102 l'arte Quinta — Italia Insulare
feste centenarie celebratesi in questa città nel 1888, ed ora trovansi dentro un'urna d'argento esistente in Cagliari nella cliiesa dedicala al Santo Martire, 11 i magg o Cumpidanesi e Cagliaritani celebrano una festa solenne al loro santo patrono,
A pochi passi dal paese, dalla parte di ponente-maestro, ergesi un poggio, sul quale scorgonsi i ruderi dell'antica fortezza medioevale, detta Castello di l'ala, la quale par fosse edificata dopo che Nora fu abbandonata, per difendere il piccolo borgo di Pula. Credesi che questo castello esistesse tra il 708 e il 711, al tempo del regno di Gialelo. Dei Nuraghi i più furori distrutti ab antico, e, solo iri vicinanza dì Pula, vedesi quello che ser vi dì pilastro all'acquedotto di Nora. Altri ancor se ne trovano nei sili montuosi.
Grano, orzo, fave, vino, frutta, massime fichi, agrumi, gelsi, ulivi, pascoli, bestiame, ecc. Caccia di cinghiali, daini, cervi, lepri e volpi. Trote ed anguille nei rivi.
Coli. eleLL. Cagliari — Dioc. Cagliari — P2 T.
L'antica Nora
NS>s«, Narmisis, Capo ili l'ula. Al tempo dei Romani fioriva nel litorale di Pula la città di Nora, capoluogo dei popoli Noresi, i quali occupavano tutto il complesso der monti, che stendonsi da capo Sparavento al morite Arcuasti, con tutta la spiaggia dove sono Sarroch, Orri e la Maddalena e confinavano a ovest coi Sulcitarii.
Al dire di Pausania (x, 17, § 5), Nora era la più aulica città della Sardegna, come quella che era stata forrdata da una colonia iberica sotto un capo eli nome Norace nepote di Gerione. Senza annettere grande valore al detto di Pausania, certo è che Nora fu una città antichissima e ragguardevole in tempi posteriori.
A dimostrar che i Fenicii dimorarono in Nora e vi fondarono uno dei loro tariti stabilimenti, o colonie, o fattorie, che dir si voglia, adducesi quale autentico documento una lapide a caratteri fenici! riconosciuta verso il 1773 nel muro di una casipola dall'Hintz, professore di lingue orientali nell'Università di Cagliari. L'iscrizione fenicia sulla lapide fu variamente interpretata dall' Hintz. dal Derossi di Panna, dall'abate Arri, nel 1S31, dal Gesenio, dal Benagro, da Francesco Ricardi nella sua [jfttnra e spiegazione de' superstiti monumenti punici. Queste varie interpretazioni fanno a cozzi fra di loro, sì che ben a ragione osserva il Casalis: Noi terremo come non interpretata la detta lapide e ci professeremo niente disposti a crederla opera dei Fenicii, che primi dall'Oriente vennero a stabilirsi in quest'isola, piuttosto che di alcun uomo cartaginese, che fosse domiciliato in Nora, o ne' tempi romani, o nell'epoca della dominazione di Cartagine „,
Plinio (tu, 7, v. 13) annovera Norenses fra le città più importanti dell'isola e il loro nome occorre reiteratamente nei frammenti, pubblicati dal Maj, dell'orazione di Cicerone in difesa di M. Emilio Scauro, accusato di abuso di autorità e di rapacità durante la sua pretura sarda.
La situazione di Nora è descritta correttamente da Tolomeo (iti, 3, § 3), quantunque la sua autorità sia stata impugnala da alcuni critici moderni ; ma il silo dell'antica città fu stabilito chiaramente dalle indagini del La Marmora nella sua opera classica sulla Sardegna: le rovine esistono tuttora sopra il piccolo promontorio peninsulare presso l'odierna Pula, là dove sorge la suddescritta chiesuola di Sant'Elìsio eretta, come apprendiamo dai ricordi ecclesiastici, sulle rovine di Nora.
Codeste rovine consistono in avanzi dell'acquedotto, del teatro, dei bagni e delie mura vandalicamente disfatte, in parte da alcuni signori cagliaritani, per servirsi delle pietre nelle loro costruzioni (1).
(1) Megli scavi eseguiti a Nora per ordine del Governo furono scoperte alcune stele durante l'uttubre del 1891.