nurago nei territorio. La tradizione ricorda due paesi dispersi, uno detto Bidda-Scana a un quarto d'ora dal paese, l'altro Bidoni a distanza doppia.
Coli, elett. Isili — Dioc. Oristano — P2 ad Aritzo.
Meana Sardo (1807 ab.). — Siede a 520 metri d'altezza, sulla pendice del monte Sant'Elia, dalla cui vetta si gode di un orizzonte estesissimo. Due strade principali carreggiabili in un con le altre tutte e un rione bellissimo chiamato, per antonomasia, il Piccolo Stampaee. Parrocchiale di San Bartolomeo, che reputasi la più bella di quelle montagne, a tre navate, con cappella maggiore in marmo, di bella architettura, ornata della statua del santo titolare e di quelle dei due apostoli Pietro e Paolo. Quattro altre chiese minori e tre diroccate fuori paese.