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La Patria. Geografia dell'Italia
Sardegna. Corsica - Malta - I mari d'Italia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1895, pagine 463

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Mandamenti e Comuni del Circondario di Cagliari
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   brocche, pentole, e altre rozze stoviglie siffatte, delle quali si fa grande smercio. Trovansi nel territorio tre Nuraghi, uno dei quali detto Nuraxi-Verni, dei più grandi clie si conoscano, quali sono anco i prossimi del territorio di Guspinì, Assai meglio conservato è il Nurago di Santa Luxori (San Lussorio). Là vicino possono osservarsi le rovine dell'antica chiesa dedicata allo stesso Santo, e che ritiensi fosse la parrocchia dell'antica Favillo.
   Cenni storici. — Era abitato, senza dubbio, anticamente il luogo ove veggonsi ancora i ruderi della chiesa campestre di San Lussorio in un con la regione, detta Donni de camini, in cui sotto la superfìcie coltivata trovansi molte fondamenta e gran copia dì pietre, che trasportansi per fabbricare nel paese. Negli scavi trovaronsi monete antiche con altri lavori. Nel 15S1 Pabillonis fu assalito dai Barbareschi; parte degli abitanti si posero in salvo con la fuga e parte si difesero per molte ore nella chiesa sperando di essere soccorsi dagli abitanti dei paesi vicini; ma anzi che giungessero, la chiesa fu espugnata dagli Africani, i quali trassero in schiavitù que' prodi con le loro famiglie e depredando le loro case.
   Coli, elett. Serramnnna — Dioc. Ales — P'3 a San Cavino Munreale, T. e Str. ferr. locali.
   Sardara (2061 ab.). — Sulla falda dell'ultima di quelle piccole colline, che fiancheggiano il Campidano dì San Gavino, a circa 8 chilometri da San Gavino Monreale e a 53 da Cagliari, con vie irregolari, che separano l'abitato in molti gruppi od isole, e chiesa principale dell'Assunta, a una sola navata, con 10 altari e due statue, una della titolare e l'altra di San Bartolomeo. Delle tre chiese minori, sono notevoli quella di Santa Anastasia, per la fonte che vi esiste, detta Futi tana de dolus, e l'altra di San Gregorio, di costruzione pisana. Nella campagna, presso le terme, quella piccola di Santa Maria delle Acque (de is Aquas). Case in pietra, tutte col cortile in cui son loggie e tettoie, forno e pozzo, letamaio e molti alberi ornamentali e da frutta. Dal paese si gode di un orizzonte bellissimo. Cereali, lino, lenticchie, patate, meloni stimati, vini comuni e vini scelli di varie qualità, molto pregiati ed esportati; primeggiano fra essi il moscato, il canonao, la nionica e la malvasìa; alberi da frutta, gelsi ed ulivi.
   Quasi tutte le famiglie hanno il loro telaio, ed alcune più d'uno, in cui fanno tessuti di lana, di Imo e di cotone; le singole famiglie fabbricano pure per proprio uso tele e coperte da letto, che anche commerciano.
   Sul colle Monreale, a 281 metri sul livello del mare, fu costruito nel medioevo un fortissimo castello, con un perimetro di 650 metri circa. Quantunque ingombro di macerie si può rilevarne facilmente il disegno; nell'area maggiore sono molte rovine con qua e là le fondamenta delle case borghesi. È uno dei castelli meno distrutti. Si crede fosse eretto dai Giudici d'Arborea, ai quali apparteneva il territorio, all'epoca delle guerre tra questi e i Giudici di Cagliari. Esso ha G00 metri di circonferenza e la base della torre, che più sì eleva, è alta 281 metri sul livello del mare. Nel maggio 1324 l'infante D. Alfonso vi mandò 150 uomini per accompagnarvi la-moglie a cui non confaceva il clima di Cagliari. Nel 1328 egli confermò il Giudice d'Arborea al possesso di questo castello. Nel 1400 il visconte di Narbona e Brancaleone Doria, sconfìtti alla battaglia di Sanluri, si rifugiarono qui. Un anno dopo venne occupato dal viceré Pietro Torella colle sue truppe. Nel 1470 Leonardo d'Alagon, marchese di Oristano, rivoltatosi contro il re, si impossessò di Monreale, ma alla pace fu costretto a restituirlo, fino al 1475, in cui lo riprese colle armi. Nel 1478, vinto, questi cedette il castello al re, che l'occupò ed, a guerra finita, lo abbandonò.
   Nel luogo ove son ora i bagni e la chiesa di Santa Maria de Aquas sorgeva l'antichissimo borgo dì Villa d'Abbas o ile Aquas, indicato nell'itinerario di Antonino col nome di Aquae Neapolitanae, perchè compreso nel contado della antica città Neapoli