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Parte Terza — Italia Centrale
assegnò a protettore della Badia il celebre cardinale Bessarione, clic ne divenne commendatario con investitura del 28 agosto 1462. Donò libri al Monastero ed arredi sacri.
L'opera più pregevole per antichità e per arte, che sia in Grottaferrata, è la chiesa di Santa Maria. L'abate san Bartolomeo la eresse e fu consacrata nel 1025 da papa Giovanni XIX. Dopo le tante e tante variazioni avvenute nel corso di otto secoli e mezzo, è malagevole darne una vera descrizione. Certo è che ì primi fondatori si servirono delle mine romane per fondazioni. Poggiava su di otto colonne di granito orientale, appartenenti, a quanto dicesi, ad un portico della villa di Cicerone. 11 vestibolo, detto nartèce dai Greci, si ergeva sopra quattro simili colonne, delle quali vuoisi riconoscere gli avanzi in alcuni rocchi smozzati, tuttora esistenti. Dell'interno e dell'esterno, poco può oggi asserirsi. Adiacente alla chiesa era il cimitero, ove, secondo la tradizione,^Bonifacio Vili, fece, come nel Camposanto di Pisa, spargere terra dei Luoghi Santi. Stupenda è la porta marmorea, innanzi al nartece, con scolture di fogliami di vite e teste di animali, a bassorilievo, opera del secolo XI (fig. 196). Le immagini di uomo e di donna, al sommo dell'architrave, ritengonsi da molti i ritratti dei conti di Tusculo, insigni patroni della Badia. Nell'architrave sono pure incisi due versi giambi greci. Sopra la porta è un rozzo mosaico raffigurante Cristo in trono. Le imposte della porta sono di legno di cedro, fregiate di intagli rappresentanti pampini di uva e crocette.
Succede quindi l'epoca dei grandi restauri, resi forse necessari dopo le molte occupazioni militari. Le pareti vennero rialzate, rinnovati il tetto e la travatura. Nel secolo XII o XIII, vennero aggiunte alle basse finestre antiche, altre, di forma ogivale e sopra alla porta un grande tinestrone rotondo. Dagli avanzi di pitture che si hanno nel soffitto maggiore della chiesa rilevasi che sopra l'anzidetto mosaico Iranvi figurate le istorie di Mose e di Aronne e se ne veggono buone tracce tuttora. Presso l'altare, prima del 1300. oravi il grande ambone o suggesto, pel canto del Vangelo e se ne conservano dei frammenti. Bello e pittoresco è il campanile, che data, a quanto pare, dal XII secolo. Al settimo ordine di archetti semicircolari \ edesi un'immagine di N. Donna, in mosaico, oggi assai deperita.
Col secolo XV termina lo stile puro, medioevale della chiesa; che diviene man.mano moderna per opera dei commendatari dei tempi posteriori. 1 primi grandi restauri furono eseguiti a cura del cardinale Bessarione; e quindi andò deperendo per un intiero secolo, sino a che, nel 1575, il cardinale Alessandro Farnese, forse mosso per le insistenze del cardinale Boleto, protettore della Badia, restaurò la squallida e derelitta chiesa. Vi fu allora fatto l'attuale soffitto, senza alcun riguardo alle immagini superiori, preesistenti. Fu distrutta l'abside antica, furon rinnovati i tre grandi altari della chiesa-
Ma singolare decora inerito aggiunse il magnifico cardinale Odoardo Farnese, cioè la cappella dei santi fondatori. Era questa, in origine, una cappella eretta ai santi Adriano e Natalia e vi furon raccolte le ceneri dei corpi dei beati fondatori santi Nilo e Bartolomeo. Ma, a quanto sembra, non eranvi le ininiagini dei santi fondatori e la cappella prendeva titolo o dal Capitolo monastico o dalle sepolture sottostanti, ed era perciò detta Chiesa del Capitolo o Altare dei morti. La decorò Nicola li, abate, nel 1131 e la rinnovò l'abate Ilario nel 1282. Pertanto Odoardo cardinale Farnese, devoto dei santi Nilo e, Bartolomeo, riprese dai fondamenti la cappella, coll'opera di Domenico Zainpieri, detto il Donienichino, che vi dipinse attorno le istorie dei due santi; opere impareggiabili, ritenute quali capolavoro del grande artista. Egli riparti ili quadri, divisi da pilastri di finto marmo, i miracoli (lei due santi. Due dei quadri di maggior grandezza sono veramente meravigliosi e rappresentano : Ottone imperatore, che visita San Nilo e la Liberazione dell'indemoniato. Sulla parete, a sinistra, sopra alla lunetta, è rappresentata, con figure più piccole, la morte di San Nilo, pianto dai suoi monaci. Dirimpetto alla pittura dell'indemoniato è effigiata la Vergine che, in mezzo alla gloria