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La Patria. Geografia dell'Italia
Sardegna. Corsica - Malta - I mari d'Italia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1895, pagine 463

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   l'arie Quinta Italia Insulare
   poi quella di Santa Maria di Ceboddus, che si vuole sia l'antica parrocchia del villaggio di Cepola, ora distrutto, e l'ultima detta dei Cappuccini, costruita nel 1C31.
   Delle chiese poste in vicinanza del villaggio, merita solo ricordo quella di San Pietro, a 300 metri dall'abitato, ora chiusa dal recinto del nuovo Camposanto, la cui erezione appartiene al secolo XI, e secondo alcuni scrittori propriamente al 1108; e l'altra della Vergine di Buoncaminino, che giace sulle rovine della distrutta villa di Simbilis, in prossimità allo stagno, che prende questo nome.
   Il Cimitero, disegno dell'ingegnere Giuseppe Cappai, vasto campo cintato in muratura, con porticato a colonne, che reggono un peristilio, è ricco di marmi, lungo le sue allee alberate, che lo ripartono in molti quadrai Evvi pure una bella Casa comunale, una Caserma pei carabinieri e molte case signorili, con giardini, tutte a piano alto. A tutto ciò si aggiunge ora la stazione dei tramuuys, elegante palazzina ad un piano alto.
   A circa 10 chilometri trovasi un Nurago, detto Nurago Diana e volgarmente Nuraxjanna, diverso, per la sua particolare costruzione interna, dalle molte simili costruzioni, che si ritrovano sparse per l'isola. L'abate Angius e il canonico Spano, hanno stampato lunghe e dotte dissertazioni e note storiche su questo Nurago, che è presso al mare, ciò che accredita l'opinione di molti su tali ciclopiche costruzioni, che esse fossero come dei castelli, o vedette, per avvertire il nemico e approntarsi a combatterlo.
   Cenni storici. — Quarto deve il suo nome, come Sesto, Settimo, Decimo, alla sua distanza da Cagliari, che è di quattro miglia romane. La sua fondazione è dovuta ai Fenicii. La storia incomincia a nominarlo nell'anno 710 di Roma. Nell'anno 19 dell'era volgare, sotto Tiberio, il Senato romano confiscò 4000 giovani di religione ebraica nel Campidano e buona parte di essi aumentarono la popolazione di Quarto, ove vissero nello squallore della miseria e nell'isolamento il più desolante „. Cosi almeno si legge in Cornelio Tacito ed in Giuseppe Ebreo.
   Genserico, Unnerico e Trasamondo, re dei Vandali, misero parecchie volte a sacco i villaggi di Quarto, Saduano, Geremeas, Sapparassi e Sasulei. questi ultimi ora distrutti e di cui non rimangono che i nomi per indicare le località, ove prima esistevano. I Goti incendiarono per due volte Quarto, gli Arabi lo devastarono.
   Nella metà del secolo XI diversi patrizi; pisani e genovesi, alleatisi con Bernardo Geritili© conte dì Mutica, spagnuolo, apprestano un'armata posta sotto il comando di un Gualduccio, e sbarcano nel golfo di Quarto: si uniscono agli abitanti ed ai Cagliaritani, ed attaccano così vigorosamente i Barbari, che sconfitti, parte caddero uccìs e parte furono fatti prigionieri, fra cui lo stesso Museto, che, condotto in Pisa, morì in carcere. In premio di tal vittoria i vincitori si ripartirono le terre tolte ai Saraceni e Quarto rimase ai conti della Gherardesca.
   Nel 1323 l'armata aragonese con Don Alfonso sbarcò sulla spiaggia di Quarto senza contrasto, e unitasi coll'esercito de! visconte Koccaberti, tutti sotto il comando di Guglielmo de Cervellon, assediarono Cagliari, ancora in potere dei Pisani. Nelle acque del golfo di Quarto l'armata pisana s'incontrò con l'aragonese, mossasi dal golfo di Cagliari, ma a causa del tempo assai cattivo, non poterono venire a battaglia.
   Nel 1364 nei pressi di questa città Falebro Doria fu completamente sbaragliato dal re Don Pietro d'Aragona, e fuggì in disordine, lasciando il campo sparso di millecinquecento cadaveri dei suoi.
   Nel 1528 Quarto è attaccato da una pestilenza, che per dieci anni, cioè fino al 1539, Io spopola, a cui tenne dietro una carestia, la quale nel 1510 lo privò d'ogni risorsa.
   Nel 1579, i Turchi si presentarono sulle spiaggie di Quarto con un gran numero di navi, sorprendendo quegli abitanti, che, parte fuggirono nei vicini villaggi del Sarrabus, e 200 caddero in mano dei Mori, che li condussero schiavi in Barberia.