Man dai» enti o Gemimi del Circondario di ltoma
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romana, (lolla vallo del Sarco elio stondesi tra il Lazio ed i monti prenestiin. Alla base della collimi ili Colonna, o sulla linea tra il villaggio e Gabii (Castiglione) è una piccola estensione di terreno paludoso, già bacino lacustre, erroneamente creduto il lago Regillo, famoso per la vittoria dei Romani sui Turquiiiii. Il suolo produce vino od olio eccellenti; ma mancano ortaglie e frutta.
Coli, elell. Albano Laziale — Dioc. Frascati — P2 a Monte Compatì i, T. e Str. ferr. lucali.
Grottaferrata (1738 ab). — Cenni storici. 11 territorio di Grottaferrata fece parte, nell'antichità, del municipio di Tuseiilum, ove i patrizi romani ebbero le loro ville, fra le quali vuol essere in prima ricordato il Tusculano, celebre villa di M. Tullio Cicerone, sulla quale vuoisi fondata l'abbazia di Grottaferrata. II grande oratore ne ebbe a Formili, a Pozzuoli (Baiae); iliadi niunl si dilettava quanto della tusculano, dove, come egli scrive ad Attico, si confortava appena vi giungeva. Oltre a porticati, a giardini, a bagni forniti di copiose acque ed altre comodità della vita, vi costruì un'Accademia, un Liceo, un Ginnasio, luoghi informati allo stile delle scuole greche di Atene e corredò di statue e di abbellimenti di ogni guisa. Molto egli spese in cotali ornamenti di pittura e ili scultura greco-classica e molto per la biblioteca fondata nel suo Liceo. Dove il più delle ville romane servivano solo alla sanità del corpo od ai piaceri della vita, Cicerone impiegò la sua specialmente alla cultura degli ingegni, allo sviluppo delle nobili facoltà dell'anima. Conciossiachè in villa teneva conferenze coi dotti, cogli nomini di Stato; istruiva la gioventù nelle lettere e l'addestrava alla palestra del fòro ; e gran parte delle sue opere, senza dire delle Quaestioues tusculunae, del libro De dicinatione, qui egli concepì e scrisse. E la villa di Cicerone, fu opinione, ab imme-morahili, che esistesse nel luogo appunto ove oggi sorge il villaggio e la Badia di Grottaferrata.
Gravi e lunghe liti sorsero nel passato secolo (nè sono ancora sopite) circa l'ubicazione del Tusculano di Cicerone. Il padre gesuita Zuzzeri, che eseguì scavi nella villa Rntinella, sullo scorcio del secolo passato, volle riconoscere la villa in quelle grandi ruiue sottostanti all'acropoli tuscnlana, e che noi dicemmo aver appartenuto ad una villa di Tiberio. Scrissero contro lo Zuzzeri i monaci Iìasìliani, rivendicando a Grottaferrata l'ubicazione della villa Ciceroniana. E questi ebbero ragione, poiché oltre la tradizione, che è pur qualcosa, fondarono le loro argomentazioni sulla questione dell'acqua Crabra di cui Cicerone usufruiva pel suo subiirbano. E conoscendosi bene dove quest'acqua scaturisce (località detta gli Squarciarelli) non poteva Cicerone servirsene, se avesse avuto la villa in una posizione superiore a quelle sorgenti. Ed alla villa del Tu sculo, creduta dallo Zuzzeri villa di Cicerone, non potrebbe mai giungere l'acqua che sgorga nella valle degli Squarciarelli, di livello tanto inferiore.
Le rovine più imponenti ammiratisi lungo la valle della Marrana (Agita Mariana), e quasi tutto il monastero e la chiesa sono edificati sopra antiche costruzioni.
La Badia fu fondata nel 1004, sotto il pontificato di Giovanni XVIli, fratello di Gregorio I, conte di Tusculo. Fondatore ne fu Nilo, abate calabrese, che vessato dalle incursioni dei Saraceni, riparò iti Campania e quindi presso Roma, nel Lazio. Allora Grottaferrata era un'abitazione di campagna, tenuta da coloni, perchè fornita di acqua eccellente e santificata da una chiesa, tenuta da monaci greci, di cui, secondo il eli. De Rossi (Bollettino di Ardi. Crist., 1872, pag. 114), restano pochi avanzi nella Badia. Le robuste costruzioni romane quivi esistenti, quei voltoni resi abitabili e chiusi da forti cancelli di ferro poterono dar a tutto il luogo il nome di Grottaferrata.
La Badia divenne man mano importante e grande centro dell'arte cristiana e molti segui di benevolenza e di onore dettero sin dal medioevo i pontefici al Monastero. Giovanni XIX consacrò in persona, nel 1025, la nuova chiesa. Gregorio IX ricolmò la chiesa e i monaci dei più privilegiati favori, confermandone i possessi. Eugenio IV