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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Roma
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1894, pagine 679

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Parte Terza — Italia Centralo
   Le antiche ville riconosciute con la scorta di monumenti epigrafici, o col sussidio dell'etimologia sono: 1. La villa di Tiberio, presso l'antiteatro tusculano, di cui diremo descrivendo gli avanzi di Tuscnlo. — 2. La villa di Domiziano, già di Lucullo, sopra i cui imponenti ruderi sorge la moderna Frascati. — 3. La villa di Sulpicio Galba, le cui rovine esistono nell'oliveto dietro la vecchia stazione ferroviaria, e nelle colline di Campiteli! e di Fiorano. — 4. La villa dei Quintilii, confiscata da Conunodo, che comprende il terreno situato tra la stazione ferroviaria suddetta, il Barco di Borghese, sino a raggiungere l'antiteatro. Questo costituiva l'immenso e splendido gruppo demaniale tusculano. — 5. Villa della gente Vitellia, nell'area della villa Taverna-Borghese. — 6. \ illa di Q. Pompeo Falcone Murena, a Morena, tra il IX e X miglio della via Latina. — 7. \ Sila della gente Cecilia, ai Centroni — 8. Villa ilei Giavo-leni, al Borejhelto, presso il miglio XI ili detta via. — 9. Villa di M. Metilio Iìegolo, al ponte della macchia, dopo il miglio XI a sinistra. — 10. Villa dei Giunti Silani, vigna già Gavotti. contrada Campovecchio, presso Grottaferrata. — 11. Villa degli Scribonii Libom, vigna già Mat.tei poi Galassini, miglio XI, destra. — 12. Villa degli Aspri, Pompei e Giuliij vigne Sautovetti in territorio di Grottaferrata. — 13. Villa degli Ottavi] Lenati; villa Ahlobrandini, clivo tusculano. — 14. Villa, degli Attilli Serrani; ivi. — 15. Villa di C. Asinio Pollione, clivo tusculano, verso la Molara. — 10. La villa di Cicerone (abbazia di Grottaferrata?) di cui diremo trattando di questo Comune. — 17. Villa dei Valerii, torre di Messer Paolo, sopra le Frattocchie di Marino. — 18. Villa dei Passioni; villa Cavalletti, tra Frascati e gli Squarciatili. — 19. Villa anonima, nella proprietà Muti Bussi. — 20. Villa anonima nel recinto dei Cappuccini. — 21. Villa della gente Cusinia, ora Ruiìna-Falronieri. — 22. Villa, degli Eniilii Macri, a Mondragone. — 23. Villa anonima a colle Mattia. — 24. Villa di Q. Voconio Pollione, a Sassone, sotto Marino.
   Il numero delle ville dei patrizi romani, disseminate per le ubertose colline del Lazio, è davvero incredibile; e dobbiamo ritenere che sino alla caduta dell impero queste ville si mantenessero in tutto il loro splendore, con immenso vantaggio degli antichi niunicipii laziali. Con le incursioni barbariche cominciò l'abbandono e il decadimento dei sontuosi suburbani, e con essi dei niunicipii, che sopravvissero, ina con difficoltà e con grandi stenti.
   La città niantennesi sino al secolo XII, allorché sposò la causa imperiale e lottò per alcuni anni valorosamente contro Poma. Nel 1107, all'ingresso di Federico negli Stati della Chiesa, i Romani assalirono Tiisoulo, a nome del papa. Il conte Raimondo di Tusculo era appoggiato da un esercito ghibellino, guidato da Rainaldo arcivescovo di Colonia e da Cristiano arcivescovo ili Magonza. 1 due eserciti si incontrarono il 30 maggio 1167 e la battaglia che ne seguì fu una delle piti memorabili e strepitose che registri la storia. Le cronache narrano che la vittoria arrise ai Tusculani ed ì Romani si ritirarono verso Roma. Tornarono questi il dì seguente per dai sepoltura ai morti, ma vennero respinti dalle genti di Cristiano e ili Reginaldo, i quali finalmente si piegarono a concedere la sepoltura, a patto Umiliante elio si contassero e morti e prigioni, i quali si fanno ascendere a 15,000; ninnerò però certamente esagerato. Nel 1168 papa Alessandro HI si portò a Tusculo e pose la città sotto la sua protezione. Morto Alessandro III, i Romani pensarono vendicarsi della sconfitta patita, colla distruzione dì Tusculo, e nel 1183 attaccarono questa città la. quale, guardata di nuovo dai Tedeschi, non fu potuta espugnare. Ma i Romani volevano la distruzione di Tusculo e tanto fecero che, alla fine, nel 1191 la città fu consegnata da Enrico VI a papa Celestino III e questi la diè ai Romani (die la spianarono interamente. Quelli «die scamparono all'eccidio si ricoverarono nelle terre vicine e molti si annidarono attorno alle chiese di S. Sebastiano e di S. Maria, nella pendice del monte rivolta a Roma, nella contrada denominata Frascata, donde ebbe origine la moderna Frascati.