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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Roma
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1894, pagine 679

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   436 Parto Terza — Italia Centrale
   Mandamento di GENZANO DI ROMA (comprende 3 Comuni, popol. 71G5 ab.). — Territorio non molto esteso; ma fertile, irriguo e ben coltivato, producente olio, molta frutta e soprattutto vino rinomato, principalmente le qualità dette Trebbiano, Cesanese ed Aleatico di cui si fa smercio, con le frutta, a Roma.
   Genzano di Roma (5335 ab.). — Cenni storici. Primi signori di Genzano furono i monaci di Sant'Anastasio alle Acque Salvie. Nel 1393 se ne ini padroni con le armi Niccolò Colonna dei signori di Palestrina e non tornò ai suddetti monaci che nel 14-17. Temendo però di esserne di nuovo spogliati in que' tempi torbidi, lo affittarono in prima a Giordano Colonna e lo venderono in seguito a' suoi figliuoli, per 15,000 fiorini. Nel 1479 venne in potere di Guglielmo Destoutville che lo lasciò morendo ai propri figliuoli, i quali doverono, per conservarlo, dar di piglio alle anni contro i Colonna che pretendevano di riaverlo, coinè lo riebbero in seguito, dopo conchiusa la pace con gli Orsini. Fu occupato più tardi dai Borgia, poi di nuovo dai Colonnesi, quindi dai Massimi e per ultimo dai Cesarmi, dai quali passò, per titolo ereditario, agli Sforza Cesarmi, con titolo di ducato. 11 25 gennaio del 1802 Genzano fu devastato, con Civita Lavinia, da un treniuoto.
   Un bello triplice viale d'olmi, detto VOI mata, piantato nel 1643 dal duca Giuliano Cesarmi, forma l'ingresso a Genzano al punto detto piazza della Catena donde api Olisi, a ino' di ventaglio, a sinistra, tre strade spaziosissime che salgono tutte verso l'erta del monte. Una, la eia Li ria, conduce al Duomo vecchio, l'altra^ via Sforza, alla villa Sforza Cesarmi e la terza, via Garibaldi, ai Cappuccini.
   La fontana sulla piazza va ornata nel mezzo di una colonna con pampini attorcigliati e iu cima un globo con tre mezzelune coronate. E lo stemma del Connine : la colonna ricorda i Colonnesi che furon signori del luogo; i pampini, l'abbondanza e la squisitezza dei vini; e le mezzedime il nome e l'origine di Genzano, credendosi per alcuni che derivi da un tempio ivi sacro alla dea Cynthia, donde Cìntiunum, mentre altri, con maggior verosimiglianza, lo deducono da una possessione che vi aveva la famiglia dei Gentiani.
   La città (che tal grado s'ebbe nel 182S) siede sul ciglio meridionale del cratere del lago di Nemi e scende per le falde sino all'antica via Appia. Il vecchio Genzano è lurido e cadente; ameno e pulito, per contro, il nuovo, a destra e a sinistra della via. Il Duomo vecchio, detto Santa Maria della Cima, ha un quadro all'aitar maggiore, la Vergine col Bambino e S. Pietro del cav. Cozza e nella sagrestia, Gesù e i quattro Evangelisti, dipinti su tre sportelli di noce, su fondo d'oro, nello stile del secolo XV. Non bastando più questo vecchio duomo alla crescente popolazione, sul finire del secolo scorso ne fu incominciato un nuovo sulla strada corriera, sacro alla Trinità ed architettato da Giulio Camporesi. Merita anche menzione il convento dei Cappuccini, del 1043, che \ uolsi uno dei migliori della provincia. Vi si veggono ancora avanzi degli antichi acquidotti e nella chiesa, i sepolcri di Giuliano Cesarmi e della sua figliuola Livia. In Genzano poi son molti quadri del Maratta, morto nel 1733, che vi era nato e vi aveva una casa pròpria in cima di via Livia. Notevole il Camposanto, sul pendìo del colle che si specchia nel sottostante lago di Nemi, con la chiesa di severo stile romano.
   Notevolissimo il palazzo baronale dei Cesarmi, edificato nel 1G43 da Giuliano Cesarmi, quel desso che piantò la predetta Olmata. Ila forme larghe ed armoniose, aspetto solido e grandioso e la porta maggiore nel mezzo va adorna di due colonne che reggono un terrazzino con balaustrata. Nella prima sala del piano primo è una serie di ritratti ad olio, della famiglia Sforza Cesarmi ; ed annessa al palazzo è un'amenissima villa con boschetti, giardini, zampilli d'acqua, ecc. Tanto (lai palazzo, quanto dalla piazza che gli sta innanzi, veduta bellissima del lago di Nemi, del villaggio di Nemi che sta dirimpetto, del cratere imboschito che lo circonda e dell'estesa pianura che stendesi a sud sino al Tirreno.