Mandamenti o Comuni del Circondario di Korna
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forti': ina ciò non avvenne per un proteso miracolo, vale a dire, perchè i plebei volevano la loro parte nella distribuzione dei terreni dei Vejenti tratti in ischiavitù.
Certi documenti ecclesiastici tic informano clic al principio del decimo secolo un castello sorgeva sulla rocca isolata clic credesi formasse l'arce dell'antichissima Vejo. Dalla sua positura derivò forse il nome di Isola di Ponte Vene.no e, in tempi meno remoti, (li Pota Farnese. Codesto castello doveva esser munito, posciaché gli inviati di Arrigo V imperatore a papa Pasquale II vi furon rinchiusi per sicurezza. Nel 1335 era già degli Orsini, poiché troviamo che Napoleone di Orso lascia questo feudo 111 eredità a Bertoldo ed a Matteo Orsini. Nel 1816 l'ebbe Andrea di Orso (li Campo di Fiori per 0000 fiorini d'oro. Nel 1443 Eugenio IV lo confiscò a Dolce conte di Anguillai a e lo (lette a Francesco Orsini, prefetto di Roma.
Nelle lotte di Alessandro VI con gli Orsini, Isola fu assediata da Cesare Borgia e conquistata dopo un assedio ili 12 giorni e il castello distrutto in gran parte.
In un periodo posteriore par fosse incorporato ai ducati di Castro e Ronciglione e derivasse dai loro possessori il nome di Farnese. Nel secolo XVII passò al governo pontificio e nel 1S20 fu venduto alla duchessa del Chiablese da cui passò alla regina vedova di Sardegna e da essa alla defunta imperatrice del Brasile.
Si va da Roma per la porta del Popolo alla Storta e ad Isola Farnese (chilom. 10 da Roma), piccolo villaggio con soli 100 abitanti. Sorge sopra una rupe con molte caverne, già sepolcri etruschi. La chiesa dedicata alla Vergine e a San Pancrazio, del secolo XV, fu riedificata dopo i danni cagionati da Cesare Borgia. Contiene un fresco deli Incoronazione della Vergine forse dello stesso secolo. Il nome d'Isola Farnese derh a dalla situazione isolata e dall'essere stata dapprima in possesso dei Farnesi. Il palazzo baronale, in cui fu già un picciol museo d'antichità trovate nelle rovine di Vejo, appartiene ora ai marchesi Ferraiuoli.
Veniamo ora ad una rapida descrizione delle rovine di Vejo, una delle più potenti città dell'Etruria e per molti secoli rivale di Roma.
Il dotto inglese sir Guglielmo Geli fu il primo che diede un piano esatto di Vejo. Egli rintracciò le vestigia delle antiche mura, composte di massi quadrati irregolari di tufo locale, alcuni dei quali della lunghezza da 2 Va a 3 metri. Dal circuito di codeste mura argomentasi che Vejo doveva avere una circonferenza di circa 11 chilometri ed essere, come osserva Dionigi d'Alicarnasso (n, 54) della grandezza di Atene.
Fu discusso se la rupe isolata, detta perciò Isola Farnese, formasse parte della città. Il Nibbv ed altri sono di parere che fosse l'Ara l'Arce o la cittadella. Dall'altra parte il Geli e il Dennis ritengono che tal non potè essere il caso ed uopo è pure confessare che le ragioni messe innanzi da quest'ultimo scrittore riescono decisive ; vale a dire : 1° VIsola è separata dalla città da una gola profonda, cotalehè, se fosse stata la cittadella, Camillo non avrebbe potuto impadronirsi immediatamente della città, come apprendiamo da Livio e come vedremo fra breve; 2° gli avanzi delle tombe etnische neirIsola attestano che là doveva essere un cimitero e priva per conseguenza di mura. Questi due scrittori identificano la cittadella col colle detto ora Piazza d'Armi, alla estremità sud-est della città, nell'angolo formato dalla congiunzione del rivo detto Fosso dei due. Fossi con quello detto Fosso di Formella. Codesti due rivi traversano i contini meridionali ed orientali dell'antica Vejo. L'ultimo di questi rivi, o il Fosso di l'orniello credesi l'antico Cremerà.
L'altro rivo nasce alla Torretta, a 19 chilometri circa da Roma. Presso Vejo forma una bella cascata che si precipita da una roccia alta circa 24 m. Da questo luogo scorre, in un canale profondo fra precipizii e separa l'Isola dal rimanente di Vejo. Riceve quindi il Rivo del Pino o della Storta, donde il nome di Fosso dei due Fossi. Dopo raggiunto il Fosso di Formello, o la Cremerà, il fiumicello riunito piglia il nome di Valca e scaricasi nel Tevere a circa 10 chilometri da Roma presso la via Flaminia.