ì!1()
l'arie Quinta — Italia Insulare
più ancora per quella del 1081. Però non fu inai cosi menomala, come allorquando fu assalita dal marchese di Oristano, il quale la mise a sacco, l'incendiò e passò a HI di spada tutti gli abitanti, a cui non era venuto fallo ricoverarsi nel castello. La ritta fu così disertala, che non poteronsi più coltivar le miniere.
Uomini illuntri. — Non sono pochi quelli che videro la luce in Igh-sias, e che illustrarono questa citta nella letteratura, nelle attui e nel sacerdozio. Citeremo i principali, come quelli clic hanno lasciato grande rinomanza di loro.
Giovanni Goda vera, celebre oratore e scrittore sacro, teologo e predicatore di Corte, professore dell università di Torino, nato nel 1535 e morto ad Ales, d< ha quale diocesi fu vescovo, nel 1573, a soli 38 anni d'età; Nicolò Candles, vescovo di lìosa, clic fu il primo ad introdurre nel 1500 l'arte tipografica nell'isola, fondando a sue spese una tipografia nella sua città natale; Nicolò Cany, domenicano, oratore e teologo valentissimo, vescovo di Basa ed autore del sinodo del 172'.), reputato assai per dottrina; Michele Pensa, canonico, che nel 1010 fondò a sue totali spese il convento (lei Domenicani e pubblicò un Diario delle cose successe in Sardegna alla sua epoca (159(1-1028) ' Antonio Maclioni o Maccioni, gesuila, scrittore di varie opere, oltre un Dizionario, una Grammatica di lingua locoriota ed una Geografia del Tummmii ov'egli andò missionario ed ove mori nel 1755; Domenico Meli Escar-cioni, celebre giureconsulto del secolo XVII, e Giuseppe Pullo, valoroso gentiluomo del secolo XVIII. — Giova poi ricordare, fra i cittadini d'elezione, il senatore conte Carlo Laudi di Vesme, piemontese, autore del Codice diplonudieo di Villa Ecclesia, raccolta dei documenti più importanti sulle diverse denominazioni di Iglesias.
Coli, elett, Iglesias — llioc. Iglesias — I12 T. e Str. ferr.
Dintorni dì Iglesias
Nelle vicinanze d'iglesias vi sono molte chiese rurali. La basilica di San Salvatore è degna di nota per la sua bizzarra costruzione, specialmente nelle parti superiori, e perchè creduta fabbricata da Costantino.
Nella collina di Buon Cammino, che s'innalza dì 130 metri dal piano della città e 337 dal livello del mare, trovasi la chiesa dedicata alla Vergine omonima, piccola, senza nessun ornato o fregio, e nella quale, nel mese d'ottobre, celebrasi la più gran festa d'iglesias, assai frequentata dagli abitanti di quella regione e, fra le feste sarde, una delle più tipiche, per abbondanza di generi indigeni, sia prodotti agricoli, che industriali, e per copia di costumi pittoreschi. Dal piazzale di questa chiesa si gode un panorama immenso, che si estende lungo la vallata del Cixerri, fino a Cagliari.
Il Camposanto, a cui conduce un largo e retto viale, è ricco di parecchi marmi artistici, e d'un tempietto. Vi si osserva una ottima disposizione nei quadretti ed una pulizia assai commendevole.
Iglesias è assisa su d'un terreno calcare e schistoso appartenente al siluriano; vi si trovano però vicini terreni terziarii a lignite, che sviluppansi in più vasta scala a Gonnesa ed a Terra segada. Presso i Cappuccini si rinvenne infatti della lignite e dello schislo bituminoso, che fu giudicato appartenere al terreno terziario eocenico. 11 suo territorio è costituito di cambriano, siluriano, calcare compatto turchino metallifero e di eocene.
E grande il numero delle miniere, che esistono nella regione d'Iglesias, concesse od in esplorazione; ma quelle che producono minerali non superano la settantina. Tra le miniere più importanti sono da citarsi, oltre quelle di Monteponi. quelle di Moutevecchio, Malfìdano, ecc. In parecchie miniere vi sono fabbricati per il personale, con ospedali, cantine, magazzini, cantieri, officine, e alcune anche con scuole.