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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Roma
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1894, pagine 679

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Mandamenti o Comuni del Circondario di Korna 4-1-5
   Questo nomo incontrasi sino dal secolo IX od è nome proprio di contrada e non deve, credersi cito così si appellasse la nuova città dalle frasche colle quali i profughi tuseuluni formarono i loro poveri abituri, Innocenzo 111 ottenne, la nuova città di Frascati, nel 1210, da Giovanni figlio dì Fioricene di Ranieri che so no era impadronito. Ma vero aspetto di città Frascati 11011 preso so non noi secolo XIV, con mura e torri di difesa. Sotto Sisto IV divenne signoria del cardinale Estoutevillo, cui devesi la rocca della città. Ma prima dovè esser feudo degli Orsini, poiché nel campanile di San Rocco è murata un'epigrafe del 1309, a caratteri gotici, la quale, insegna come quel campanile, fosse fatto edificare da Giovanni e Giordano, nomi assai comuni dì personaggi della famiglia Orsini. Pare che Frascati divenisse anche signoria dei Borgia, sotto Alessandro VI; ina morto questi passò in potere della Santa Sede e vi rimase sino a che, nel 1870, divenne libero municipio.
   Rovine di Tusculo
   Dell'antica città poco oggi vedosi, poiché la maggior parte degli edifizi è sotterrata e molti altri furono certamente distrutti per impiegami i materiali nelle costruzioni di Frascati. Le rovine che però ainniiransi sono di non comune importanza e indicano l'opulenza e l'importanza di quell'antica città latina. Trovansi queste sulla vetta del collo alle cui falde sorge Frascati e vi si accede da parecchie partì. La via piti comoda è quella attraverso la villa Rufi ne Ila, in ogni punto della quale veggonsi spuntare dal suolo avanzi di antiche costruzioni. Il primo grande monumento che si incontra è l'antiteatro, costruito con grandi blocchi di tufo e con opera reticolata. Si conservano ancora in parte le gradinate e l'ingresso. È lungo metri 70 e largo metri 52, di cui metri 1-S x 29 sono occupati dall'arena. La pianta ne fu pubblicata dall'Uggeri e dal Canina.
   Lasciato l'anfiteatro e salendo il colle, incontratisi poco dopo, a destra, grandi rovine, sul ciglio occidentale della collina, alle quali suolsi dare comunemente il nome di villa di Cicerone. Grandi questioni furon fatte intorno alla ubicazione topografica del l'osculano del grande oratore; ina devesi ora ritenere che la celebre villa ciceroniana fosso nel territorio dell'odierna Grottaferrata, come a suo luogo diremo.
   I ruderi imponenti di cui ora ragioniamo è opinione dei dotti che debbansi attribuire alla villa dell'imperatore Tiberio, villa riattata su di un'altra ilei tempi repubblicani, come dalle varie specie di costruzione se ne inferisce. Grandi scavi vi furono fatti nel 1771 dal gesuita Zuzzeri e vi si rinvenne un bel mosaico con una figura di Minerva (oggi nel Museo Pio-Clementino, al Vaticano), varie importanti sculture ed una magnifica statua di Tiberio. Ricchi erano i pavimenti, incrostati di tini marmi, o decorati con mosaici. Amena e pittoresca è la posizione di questa villa e la veduta che se ne gode.
   Ritornati sulla stradicciuola campestre, la quale corre sulle tracce dì un'antica » ia e ili cui restano, ad intervalli, i poligoni del selciato, giungesi alla parte più alta, già forse occupata dal fòro dell'antica città. Sparsi per ogni dove veggonsi avanzi ili iscrizioni, tronchi di colonne, frammenti architettonici. Gli scavi furon qui condotti nel 181S da Luciano Buonapartc e vi si scoprì un Apollo, statua di bronzo; le statue delle Rutilie, acquistate poi da Pio VII pel museo C Inanimenti. Ma il monumento più importante è il teatro, di cui conservansi, in perfetto stato, la cavea, le gradinate e buona parte della scena. I gradini sono di peperino e le scale tagliate in essi, dividono tutta la cavea in quattro cunei. Gli spettatori voltando le spalle all'arce, dì cui ora diremo, godevano la magnifica vista della valle albana, del mare Tirreno e di Roma. La scoperta del teatro, come ne insegna la lapide che è affissa nel muro della cavea, avvenne nel 1S39, m occasione degli scavi fatti eseguire da Maria Cristina regina di Sardegna.