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l'arie Quinta — Italia Insulare
ammiraglio di Pompeo, e lo vettovagliarono: di codesto favore furono puniti severamente da Cosare al suo ritorno dall'Africa nel 46 av. C., il quale impose alla città una contribuzione di 100,000 sesterz.i, oltre all'aggravamento del tributo annuo in granaglie (Hucr., li. Afr., 98).
Nonostante codesta punizione Silici pare continuasse ad essere sotto l'Impero Romano una delle città più floride della Sardegna; e il suo grado municipale è attestato così dalle inscrizioni come da Plinio (Strar., v, p. 225; Met., li, 7, § 19; Pi.in., ni, 7, s. 13; laser, in La Marmora, voi. ti, pp. 83, 84).
1 Vandali la danneggiarono assai. Ma più di tutti ne decretarono la rovina i Saraceni Verso il secolo XI essa fu però di nuovo abitata, come ne fa fede un'iscrizione incisa nel marmo, ni caratteri greci alquanto barbari, appartenente ad una chiesa dedicala a Sant'Antioco, in vicinanza alla chiesa attuale, e la quale iscrizione fu dettata da Torcotorio 1 giudice di Cagliari, morto nel 1073.
Sulci fu anche una delle quattro sedi vescovili principali, in cui fu divisa la Sardegna, e pare continuasse ad essere abitata per una gran parte del medioevo, ma cessò di esistere prima del secolo Xlll. Fu occupata certamente dai Saraceni, quantunque non rimanga alcun monumento di questi barbari, e successivamente dai Pisani, sotto il conte della Uberaidesca, il quale divenne signore del Cixeri i e del Sulci e si proclamò signore della sesta parte del regno Cagliaritano.
Nel 1239 il conte Guelfo, figlio di costui, avendo udito la tragica fine del conte Ugolino e de' fratelli nella Torre della Fame resa immortale dall'Alighieri, concepì tale uno sdegno contro Pisa sua patria, che giurò vendicarsi. Fortificò Villaiglesias e le castella di Domusnovas, Barateli, Gioiosa Guardia, Acquafredda, radunò in un corpo le sue genti con quelle di Lotto suo fratello \enuto nell'isola con molli assoldati e cominciò ad aspreggiare e a combattere i Pisani. I quali inviarono, senza frapporre indugio, forze sufficienti a reprimere la sedizione e con essa la cooperazioni degli Arborensi, capitanati dal loro regolo, rintuzzarono l'ardire dei ribelli, occuparono il castello di Domusnovas e lo diedero in guardia a cento balestrieri cagliaritani.
Non così tosto però si furon partiti i Pisani e gli Arborensi, i Sulcìtani insorsero trucidando la guarnigione. Ciò udito il conte Guelfo accorreva tosto con le sue genti; ma gli fu avversa la sorte, cliè venuto a battaglia coi Pisani e gli Arborensi, non solo rimase sconfitto, ma vide il fratello Lotto cadere in mano ai vincitori. Per riscattarlo egli cedeva Villaiglesias e tutte le altre castella e terre del proprio dominio. Morivano poco appresso i due fratelli, lasciando padroni sicuri di tutta la regione Sul citami i Pisani, i quali smantellarono le ròcche di Iglesias e di Domusnovas e fortificarono le altre castella e le terre minori. La regione Sulcitana fu poi invasa dagli Aragonesi.