Parte Terza — Italia Centrale
significare Numinis Via; ma ciò fu riconosciuto impostura dei secoli XVI o XVII. In cima stendesi un ampio ripiano su cui sorgeva il celebre tempio suddetto, dominante le pianure estese dell'antico Lazio. Al principio del secolo scorso le rovine esistenti ancora bastavano a dimostrare che il tempio prospettava il sud, ch'era lungo 73 m., largo 3G e decorato con colonne di inarmo bianco e di giallo antico. Molte statue e bassorilievi furono anche trovati sul luogo, il che attesta la magnificenza dell'edilizio, sotto gli imperatori.
Nel 1783 tutti codesti avanzi furono distrutti intieramente dall'ultimo degli Stuardi, il Duca di York, cardinal-vescovo di Frascati, per riedificare la chiesa del convento dei Passionisti. Gli antiquari romani scatenaronsi a buon diritto contro questo vandalismo e fa meraviglia coinè Pio VI, caldo ammiratore dell'arte antica, non l'abbia impedito. L'unico frammento, ancor visibile, è un tratto del muro massiccio, nei lati sud e est del giardino del convento, composti di grossi massi rettangolari, porzioni evidentemente delle antiche sostruzioni del tempio.
In occasione dei lavori eseguitisi nel passato secolo furono scoperti importantissimi avanzi dei fasti delle ferie latine, incisi sui blocchi del basamento del tempio. Fu tra le rovine del tempio che si rinvenne il frammento con la menzione dei sacerdoti calenses, che voglionsi identificare coi Cubanos rammentati da Dionisio, od i Gahimses di Plinio. Questi sacerdoti toglievano nome da un antico centro latino, forse Cubum, come dicemmo nei cenni storici di Rocca di Papa. I frammenti dei fasti scoperti nel tempio, furono incisi sotto Giulio Cesare e nel primo secolo dell'impero. Nel 1783 si trovarono le grandi rovine del tempio, e la stirpe sacra, consistente in monete, terrecotte, bronzi votivi e rozze stoviglie.
Importanti scavi furonvi eseguiti anche recentemente, nel 187G, per conto dell'Istituto Archeologico Germanico, sotto la direzione del prof. Michele Stefano De Rossi.
La chiesa, dedicata dal cardinal d'York alla SS. Trinità, nulla ha di notabile. Il compianto Padre Secchi fondò, nel 1870, un osservatorio in questo convento, ora occupato dai Passionisti.
Quando la pioggia ha snebbiato l'aria, un po'prima del tramonto, il panorama che si presenta dalla vetta di monte Cavo è unico al mondo, sì per la sua vastità e grandiosità, come per le storiche reminiscenze.
Alle falde della montagna, i laghi di Neini e di Albano, con le città di Genzano, Ariccia, Albano e Castel Gandolfo. Più oltre, le ampie pianure del Lazio sulle quali si può tener dietro, come su una mappa, ai fatti principali degli ultimi sei canti dell' Eneide virgiliana ed alle prime gesta di Roma.
Immediatamente appiè dei colli Albani, il vignato monte Giove, supposto sito di Coi'ioli, e Civita Lavinia, l'antica Lanuvinm. A sud-est le paludi Pontine sono occultate da monte Artemisio, ma puossi rintracciar la linea costiera dal promontorio di Porto d'Anzio sin presso Civitavecchia; e, seguitando con lo sguardo la nera striscia di selve che stendesi lungo la spiaggia per quasi 100 chilometri; si può riconoscere la situazione dell'antica Ardea; di Lavininm, l'odierna Torre di Pratica; di Laureulum, ora Torre Paterno; d'Ostia, presso la doppia foce del Tevere ; l'etrusca Cere a Cervetri; il cratere del lago di Bracciano e le colline della Tolfa.
A nord e est riconoscousi monte Cimino, la suddescritta massa isolata del Soratte, monte Vaccone ( l'acuita), monte Tamia, e la catena Sabinica, monte Gennaro con alla base il gruppo dei Montes Corniculani e lontano lontano, il profilo elevato degli Apennini che accerchiano la valle del Velino.
Dentro l'anfiteatro formato dai monti della Sabina scorgonsi Tusculo, il sito di Gabii e le alture di Tivoli; la veduta di Palestrina è intercettata dal monte l'ila che ergesi sopra l'estremità sud-est del Campo di Annibale. Dietro monte Pila, a destra, sta il gelidus Alyidus di Orazio, in cui l'inglese Lord Bevertey scoprì le rovine