Firenze — Cenni storici
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della Toscana (rimpadronirsi a forza della città andò a vuoto (1400). Ma anche i Guelfi non poterono sciogliersi intieramente dalle istituzioni democratiche e dovettero, per loro propria conservazione, ma ut onero viva la vita repubblicana, finche i Medici — e questa volta con buon successo — entrarono di nuovo in scena.
Il vero fondamento della grandezza dei Medici fu posto da Giovanni, figlio d'Averardo, detto Birci, e quindi chiamato comunemente Giovanni di Bicci, nato nel 1360. Ei procacciossi, per mezzo del commercio, grandi ricchezze; era banchiere del papa, ed approfittò del Concilio di Costanza (1411) per avviare relazioni commerciali e politiche in molte parti d'Europa. La ricchezza di Giovanni ebbe per conseguenza la line del bando della sua famiglia. Ei prese parte negli affari di Stato, fu inviato presso il papa, presso re Ladislao, a Venezia e, nel 1421, venne eletto gonfaloniere. Si guadagnò principalmente l'animo dei Fiorentini con la sua avvedutezza ed imparzialità nella distribuzione delle imposte. Fu dei primi a mettere innanzi 1 imposta sui beni nel senso inodorilo e la sua pubblica condotta non fu nò demagogica, nò egoistica. Era anche libéralissimo del suo, e pronto sempre a dar danaro pei lavori pubblici. Quando si trattò di ricostruire, nel 1411), la chiesa di San Lorenzo, fu Giovanni di Bicci che invitò il Brunelleschi a fare il disegno sul quale fu incominciata, nel 1421, la costruzione a cui cooperarono principalmente i Medici ma anche altre famiglie.
L'avere di Giovanni alla sua morte, nel 1429, ascendeva a 179,221 fiorini d'oro, vale a dire circa due milioni di nostra moneta, che a quei tempi avevano un valore per Io meno decuplo. Le sue ceneri giaeiono nella sagrestia vecchia di San Lorenzo dentro un sarcofago scolpito da Donatello. Ei lasciò due figli , Cosimo (nato nel 11189) e Lorenzo (nato nel 1395); (la questo discese la linea granducale dei Medici. L'avere di Lorenzo sommava, alla sua morte, nel 1440, a 235,137 fiorini d'oro.
Cosimo il Vecchio, nato nel 1389 il dì di S. Cosimo, dottamente educato alle lettere, e alle scienze dal grammatico Nicolò d'Arezzo e da Roberto de' Rossi, si diede agli affari, divenne un abile mercatante ed un grande politico. Da giovane accompagnò al Concilio di Costanza papa Giovanni XXIII (Baldassarre Cossa) che fu deposto e imprigionato e morì poi a Firenze. Nobilitatosi vieppiù sempre mediante i suoi sponsali con la Contessala de' Bardi, Cosimo, dopo la morte del padre, passò, nel 1429, a capo degli affari e insieme anche del governo; accrebbe la considerazione della casa Medici con la generosità verso il popolo e l'arrendevolezza verso ì grandi. La sovranità era ancor tacita, ma i Medici guidavano già nelle elezioni l'opinione pubblica che aveva dato a Cosimo il bel nome di Patire della Patria.
Gli Albizzi — il cui capo Rinaldo (1433) occupava i primi posti — tentarono scalzare i Medici. Piero Albizzi, figlio di Filippo, il primo gonfaloniere, aveva in breve tempo alzato l'autorità della sua famiglia sopra quella delle altre tutte; egli fu che nel 1357, a capo del tribunale guelfo, incominciò le proscrizioni che concentrarono tutti i poteri nelle sue e nelle mani dei suoi aderenti ; ma, in un'insurrezione popolare del 1308, fu giustiziato e le case della sua famiglia furono date alle fiamme.
La reazione ricondusse, nel 1381, i fuorusciti; Maso Albizzi acquistò un potere quasi dittatoriale e procacciò una grande considerazione alla repubblica. Portava nella sua arme due cerchi concentrici in campo nero ai quali aggiunse, in campo argenteo, la croce ottenuta dell'Ordine Teutonico. Mori nel 1417 e il suo primogenito, il suddetto Rinaldo, divenne erede della sua posizione nello Stato (1).
Firenze era allora nel colmo del suo splendore, ina la spedizione contro Lucca(1429-33) terminò ingloriosamente; la considerazione di Rinaldo Albizzi ne rimase affievolita e in
(1) Le cinquanta relazioni delle sue ambasciate ai Papi, ai Re e alle repubbliche furono pubblicate nel 1S67 in 3 Tolumi.