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l'arie Quinta — Italia Insulare
Nella strada detta Marina, là dove essa è intersecata dall'antica, sorge, sopra una base quadrata, una piramide spogliata delle pietre riquadrate, che la vestivano e le da vali forma regolare. Nello zoccolo è un ingresso all'interno dell'edilizio, ch'era forse un mausoleo.
In codeste rovine furon trovate medaglie antiche di oro, di argento e di rame, dei tempi dell'impero, statue, colonne di marmo, piedestalli, capitelli, iscrizioni, corniole, ecc. Furono persino scoperte camere e magazzini con frumento, letti, sedie e utensili di vario genere.
Vi doveva essere in Sulci un tempio d'Iside e di Serapide, come ritraesi dall'iscrizione seguente, trovata nel 1810 e riferita dal generale La Marinara nella sua bea nota opera classica sulla Sardegna, iscrizione acquistata dal professore Keiser di Cristiania e di cui venne fatto al generale di ottenere il gesso:
templusl . isis . et . serap.
gum . s1gn1s . et . or.n'am. et . arca ob . honorem . m, porc. fel1c1s et . 1mpethat1 . f. llliv . a. p. e.
m. porc. 51. f. primi.
mas. lan. aug. p.
Necropoli. — La porzione superiore della collina, sul cui declivio e sulla falda sorgeva l'antica Sulci, è tutta incavata da sepolture, segnatamente nel luogo, ove sorge la chiesa e fu costruito il fortino.
Delle sepolture alcune sono a fior di terra, ed altre con le pareti murate, che coprivansi con un lastrone, ed altre ancora scavate nella roccia. Dopo scesa una scala da 15 a 25 gradini, si pon piede, per una porticelìa, in una camera larga e lunga da 4 a 6 metri ed alta circa 2.50. l)a questa si può passar sovente in altra camera consimile e talfiata in una terza, ecc. Ne fu aperto un grandissimo numero, che divennero abitazioni di viventi, e i primi che vi penetrarono trovarono ossa e ceneri con anfore, lucerne, vasi lacrimatorii, monete antiche, armature ed altri oggetti siffatti, dei quali alcuni si possono vedere nel Museo archeologico di Cagliari; altri furono distrutti o dispersi.
Queste necropoli sono molto interessanti nel rapporto etnografico. Il canonico Spano le divise in tre principali categorie, e le attribuì a tre popoli diversi, cioè: Egiziani, Cartaginesi e Romani.
Le tombe degli Egiziani, dice lo Spano, consistono in una sola fossa, scavata nella terra, in cui veniva collocato il cadavere con alcuni vasi, e la quale poscia era ricoperta da un cippo in pietra od in marmo, con sopra scolpito un soggetto di culto egiziano, quale la figura di Iside, o una vacca od un montone, sormontati dal globo con la luna falcata, un obelisco, oppure personaggi, entro un tempio ornato del serpente ureo. Esse, sebbene in minori proporzioni, sarebbero rassomiglianti a quelle scoperte in Apollinopoli, Atiopoli e nell'isola di File, e portano alla credenza sulla dimora di popolazioni egiziane in Sardegna. Le tombe cartaginesi sono simili a quelle di Cagliari e di Tarros. Le romane sono scavate nel tufo trachitico, dietro la chiesa ed al dissotto della fortezza, fi La Marmora dissente dallo Spano circa il luogo, in cui queste ultime si trovano, pur convenendo sulla loro origine cartaginese e romana.