«Mandamenti e Comuni dei Circondario di Iglesias ,,>,
Sardegna; quindi offende poco il beverne assai com'è costume degli Antiochesi. Una parte del vino superfluo, che non si vende, si dislilla in acquavite e anche di questa si fa grande consumo.
La frequenza degli ulivastri sparsi per l'isola indica, che in altri tempi Pulivo era coltivato in ogni dove. Scarsissimi gli alberi da frutta, a cagione della frequenza e violenza dei venti, e solo in mezzo ai vigneti vedesi qualche rara ficaia. In addietro, quando non era ancora dissodata e coltivata tanta estensione di terreno, pascolavano nell'isola molte e numerose mandrie di vacche, capre, pecore, cavalli e maiali; ma col prevalere dell'agricoltura, il bestiame diminuì nelle specie e nel numero.
Anticamente l'isola era popolatissima di cervi, daini, cinghiali e cavalli selvatici lungo le coste occidentali abbondano pernici e colombi ; veggonsi pure vitelli marini.
L'acqua sovrabbonda nell'isola e tra le fonti più notevoli meritano menzione le due termali e minerali, che trovansi presso la spiaggia del seno sulcitano, o golfo di Palmas, nel luogo detto PorticeMa, discoste l'ima dall'altra circa GO metri ed una più copiosa dell'altra. La roccia, da cui spicciano le due vene, s'innalza poco dal livello del mare, sì che durante la marea le acque sono stemperate dall'acqua salsa.
Nel punto detto Malladorgm, a 10 inetri dalla spiaggia, bolle in unire ini grosso zampillo d'acqua termale, formando una ruota; l'acqua s'alza con tanto impelo, che rimescola le arene come in lina caldaia in ebullizione. Presso la spiaggia di Coacaddìis scaturisce un'acqua acidulo-salina, che ha la temperatura di 15-18 c.
La roccia dominante nell'isola di Sant'Antioco è la trachite, che ne costituisce la maggior parte, del pari che dell'altra prossima isola di San Pietro; però verso il golfo di Palmas apparisce del calcare. Fra i prodotti pirogenici sono notevoli le ossidiane vitrose e periate. Entro la roccia calcarea trovansi minerali di piombo, il che par abbia indotto gli antichi a dare all'isola il nome di lnsitìa Plumbea.
Mollo frequenti i Nuraghi e forse assai più anticamente, dacché, come in altre partì della Sardegna, molti ne furon disfatti per adoperarne ì materiali in altre costruzioni, così è credibile, che tale avvenisse anche in quest'isola. Il principale e meglio conservato è quello detto Scrocca Manna. Ne rimasero però un buon dato annoverandosene ancor 27 disseminati nell'isola, la quale, col nome iVAenosis, era popolatissima sotto i Romani; ma dopo le guerre dei Saraceni contro Pisa e Genova e dopo quelle di queste due antiche repubbliche fra di loro, rimase quasi intieramente spopolata e non fu frequentata per lungo tempo, che per la caccia dei cavallini selvatici; fu però ripopolata nel secolo XVflI. Nell'ottobre 1815 la parte meridionale dell'isola fu ancora invasa e saccheggiata dai Tunisini.
Sant'Antioco (3403 ab.). — Sorge a 5G metri d'altezza, sul luogo dell'antica Sulci. già descritta in addietro, sul pendio di un colle detto Monte-e- Cresia e sten-desi con piccolo porto, a 37 chilometri da Iglesias verso la sponda del seno boreale formato dall'istmo, che congiunge l'isola alla Sardegna. La parrocchiale di Sant'Antioco, l'unica chiesa, è quella esistente anticamente sopra la tomba di questo santo, da cui traggono nome l'isola e il paese, scoperta in un sotterraneo in forma di catacomba. E troppo piccola per la popolazione. Dell'antica Sulci la piombifera, la punica e già fiorente municipio romano, si ravvisano ancor le vestigia dì un tempio, dì un bagno con pavimento a mosaico e di un gran molo. Le rovine dell'antico castello medioevale di granito rosso contengono molti frammenti di antichi edilizi
Nella collinetta soprastante era la necropoli, e vi si vede ancora nel tufo tra-chitico un numero di cavità sepolcrali abitate dai poveri. Innumerevoli sono gli oggetti antichi scoperti a Sant'Antioco; il Museo di Cagliari ne è arricchito. Statue, lapidi, fra cui quella già citata del Padre Sardo, monete puniche d'oro, sigilli pure cartaginesi. Tra le statue si ricorda quella ritrovata nel 1873, che lo Spano assegna a Giulio Flavio Septimino, patrono del municipio di Sulcis, di cui nel 1869 si era già
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