Stai consultando: 'La Patria. Geografia dell'Italia Sardegna. Corsica - Malta - I mari d'Italia', Gustavo Strafforello

   

Pagina (127/471)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (127/471)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




La Patria. Geografia dell'Italia
Sardegna. Corsica - Malta - I mari d'Italia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1895, pagine 463

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   Mandamenti e Comuni del Circondario di Iglesias
   lì!»
   le ceneri del marchese Emanuele de Castelvì, come si legge in un'iscrizione metrica in lingua castigliana.
   Cereali, orzo, fave, legnini, ortaggi, vino, bestiame, apicoltura e cacciagione. Le donne, lavoratrici infaticabili, fabbricano tessuti in un gran numero di telai casalinghi, ceste, canestri, stuoie, ecc. e vendono le tele, che sopravvanzano ai bisogni della famiglia.
   Cenni, storici. — Si riconoscono nel territorio le vestigia di tre popolazioni ora scomparse: una presso la chiesa di Santa Lucia a maestro da Samassi, l'altra lontano mezz'ora verso tramontana nel luogo che chiamano ili Sant'Anna da una chiesuola di questa Santa, e la terza, che diesasi Baralla, nella medesima direzione, ma a doppia distanza.
   Coli, elett. Serramanna — Dioc. Cagliari — P2 T. e Str. ferr.
   Mandamento di SINNAI (comprende 4 Comuni, popol. GS08 ab.). — Territorio ampissimo, la maggior parte in montagna, con vaste selve ghiandifere. Primeggiano fra i monti la massa del Serpeddi o Serpellino, che levasi a 1075 metri dal livello del mare, e la montagna Sette Fratelli, che ha in vetta sette corna o punte. Molto selvaggiume e di molte specie, fra cui i rari mufloni o muiloni,
   Sinnai (3101 ab.). — Giace alla falda dei primi colli, che stacca risi dal suddetto gruppo del Serpeilirio (Serpeddi) in situazione elevata sulla pianura del Campidano e in clima saluberrimo, sì che molti ammalati del Campidano e di Cagliari vi si recano, per consiglio dei medici, a passarvi il tempo della loro convalescenza, nell'estate segnatamente e nell'autunno.
   Le vie principali sono selciate, e la maggiore è diritta anziché nò e sufficientemente larga, con tutto che non molto regolare. Tutte le case hanno il loro cortile con tettoie per gli animali e loggie davanti le camere. Parrocchiale di San Cosimo, con Santa Barbara patrona, copia di marmi e di argenteria in lampade, candelieri e altri arredi e paramenta sacre. Nella sagrestia ammiratisi alcuni dipinti dello Scaleta, artista sardo di molto merito, del cui pennello sono anche i quattro Evangelisti nei quattro angoli della cupola. Sono ancora nel paese due oratori! e tre altre chiese nella campagna, ove osservansi le vestigia e le rovine di quattro altre chiese.
   Grano, orzo, fave, legumi, ortaglie, lino, olio, vino pregiato, frutta, pascoli estesi, boschi ghiandiferi, gran quantità di bestiame e di selvaggiume, come cervi, daini, cinghiali, mufloni, ecc. Dorme laboriose e intente tutte o a tesser lino e lana, o a fabbricar canestri, corbe, cappelli di paglia incordonata, panierini per le signore, ecc. Molte recansi in Cagliari a vendervi codesti oggetti, oltre a filo, tela, pollame. Le tele di Sinnai sono molto stimate, quelle massimamente che fabbricansi nei telai moderni, che sono numerosi. Molti Nuraghi, i più sulle alture, ma disfatti in gran parte, ed alcuni di quei monumenti antichi detti Sepolture dei giganti nelle altre parti della Sardegna.
   Sulle creste del suddetto monte dei Sette Fratelli scorgonsi alcune vestigia di antiche costruzioni, probabilmente castelli e fortificazioni erette nel medioevo per dominare ì due passaggi dal Campidano cagliaritano nel Sarrabus, che costeggiano la montagna; è verosimile, che dopo la liberazione dell'isola dai Saraceni quelle forlificazioni fossero abbandonate. Quelli aspri monti, ove in quell'epoca infelice i Sardi difendevano la loro libertà contro gli Infedeli, servirono poi di ricovero ai malfattori per sottrarsi alla giustizia punitiva ed esercitare il brigantaggio. Il monte Ceraso, ad esempio, sui limiti del Sarrabus, e il monte desia, furono spesso covi di banditi.
   Cenni storici. — Il re d'Aragona donava, nel 1324, questo luogo, con Settimo, Gererneas, Selargius e Sestu, a Berengario Carroz ed alla moglie Teresa Gombal