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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Roma
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1894, pagine 679

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   .'570 Parte Terza — Italia Centrale
   Soratte e quindi fu collocata con plausibilità nell'odierno Piano. Il quale era, nel 1074, un castrum o castello, appartenente al monastero di San Paolo; passò quindi agli Orsini, agli Sforza, ai Ludovisi e per ultimo agli Ottobuoni.
   Dal casale di Prima Porta la via Tiberina corre parallela al Tevere, ma lungo la base delle colline, a qualche, distanza dal fiume, sino a Fiano situato in amena situazione sul primo pendio di un gruppo isolato dì colline che si inoltra verso il Tevere. Nella chiesa principale, che nulla ha di antico, e precisamente nella cappella dell'Annunziata, è il sepolcro del conte di I'itigliano, con statua marmorea in armi e adagiata su un letto; sonvi inoltre alcuni freschi attribuiti al Pintuiicchio. TI castello, tal quale è ora, ricorda il secolo XV, ha aspetto nobile e grandioso ed una torre di gran mole.
   Prima di giungere a Fiano son da vedere le grandi fattorie per l'allevamento dei cavalli e ilei bovini, a sinistra i due Frocoi del principe Chigi e Piano appartenente al principe di Piombino. Grano, biade, olio e cave di travertino non esercitale.
   Culi, elett. Tivoli — Dioc. Nepi — I'2 T.
   Filacciano (551 ab.). — Cenni storici. Alcuni ne derivano il nome dai Falisci, entro il cui territorio t rova va si, e il Nibby ila qualche Fiacco che vi avesse un fondo detto Flacciunus ed altri infine dall'imperatore Felicianiis che lo avrebbe costruito. Appartenne fino dal secolo XIV agli Orsini, da cui passò, nel XVII, ai Nardi della Bonlegiera e da questi ai Muti il cui stamina si vede nel palazzo. Ultimamente venne poi in possesso del marchese Ferrajoli, del principe del Drago e finalmente di Don Marco Boncoinpagni-Ottobuoni.
   Il paese non è che un castello circondato da poche case, in posizione elevata, sulla destra del Tevere, 111 territorio assai ferace di grano, biade, grano turco, olio e vino.
   Coli, elett. Tivoli — Dioc. Nepi — P2 ivi, T. a Poggio Mirteto (Stazione).
   Leprignano (1006 ab.).— Cenni storici. Nel 1074 appartenne col nome Castrimi Lepronianum, al monastero di San Paolo che lo tenne per lungo tempo.
   Trovasi sul declivio meridionale ili monte Pro veto (207 ni.), circondato da colline olivate e vignate in gran parte, sopra un ammasso tufaceo tagliato a picco e in cui par sieno state scavate, in tempi remotissimi, grotte e colonibarii. Nella parrocchiale di San Michele son due dipinti antichi, uno del 1100 circa, di Antonio da Viterbo, e l'altro del 1500, di autore incerto. E anche notevole la chiesa di San Leone, del secolo XI, ora chiesa del pubblico cimitero, con transenna marmorea, in forma ili alto cancello e freschi ritoccati, nell'abside. Nel palazzo abbaziale ammirasi un trittico della scuola umbra, rappresentante X Annunzi azione, e vi si conservano oggetti antichi disseppelliti nei dintorni. Nel 1804 fu scoperta nelle adiacenze una necropoli etnisca e nel 1803 si rinvenne una villa romana, con bagno, dedicata alla dea Feronia, con statue ed oggetti di pregio. Il suolo produce olio, granaglie e pascoli.
   Coli, elett. Tivoli — Dioc. San Paolo fuori le mura — P2 a Castellinolo di Porto, T. a Fiano.
   Morlupo (1841 ab.). — Cenni storici. Le grotte incavate nelle rupi all'ingresso del paese, suggeriscono l'idea che vi esistesse una popolazione sin da tempi remoti ed anzi che fosse uno degli oppida appartenenti alla lega dei Capenat.es foederatì. Nel medioevo vi era già un Castrum, posseduto nel secolo XIII dal monastero ili S. Paolo; nel XIV fu uri dominio degli Orsini, i quali ne dettarono leggi e statuto nel 1512. Nel 1544 lo venderono poi a Stefano Colonna. Passò quindi ai Borghese.
   Fra Leprignano e Morlupo sorge un colle isolato, oblunga, curvo a guisa di mezzaluna, coronato di altri colli, a distanza uguale da ciascuno dì detti paesi, il quale porta il nome di Civitucola. Alcuni vollero ravvisare, su questo colle il sito dell'antica Capeua. Ma l'illustre archeologo G. B. De Possi ha ultimamente dimostrato (efr. Annali dell'Istituto archeologico, 1883, pagg. 253-281) con prove certe, che a Civitucola non fu