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Parte Terza — Italia Centrale
Sulla vetta ]>iiì eccelsa del Soratte piace il Convento di San Silvestro, che vuoisi fondato da Carlomanno, figliuolo di Carlo Martello, e fu successivamente occupato da varii ordini monastici Benedettini, Girolamini, Minori Osservanti, Cistercensi, Riformati, Trappisti, Canonici regolari e finalmente, nel 1835, dai suddetti Trinitarii Scalzi che scesero più al basso nel mentovato convento di Santa Maria delle Grazie.
Capena e i Capenati.
Capena — che diede il nome di l'orto Capena ad un'antica porta di Roma — era una città dell'Etruria, spesso mentovata nell'istoria primitiva di Roma, situata secondo il Be Rossi, come vedemmo, nel luogo dell'odierno Sant'Oreste. Nella prima menzione storica apparisce quale una città indipendente, con vasto territorio.
Nell'ultima guerra dei Romani coi Vejenti i Capenati impugnarono le armi insieme ai Fa lisci, in difesa di Vejo ed incitarono vivamente gli altri membri della Confederazione Etnisca a combinare le loro forze per impedire la caduta di Vejo 11):. 1 loro sforzi andarono però a vuoto ed eglino non riuscirono a costringere ì Romani a levar l'assedio, mentre i territori! lor proprii furono devastati a più riprese dai soldati romani.
Dopo la caduta di Vejo, nel 393 av. C. le due città, ch'erano state sue alleate, furono assalite alla loro volta dai Romani; e Q. Serviho invase il territorio di Capena devastandolo orribilmente e costringendo per tal modo gli abitanti a sottomettersi senza assalire la città stessa (2). Codesto colpo par fosse decisivo, giacche non v'ha più notizia di Capena fin dopo la guerra gallica quando la cittadinanza romana fu conferita agli abitanti di Vejo, di Falena e di Capena (od a quelli che avevano parteggiato coi Romani) e il territorio conquistato diviso fra di loro. Quattro nuove tribù furon create con ipiesti nuovi cittadini e di questi sappiamo che la tribù Stellatiua occupò il territorio di Capena (3).
Dopo quel tempo Capena scomparisce dall'istoria, qual comunità indipendente, e sol poche notizie incidentali attestano l'esistenza continuata della città (4). Cicerone parla del Capenas Ager come notabile per la sua fertilità, alludendo probabilmente al tratto lungo la sponda destra del Tevere,
Numerose iscrizioni attestano l'esistenza continuata e il grado municipale di Capena sotto l'impero romano, sin giù al tempo di Aureliano; ma da quella data non v'ha più traccia di esso; esso probabilmente fu affatto abbandonato e il nome stesso andò in oblìo. Quindi la sua situazione rimase ignota per lungo tempo, finché nel 1750, un antiquario romano, il Galletti, nel suo scritto Capena Municipio dei l'umani (Roma 1756), fissò questo luogo a Civitucula (ora San Martino, da una chiesa diruta di questo santo) a circa 38 chilometri da Roma, fra via Flaminia e il Tevere ; ma il De Rossi recentemente pose, come abbiamo visto, Capena dove ora sorge Sant'Oreste.
Scrofano (1068 ab.). — Cenni storici. V'ha chi crede che il nome di Scrofano sia un'alterazione di Sacrimi fanti-m, forse dal tempio in vetta al monte Musino; ma una leggenda lo fa derivare da una scrofa ivi trovata coi lattanti. Vi doveva essere la necropoli di qualche vicino centro abitato, perchè vi si rinvengono molte caverne sepolcrali, tagliate nella roccia vulcanica e ìli una di esse veggonsi dodici loculi per vasi cinerarii. Sembra che l'antico borgo stesse in pianura, distrutto il quale dai Nar-doni, nel secolo XIII, gli abitanti salirono in alto. Nel secolo XIV divenne signoria degli Orsini, i quali lo venderono nel secolo XVII ai Chigi.
(1) Liv., v, 8,17.
(2) lo,, v, 12, 13, 14, 18, ecc. (3j Ili., vi, 4. 5.
(4) De Ley. Agr., il, 26, Pro Flacc., 20.