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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Roma
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1894, pagine 679

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Parto Terza — Italia Centrale
   dei prischi Latini, di cui abbiati! parlato sotto Palombaro. Il Nibby poi crede che qui fosse KegiUniu città Sabina. Olio, vino, grano, avena, ma specialmente frutta che smerciatisi a Roma ; cave d'alabastro.
   Coli, elett. Tivoli — Dioc. Mariano (Sabina) — P2 ivi, T. a Palorabara.
   Nerola (1133 ab.).— Cenni storici. Ha origine molto antica posciacliè il suo nome par derivi dalla voce sabina Nero (forte, strenuo) donde Nemici (piccola fortezza). Nei bassi tempi è ricordato nella cronaca di Farfa sin dal 1051. Nel secolo XIV fu occupato dagli Orsini clic formarono il ramo dei conti dì Nerola, e nel secolo XVII venderono Nerola e il territorio ai Barberini.
   Nell'archivio parrocchiale si conserva una descrizione, secondo la quale Nerola sarebbe stata un'antica villa di Nerone esistente là dove sorge ora il palazzo comunale e in cui vuoisi riparasse Nerone per sottrarsi al furor popolare.
   Sta in amenissima situazione fra pittoresche selvose colline, con una rocca nello stile del Cinquecento. Molto olio, vino, lavorazione della tela, cave di travertino di buona qualità compatta e cava di lignite.
   Coli, elett. Tivoli — Dioc. Mariano (Sabina) — P2 T. a Palombara.
   Mandamento di SAN VITO ROMANO (comprende 6 Comuni, popol. 9190 ab.). — Territorio in parte in colle e generalmente a boschi e a pascoli. I prodotti principali consistono in legna da ardere, ghiande, grano e bestiame.
   San Vito Romano (2966 ab.). — Cernii storici. La memoria più antica risale al 1252 in cui portava il nome di tenimcntum S. Viti. Nel 1284 apparteneva per una terza parte a Pietro Scotti cittadino romano, che la diede ai monaci di San Gregorio in cambio di una parte del tenimento di Pietra Pertusa. Ne divennero feudatani i Colonna, i quali la tennero sino al 1563, nel qnal anno la venderono ai Massimi, e questi nel 1573 la cederono alla lor volta ai Theodoli ai quali appartiene tuttora.
   Paese di montagna, sopra una delle vette della catena Le Scrime, fra quelle di Gua-dagnolo e di Colle Celeste, o Civitella. Sorse nei bassi tempi ed ebbe il nome da una chiesa sacra a San Vito, ora campestre, a cui traeva molta gente che vi formò, a poco a poco, una borgata stabile, per le fiere annuali.
   Si entra nel paese per un ampio borgo, tutto in piano, con fabbricato decente e detto lìorgo Mario, dal cardinale Mario Teodoli, il quale dopo di aver spianato la roccia, lo costruì nel 1649. I)i là di questo borgo il paese è scosceso e malagevole, scendendosi per alenili viottoli a scale. Grandioso il palazzo Teodoli, fabbricato a guisa di saldissima rocca, coll'aspetto di una nave e cinto da alto e solido antemurale che offre nella sua piena circonferenza un grazioso passeggio. La chiesa fu ricostruita, nel 1735, dal marchese Gerolamo Teodoli.
   Coli, elett. Subiaco — Dioc. Palestrina — P2 T.
   Bellegra (1754 ab.). — Cenni storici. Dell'odierno paese si trova menzione nel 967, sotto il nome di Monte Civitella, appartenente al monastero di Subiaco. Nel 1057 trovasi infeudato a certo Landone, al cui figlio Bel tramo, Pasquale li ingiunse di restituire Civitella, in un con Cerreto e nel 1115 lo si rinviene di nuovo fra i beili del monastero. Sullo scorcio del secolo XII reggevasi oligarchicamente e dopo il 1230 tornò al suddetto monastero. Della rocca, costruita a quel tempo, più non rimane vestigio.
   Chiamato sino a pochi anni fa Civitella di San Sisto ed anche Civitella di Subiaco, sorge sulla vetta dirupata dell'ultimo contrafforte del dorso di Colle Secco, e slanciasi in alto come una guglia. 11 giogo alpestre, su cui sorge, separa le valli del Sacco e del-l'Aniene e il paese occupa indubbiamente l'acropoli di un oppidum antico, di costruzione ciclopica, fra gli Ernici e gli Equi, di cui veggo usi, in due punti, vetusti avanzi di mura poligonali.