Mandamenti e Comuni del Circondario di Iglesias
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coltivalo. Ampie selve e selvaggiurne abbondante. Gli scarsi prodotti territoriali consistono in grano, orzo, legumi, lino, uve ed ortaglie.
Miniera d'argento di Correboi. L'estrazione del minerale si fa per gallerie con vagoni e con carriole. L'eduzione delle acque per gallerie di scolo. Vi ha una laveria composta di un cilindro acciaccatore, quattro crivelli sardi, crivelli modello primitivo Hartz e tre cassoni tedeschi, il tutto mosso da un cavallo. L'imbarco si fa a Tortoli.
Cenni storici. — Villagrande Strisaili, detta anche Est-risali, era compresa nel-l'incontrada e nel Giudicato d'Ogliastra e faceva parte della diocesi di Cagliari.
Coli, elett. Lanusei — Dioc. Tortoli (Ogliastra) — P2 T. e Str. ferr.
Mandamento di ARITZO (comprende 4 Comuni, popol. 5195 ab.). Ergonsi nel territorio non pochi monti dei più alti dell'isola, fra i quali il Euntana Cungiada (1507 m.), è, dopo il Gennargentu m.), il più eccelso della Sardegna e dalla sua vetta scorgesi il Tirreno a ciel sereno. Acque pure e salubri. Alberi da frutta, uve, pastorizia principalmente.
Questo mandamento fa parte della regione più boschiva della Sardegna, denominata Barbargia. L'origine di questa parola è da ricercarsi nella storia romana. Niuno ignora come i dominatori del mondo chiamassero Barbari tutti quei popoli, che essi, o non erano riusciti a soggiogare, o non lo avevano ancora tentato. Ora questa regione è appurilo l'unica parte della Sardegna, che per molti anni si oppose accanitamente all'impero romano, di cui ruppe parecchi eserciti, e che, solo dopo molte vicende e infiniti olocausti di sangue, si arrese, vinta ma non doma, dalle aquile imperiali.
In questa alpestre regione si combatterono le titaniche lotte di Amsicora, capo dei Sardi-Pelliti, così detti dalle pelli, di cui si ricoprivano, col suo figlio .Tosto, alleati ai Cartaginesi, contro la prepotenza romana; fu quivi che conservossi la fierezza isolana, insofferente di giogo, mentre da secoli la maggior parte della Sardegna gemeva sotto la schiavitù di Roma. Naturale perciò, che i Romani la indicassero col nome di Barbarla, che per naturale corruzione si tramutò poi in Barbargia e Barbagia e gii abitanti quindi venissero chiamati Barbari e poi Barbaricini. Tale è l'opinione la più logica, che quasi tutti gli storici sardi pienamente dividono.
Questa parte della Barbargia, unitamente al Mandrolisai, seguì sempre le sorli del Giudicato d'Arborea. Caduto questo, per opera della casa d'Aragona, la Barbargia ed il Mandrolisai gli furono tolti, rimanendo il giudice investito del solo marchesato d'Oristano, di cui tenne pure il titolo.
11 viceré, con atto 29 marzo 1410, concesse in feudo tali regioni a Giovanni Deiana, suocero del giudice e poi primo marchese di Oristano Leonardo Cubello. Nel 1478, dopo la rotta di Maconier, la regione fu incorporata alla Corona. Ma nel 1740, sotto il regno di Carlo Emanuele, quelle popolazioni sborsarono la cospicua somma di scudi sardi 4500 pari a lire 21,600, perchè vi fossero mantenuti i privilegi ottenuti da Ferdinando II e goduti per tre secoli.
Aritzo (1935 ab.). — Siede ad 817 metri di altezza sulla costa del monte detto Genna-de-Crobu, che è la parte estrema e la più settentrionale della suddetta grande montagna Funtana. Cungiada. Aria saluberrima e vita longeva, tantoché è prescelto per villeggiatura da molte famiglie di Cagliari. Gli abitanti non esercitano generalmente altro mestiere, che quello di trasportare i prodotti del loro territorio in tutti i punti dell isola. Provengono da Aritzo le castagne, le noci, le nocciuole, i travi, i travicelli, le tavole, le doghe, i cerchi. Un'altra porzione degli abitanti attende a segare il legname ed a farne lavori di varie sorta, trasportati e comperati negli altri circondari dai rivenditori ambulanti. Mentre gli uomini sono occupati quali