Dintorni dì Iglesias
Degna di menzione è la stupenda vallata di Canonica, che il La Marmora ricorda con parole entusiastiche e che il Valéry reputa uno dei più meravigliosi sili, che la natura osi presentare all'occhio umano.
Questa vallata è coltivata ad agrumeti e ad oliveti ; a traverso di essa scorre il torrente detto Cuna, di cui non vedesi il coreo incassato tra le verdeggianti macchie di mirto e di corbezzoli, che spandono per l'aria il profumo soavissimo dei loro fiori e dei loro frutti. Quivi albergano numerosi stuoli di inerii, capinere ed usignuoli, fra cui una specie che il La Marmora battezzò Sylvia Celti, in omaggio al primo ornitologo, autore del libro Uccelli di Sardegna, che ne parlò.
Il Valéry lasciò scritto: La Sardegna ini presenta quivi una di quelle voluttà dell'antico lusso romano, anche oggidì conservato 111 alcune ville italiane „.
La Miniera di Monteponi.
E una delle principali miniere, non solo dell'isola di Sardegna, ma dell'Italia, sì per la gran mole dei lavori in essa eseguiti e per le più recenti macchine a questi applicate, ma anche per la gran quantità di minerale estratta.
Monteponi, anticamente Monte Paone, poscia Monte Ponis, trovasi a due chilometri circa da Iglesias, verso occidente, e ad otto chilometri circa dalla costa occidentale dell'isola. Le prime lavorazioni rimontano ai tempi del dominio cartaginese e furono continuate sotto i domimi romano, pisano e spagnuolo, pei quali passò successivamente l'isola di Sardegna. Ne] secolo XVII pare che i minerali estratti si portassero a lavare in Val Canonica. Sul finire del secolo XVIII la miniera fu attivata dal Governo sotto la direzione del De Belly, sopraintendente delle miniere di Sardegna. Però la lavorazione si faceva in piccola scala ed il prodotto, che se ne otteneva, era assai scarso. Nel 17'J'J, ad esempio, il beneficio della regia azienda fu di sole lire 2309. La lavorazione procedette in tal modo per conto del Governo fino al 1850, sempre con meschini risultati. Nel sedicennio 1832-1847 si produssero in tutto 4800 tonnellate di minerale di piombo (galena), ossia in media 300 tonnellate all'anno, di cui meno della metà di prima qualità. Dal 1848 al 1850 crebbe alquanto tale produzione sino ad 800 e a 1000 tonnellate annue di minerale di varie qualità. Il beneficio però era molto limitato e di rado superiore a lire 20,000. I minerali poveri si mandavano a lavare parte a Villaeidro e parie in una piccola laverìa costrutta a Domusnovas. La galena più pura veniva utilizzata dai fabbricanti dì terraglie per le vernici. Nel 1850, dopo vari studi e prove, il Governo, allora già dirello dalla niente del conte di Cavour, venne nella determinazione di procurare possibilmente un nuovo sviluppo all'industria dell'isola, che ancora ne difettava, ed a tal uopo diede in affitto la miniera per 30 anni ad una Società genovese, mediante l'annuo canone di lire 32,000, quasi contemporaneamente all'epoca in cui venivano affittate per un trentennio le saline di Cagliari ad una Società francese.
Il campo minerale consisteva in una superficie di 400 ettari delimitata da un quadrato di 2 chilometri di lato. La Società affittuaria, fondatasi col capitale di lire 600,000, non tardò ad imprimere una grandissima attività alla sua intrapresa, e, secondata dalla fortuna e da una intelligente direzione, diede tale sviluppo ai lavori, che la miniera giunse a produrre per parecchi anni più dì 10,000 tonnellate di galena all'anno, del valore, sul luogo, di oltre 2 milioni di lire. A partire dal 1867 si ottennero anche quantità ragguardevoli di minerale di zinco (calaniina).
La miniera di piombo è aperta nel seno di un monte, il cui culmine, grossolanamente arrotondato, si eleva di circa 360 metri sul livello del mare. Gli antichi, guidati dagli affioramenti esterni, avevano già praticato, nei punti più elevati, numerosissimi pozzi, discendendo a profondità, che eccedono talvolta i 100 melri.