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l'arte Quinta — Italia Insulare
Nel li7(> Giovanni de Sena, figliuolo di Antonio, visconte di Sanluri. insieme ad Àrtaldo de Alagon, raccozzo un esercito di 6000 uomini in favore di Leonardo Alagon, ed inoltratosi con esso verso Cagliari per assediarla, ne occupò il porto, s'impadronì di due galee e ne devastò col ferro e col fuoco i dintorni.
Per questo fatto, l'anno seguente, quando s'iniziò il processo di ribellione, il re pronunziò sentenza contro Alagon e li visconte di Sanluri, il quale fu condannato nel capo ed alla perdita della viscontea e delle altre terre e castella, che possedeva.
Il re Ferdinando II donava poi al suo zio Enrico d'Henriquez ia viscontea di Sanluri, coi luoghi di 1molle e Fluminali nella regione del Campidano, i quali feudi furono poi venduti dal donatario per gran prezzo ai nobili Pietro e Ludovico di Castelvì, dai quali passarono alla famiglia patrizia Aymerik di Laconi, che lo possedette fino al 183G, in cui terminò il regime feudale nell'isola.
Coli, elett. Isili — Dioc. Cagliari — P2 T e Str. ferr.
Stagno prosciugato di Sanluri.
Quest'ampio stagno era, nell'estate principalmente, per la evaporazione delle acque, un centro d'infezione, che rendeva le adiacenze insalubri e ne fu perciò deliberato il prosciugamento.
Nel 1838 Carlo Alberto, con regie patenti del 14 aprile, concesse ad Umberto Ferrami, Rodolfo Ehrsan ed Eugenio Cullet di Montarfier ed ai loro eredi, libera, assoluta e perpetua proprietà degli stagni di Sanluri e di Samassi, con gli annessi territorii appartenenti al R. Demanio, purché i sunnominati adempissero le condizioni del progetto presentato, intraprendessero ed eseguissero ì lavori di prosciugamento a loro spese, rischio e pericolo conforme al piano del cav. Carbonazzi, ispettore del Genio civile. Codesto piano consisteva nel prosciugare e ridurre a coltura i predetti due stagni demaniali e piantare in essi uno stabilimento rurale modello, secondo i metodi più perfezionati.
Per porgere un'idea delle opere e delle spese fatte rechiamo qui per sommi capi la relazione presentata al Governo il 10 maggio 1848 da una Commissione particolare.
L'intiera estensione territoriale fu ragguagliata a circa 2942 ettari, 1850 dei quali appartenenti allo stagno di Sanluri. Furono costruite due case del valore approssimativo di lire 133,180; il gran canale di scolo, che comunica col fiume di Samassi, due altri trasversali per immettere in esso gli affluenti di Sanluri e Villa-cidro e molti altri canali interni della lunghezza totale coi suddetti di 50 chiiomelri, portarono una spesa di 207,000 lire e di 43,200 la mobilia ; il valore del bestiame adoperato nello stabilimento, che prese il nome di Vittorio Emanuele, fu stimato in lire 20,932, le macchine inclusive e le spese fatte per ridurre a coltura i terreni ricuperati ammontarono a 1,150,898 lire. La predetta Commissione calcolò che lo stabilimento, ultimati che fossero tutti i lavori, avrebbe potuto valere in complesso 3,926,232 lire.
Un anno prima, vale a dire il 3 marzo 1847, erasi costituita a Lione, con rogito del notaio Gallav, una Società anonima per la coltura dei terreni e per l'esercizio dello stabilimento Vittorio Emanuele e delle industrie accessorie, che potessero entrare a far parte del suo sviluppo. Furono emesse 6000 azioni di 500 lire delle quali 3200 ai proprietarii primitivi per le spese già fatte.
I terreni dello stagno prosciugato furono riconosciuti di natura e fertilità uguale a quella dei circostanti, come attestava l'identità delle erbe, che vi germogliavano spontanee, ed analizzati offìcialmente dal prof. Abbene in Torino, risultò che essi terreni presentavano, per le loro proprietà fisiche, le condizioni più favorevoli alla vegetazione. Fra le varie colture riuscì discretamente lucrosa quella della soda.