l'arie Quinta Italia, Insulare
l'ortoscuso parte il cavo telegrafico, die congiunge la Sardegna a Carloforte, e un piroscafo sovvenzionato dal Governo vi trasporta merci e passeggeri in un'ora. Il territorio produce cereali, vili, ulivi, alberi fruttiferi e pascoli.
(Jenni storici. — L'impianto della tonnara fece si die vi ponesse dimora in principio 1111 certo numero d'uomini e vi si costruisse ed armasse una torre per difenderla dagli assalti dei Barbareschi, e fu questo il primo nucleo del paese. Ma nd maggio del 17(10 sei galee moresche approdarono nel seno e i Barbari, che vi erario sopra, invasero la tonnara, arsero tutte le barche e lo capanne dei pescatori e salatori, rubarono i tonni della mattanza e quei già salali, ecc. Fortunatamente la gente di servizio riuscì a porsi in salvo fuggendo e pochissimi soltanto furono sorpresi e tratti in ischiavitù. In questa spiaggia, come la più vicina ad Iglesias. anche l'infante Don Alfonso fece sbarcare le macchine per espugnare quella città, ma la
chiamate ruscelli, ove trovassi i pescatori iri squadre di otto individui per vascello e si dispongono ai lati est e ovest della camera, mentre gli altri due lati nord e sud vengono occupati da due altre linee di battelli minori. Intanto su altre barche gli spettatori rimangono fuor; del quadrato.
11 rais, su d'una barchettina, che guida egli stesso perché l'agire risponda tosto alla lolonlà, sorveglia tutto dal mezzo del quadrato e dà un colpo d'occhio alla ciurma, che attende i suoi ordini. Quando egli crede che ogni cosa sia all'ordine con voce alta pronuncia un comando: .S'arjiu; è il comando per tirare la rete; gran faticaccia, che viene eseguita piano e accompagnata dal cadenzato suono d'una voce stentorea, che regola i movimenti dei marinai, i quali, curvi su quelle corde, tese dal peso dei pesci, sudano e si stremano. A misura che il corpo della camera restringevi e si eleva, il mare comincia a gorgogliare ed i battelli minori escono di linea, restando solo le due lile dei vascelli, che si raccordano in un circolo unico. I tonni pertanto trovansi a fior d'acqua e battono le loro code sulle onde, che s'ingrossano e s'innalzano ricadendo in bianchi strati di schiuma.
Il rais è uscito dal recinto. D'un tratto un suo grido sospende il lavoro dei marinai. A»imazz% ò l'ultimo suo coniando. A questo punto la scena diventa indescrivibile; è un saltare, uno sbattersi di pesci, che si dimenano colpiti dalle fiocine, mentre dalle loro larghe ferite grossi fiotti di sangue tingono le acque; e tutto ciò frammezzo al gridio, agli urli della ciurma, che fa a gara per attirare coi ramponi delle fiocine il maggior numero di pesci, dei quali, per antica consuetudine, spetta a loro le uova e le interiora.
Finita la mattanza, i pesci rimorchiati o caricati sui vascelli vengono portati in terra, in cui poi si procede al troncamento della testa, che viene eseguito con una prodigiosa rapidità. Il corpo si appende per ventiquattro ore sotto le baracche, e poi viene squartato e diviso in diverse parti, ognuna delle quali ha la sua speciale preparazione per essere reso commerciabile, mentre le teste sono cedute a speculatori, che ne estraggono il grasso.
In stabilimenti appositi si confeziona il tonno all'olio e quello in salamoia.
Per consuetudine inveterata alla prima mattanza, il miglior pesce viene offerto alla chiesa ed al suo santo titolare; al tempo dei viceré venivagli presentato un pesce d'ogni tonnara. Chi si reca ad assistere ad una mattanza, oltre alla refezione, riceve in dono uno o due piccoli barili di tonno, detti cognotti. I pesci pesano d'ordinario cento chilogrammi; ve ne sono anche di quattro o cinque quintali; i piccoli vengono chiamati scampirri. È certo che ì tonni pescati in Sardegna sono i più grossi, e fra questi i maggiori trovansi a Flumentorgiu.
Da qualche anno però la pesca del tonno è di molto diminuita in Sardegna. Vi furono epoche in cui si pescarono fino a 50,000 pesci, oggi si arriva appena a 10,000 e mentre nel secolo X\ ì esistevano ben sedici tonnare, oggidì non ve ne sono che otto, compresa quella di Cala Regina, oramai abbandonata. Ciò è da attribuirsi, secondo iì Mimaut, al terremoto di Lisbona del 1755, il quale influì a cambiare la direzione della trasmigrazione del pesce. Altra ragione è che molte tonnare furono chiuse per la concorrenza straniera, che viene fatta nei mercati italian, dal tonno spagnuolo, sottoposto a un lieve dazio d'introduzione.
La Camera di commercio di Cagliari cercò destare l'attenzione del Parlamento su tale quistione, ma, per quanto esso creasse una Commissione, che deliberava di stabilire in lire 17.50 per quintale lordo il dazio d'entrata del tonno, pure finora nessuna legge fu adottata in proposito a salvaguardia di quest'industria, una delle principali dell'isola, eia quale solo a Portoscuso occupa quasi 2000 persone, e dà un introito medio annuale a Carloforte di circa 600,000 iire.