Circondario di Iglesias
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Dopo i sepolcri meritano di essere visitate le catacombe, quella principalmente, in cui fu rinvenuto il corpo dimenticato del martire Sant'Antioco. Ampio lo scavo, la volta sorretta da piloni e i fianchi in vario modo sinuosi con molte ossa, che potrebbero essere di altri martiri.
Fuori della città veggonsi in varii luoghi e a varie distanze avanzi di costruzioni romane. Presso Sant'Alessandro vedesi un tratto di terreno sparso di rovine con mura in mattoni, pavimenti smaltati, canali, recipienti e altri siffatti indizi di uno stabilimento balneario per bagni e fors'anco termali, ora scomparsi. Quivi il La Marmora scopriva un'iscrizione antica, in cui potevansi leggere sol poche parole.
Proseguendo nella via da Sant'Antioco a Calasetta veggonsi, a poca distanza, altri avanzi pregievoli di antica costruzione. Ma più ragguardevoli di questi sono quelli, die veggonsi nel lungo istmo, che quinci stendasi per rappiccarsi alla Sardegna. Frammezzo son due isolette dette Perdmnanàgus e Corno Lungo, separate dall'isola Sulcitana da un canale poco fondo, sul quale furono costruiti tre ponti, i primi due con piccoli archi in pietra da taglio, il terzo, detto Ponte Grande, alto sì che sotto potessero transitare i piccoli battelli.
Una costruzione posteriore, e che sembra de' tempi romani, scorgesi sulla sponda del seno australe poco lungi dal fortino presso il capo del suddetto Ponte Grande nell'isoletta. Per circa CO metri, tra due fianchi, sono sei piloni grossi circa due metri e fondati sulle sabbie sopra quella specie di puddinga, che forma l'istmo. Crederebbesi un ponte fatto a comodo dei viandanti quando il mare straripava. L'istmo divide l'antico Sidcitanus portus di Tolomeo, il quale veniva formato dal golfo di Palmas attuale al sud, e dalla rada di Sant'Antioco al nord, protendendosi fino a Carloforte. Tali golfi oggidì sono in comunicazione per mezzo dei ponti, cii cui già dicemmo.
Nel circondario d'Iglesias erano ancora dopo Sulci le seguenlì altre antiche città: Populum, Metallo, Bijtìa, Tegula, Portus Herculis, e fors'anche Valeria, anch'esse con qualche rovina.
Strade. — Sulci era in comunicazione con Cagliari per una strada, che, correndo a greco-levante, traversava il Gixerri, indi con Bizio e Nora verso austro e con Meta-Ila e Neapoli verso nord, lungo la via litoranea di ponente da Cagliari a Tìhula; è questa una prova sufficiente dell'importanza dì Sulci (Ititi. Aut., pagg. 83, 84). Della strada a traverso il Cixerri non è fatta menzione negli Itinerarii, ma il nome di Decimo, che serba ancora un villaggio nella linea, per cui avrebbe dovuto passare codesta strada e alcuni avanzi d'una strada romana, costruita sopra archi lungo l'istmo, non lasciano dubbio sulla medesima.
Cenni storici. — Come abbiamo detto al principio, la fondazione di Sulci è espressamente attribuita da Pausania (x, 17, § 9) e da Claudiano (B. Gild., 518) ai Cartaginesi e par divenisse sotto di essi una delle città più ragguardevoli della Sardegna, ed una delle sedi principali della loro potenza nell'isola. Il suo nome occorre primamente nell'istoria durante la prima Guerra Punica, quando il generale cartaginese Annibale, sconfitto in una battaglia navale da C. Sulpicio, riparò a Sulci, ma fu ucciso in un tumulto dai suoi proprii soldati (Zonara, viti, 12).
Altra menzione di Sulci non trovasi nell'istoria sino alla guerra civile fra Cesare e Pompeo, quando i Sulcitani accolsero nel loro porto (Sidcitanus Portus) Nasidio,