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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Roma
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1894, pagine 679

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   AIA
   l'arte Terza — Italia Centrale
   L'acqua era condotta sopra un muro massiccio, fatto costruire da Sisto V e cadeva nel baratro detto la Grotta di Nettuno, producendo una delle più belle scene di tal fatta. L'inondazione del 1826 cambiò intieramente d carattere della cascata: una gran parte del muro di Sisto V fu distrutto dall'impeto delle acque, le quali asportarono la cltiesa di S. Lucia e trentasei case sulla sponda destra del fiume. Esse scalzarono la base della roccia, sotto il tempio, e resero necessaria la diversione del corso del fiume, per preservare quella porzione della città dalla distruzione. La Grotta di Nettuno riceve sempre una quantità d'acqua cadente ed ò uno spettacolo maraviglioso vederla illuminata coll'elettricità, introdotta a Tivoli nel 1S86.
   Le nuove cascate furon formate tagliando due tunnel della lunghezza di 270 metri, a traverso le io c ci e calcaree di monte Catìllo, nell'altro lato della valle. L'entrata del fiume in codesti tunnel vedesi bene dal giardino pubblico, a destra della porta di Subiaco, ombrata da belli alberi e contenente parecchi antichi monumenti.
   Questi lavori grandiosi furono eseguiti dall'ingegnere romano Folcili e l'Anione fu immesso, il 7 ottobre 1835, nel suo nuovo canale, alla presenza di Gregorio XVI.
   Il fiume cade, con grande volume d'acqua, nella valle, da un'altezza di circa 98 ni. e l'effetto della cascata è appena inferiore a quelle della porzione superiore delle cascate di Terni. Una veduta stupenda, in prossimità immediata, si ha (la un sentiero, tagliato nella roccia, conducente giù all'orlo della cascata e mostrandone l'effetto dal basso.
   La catastrofe del 1826, divertendo il corso dell'Amene, scoprì le rovine di porzioni di due ponti antichi e parecchie tombe romane. Il primo ponte, all'estremità orientale della città, era probabilmente il Pms Valerius, su cui passava la via Valeria salendo su perla valle. I lavori susseguenti del Folciti, pei suddetti tunnel, scoprirono il secondo ponte, presso il loro imbocco, meglio preservato del primo e detto generalmente Potis Vopisci dal nome del proprietaria di un'attigua villa romana ; alcuni antiquarii suppongono lo rovinasse l'inondazione del 165 di G, ricordata da Plinio
   11 cimitero, presso questa rovina, fu scoperto nella medesima occasione : conteneva parecchi monumenti sepolcrali, fra i quali il più notevole è quello di Lucio Mommo Aser Senecio, proconsole in Sicilia, morto nel 107 dell'era nostra. Bei passeggi furono aperti ai due lati della valle, conducenti ai varii punti donde si presenta più bella la veduta delle cascate.
   Havvi anche una strada che mena, lungo la base di monte Catillo, al terrazzo circolare, fatto costruire da Gregorio XVI per godere della miglior veduta delle cascate, ed all'oratorio di Sant'Antonio, quasi dirimpetto alle Cascatelle; e, più oltre, alla Madonna di Quintiliolo, il miglior punto per osservare queste ultime. Un sentiero, lungo il margine della valle e in un magnifico uliveto, conduce dalla Madonna di Quintiliolo al ponte dell'Acquoria ove è sempre, in ottima conservazione, uno degli archi massicci del ponte romano sul quale la via Gomiculana traversava l'Amene, Il nome Acquoria deriva da acqua aurea, fresca sorgente cristallina che sgorga dalle roccie, presso il ponte.
   Una ripida salita, a sinistra, mette nella parte bassa di Tivoli. Presso al punto ove l'antico Clivus Tiburtinus si congiunge all'antica strada di Roma, è il Tempio della Tosse e, più in alto, la creduta villa di Mecenate e la moderna villa d'Ente.
   La villa così detta di Mecenate è la rovina più imponente intorno a Tivoli ; il nome che ha portato smora 11011 si fonila sopra alcuna classica autorità e data dal tempo di Pirro Ligorio. Gli scavi del 1887 trassero in luce parecchi frammenti d'iscrizioni le quali pongono fuor d'ogni dubbio esser queste le rovine del celebre tempio ili Ercole Vincitore, nel cui portico, al dir di Svetomo (c. lxxh), Augusto amministrò la giustizia. Codesto tempio occupava gran parte dello spazio occupato dalla città moderna, come il tempio della Fortuna a Preneste. Le rovine esistenti consistono in sostruzioni massiccie, convertite m seguito 111 ferriere, e negli avanzi di un atrio quadrato, che era circondato da un portico dorico, con un tempio rettangolare nello spazio alzato del