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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Roma
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1894, pagine 679

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Parto Terza — Italia Centrale
   arrecarono i lavori del 1754* fatti eseguire dal cardinale Guadagni, poiché essendo la chiesa assai deperita, tanto nel colonnato, quanto nelle antiche pitture, anziché dai opera ad utili restauri, si stimò meglio, secondo la usanza d'allora, di rinchiudere le colonne entro pilastri di muratura e sostituire alle pitture medaglioni ed ornati di stucco.
   11 castello, annesso alla Badia, fu costruito sullo scorcio del secolo XV; per iniziativa del cardinale Giuliano della Rovere. La tradizione ne dice architetto il Bramante, altri dicono il Sangallo. Un ampio fossato gira attorno alle mura merlate e guarnite di robuste torri Per 1111 ponte levatoio si giungeva alla rocca del castello, di maschia e forte costruzione. 1 piani sono tutti a vòlta e all'intercapedine, tra la rocca ed il palazzo, aprivasi nn trabocchetto, oggi chiuso. La porta, tutta in peperino, è di grande bellezza e di pregio artistico pel disegno e per gli ornati che ha scolpiti. 1 pilasti 1 hanno insegne militari in bassorilievo, e stili architrave leggesi, a grandi lettere, il nome del fondatore, cioè Jul. Card. Ostie», 11 grosso del castello è basato sopra le costruzioni antiche della villa tulliana. Annesso alla rocca è il palazzo abaziale, 0 degli abati commendatari, sorretto, nell'atrio, da colonne di sperone recanti nei capitelli lo stemma del Della Rovere. Il palazzo ed ti magnifico cortile rimasero purtroppo incompleti, a cagione del volontario esilio che prese da Roma il cardinale Della Rovere per quasi 10 anni (1492-1503) che durò il pontificato di Alessandro VI. Nel piano terreno del monastero si è oggi formata una raccolta ili scolture antiche e medioevali, composta in gran parte da fregi architettonici, statue e iscrizioni che si rinvengono nei dintorni, ed in parie da frammenti decorativi marmorei spettanti alla primitiva chiesa dell'abazia. Vi è stata pure formata una piccola pinacoteca, nel palazzo dei commendatari, la quale contiene discreti quadri. Notevole è in questo palazzo 1111 salone colla vòlta tutta dipinta, a fresco, dagli Zuccari 0 da qualche loro scolare. Veggonsi poi, sotto al cornicione, dipinto le storie ili Fabio Massimo, in allusione al nome del commendatario Fabio Colonna che ve le fece dipingere.
   Pregevole altresì è la biblioteca, distinta in due parti, una pei libri stampati che ammontano, a circa 80(10 volumi, l'altra pei codici e manoscritti. Sono notevoli alcune miniature contenute in alcuni codici.
   Il paese, sorto in questi ultimi secoli accanto alla Badia, non offre nulla di interessante. 11 territorio è fertilissimo di viti, olivi, legumi ed ortaglie. Il vino è assai stimato.
   Bihliocbafia. — Rocchi A., La Badia di fì ini taf errata. Roma 1SS4. — Cozza, il Tusciilaun di il. Tullio Cicerone. — Cordoni Basilio, De Tuscidano M. TMH Ciceronis. Roinl 1757. — Zuzzeri, Villa scoperta sul dosso del Titscoio. Venezia 1740. — Kiliby, -4inalisi, il, sai voce. — De Rossi, Annali dell'Istil. Archeol, 1X73, p, 210.
   Coli, elctt. Albano Laziale — Dioc. Frascati — P2 T.
   Monte Compatri (3217 ab.). — Cenni dorici. Il territorio di Monili Compatri corrisponde all'antico territorio di Labicum. Questo Municipio viene spesso citato dagli scrittori, da Diodoro, da Dionisio, da Strabone. Lungamente disputarono i dotti circa l'ubicazione di Labicinn, che vollero riconoscere a Valinontone, a Colonna ed in altre località del Lazio. Si ritenne comunemente, dopo gli scritti del Cluvcrio e doll'Olstenio, che Labico sorgesse ove ora è il Comune di Colonna, la cui distanza, di circa 15 miglia da Roma, corrisponde abbastanza bene con le notizie degli storici circa la distanza di Labico. Ma le indagini e le ricerche degli studiosi del nostro tempo riconobbero la sede di La.hiaim nei colli di Monte Conipatri ed alcune scoperte epigrafiche quivi avvenute confermarono tale rapporto.
   Diodoro (lib. vii) pone Labico tra le colonie allume. Nell'anno 25C> fu tra i municipi] che mossero guerra a Roma. Partecipò con altri popoli alla celebrazione delle ferie latine, al tempio di Giove Laziale, sul monte Albano, siccome si trae da Cicerone (prò l'lancio, 9, 23). Nel 336 essendosi ì Labicani congiunti con gli Equi, furono vinti dai Romani che mandarono nella città mille e cinquecento coloni Celebri furono i vini