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Parte Terza — Italia Centrale
un rialzo del terreno. Vi si rinvennero molti utensili ed oggetti dei tempi romani e molte tombe; ed anche al presente vi si rinvengono monete romane e frammenti di pavimenti in musaico; indizio certo che il paese occupa l'area di un antico centro di popolazione. Grano, granturco, ghiande in quantità, uve e legumi. Cava di ottimo tufo vulcanico e creta per laterizi.
Coli, elett. Civitavecchia — Dioc. Sutri - I'2 T. a Campavano di Roma.
Monterosi (68ì ab.). — Cenni storici. Questo territorio era diviso fra i Vejenti e i Sutrini. Dopo l'invasione dei Barbari divenne signorìa dei monaci di San Paolo, tinche se ne impadronirono gli Orsini, togliendolo alla S. Sede. Nel 1449 si ribellò, sotto la guida del conte Dell'Anguillara, ma Orso Orsini lo distrusse quasi per intiero e riedificato in seguito, passò in possesso degli abati di Farfa. Tornò quindi alla S. Sede e divenne da ultimo un feudo dei Del Drago.
Sta sulla via Cassia, a piede del monte Lucchetti (362 ni.), monte conico e vulcanico, ultimo contrafforte dei Sabatini, ed è diviso in due contrade: Corso Romano e Borgo Aidobrandini, Notevole il palazzo cardinalizio, costruito sull'antico chiostro dei Cistcrciensi, con loggiato chiuso da colonne granitiche. Sull'alto della collina, a sinistra della via Cassia, sono gli avanzi di un fortilizio del medio-evo.
A nord del paese, a circa 800 metri, stendesi il lago di Monterosi, di forma quasi circolare, che va a poco a poco impaludando. Ila una circonferenza di 2 chilometri ed occupa un cratere antico come gli altri laghi della zona vulcanica romana. Codesto laghetto fu testimone di un episodio singolare dell'evo-medio. 11 9 luglio 1153 vi si incontrarono Adriano IV e Federico Barbarossa, il quale, non avendo voluto regger la staffa al pontefice, fece insorgere un diverbio che. per poco non inandò a vuoto la venuta di Federico; il dissidio ebbe però fine col sottomettersi del Barbarossa a tener la staffa del papa per un buon tratto del cammino.
Coli, elett. Civitavecchia — Dioc. Ss. Vincenzo ed Anastasio —• P3 T. a Cauipagnano di Roma.
L'Isola Farnese e l'antica Vejo.
Cenni storici. — Vejo è la Troja dell'istoria romana. Una delle più potenti città della Confederazione etnisca con costit uzione repubblicana aristocratica e quindi monarchico-elettiva, in vicinanza immediata di Roma, divenne la sua rivale più acerrima. In una delle guerre con Roma (483-474 av. C.) si rese celebre la gente o stirpe dei Fabii. Il console Q. Fabio si pose a capo della sua gente e secondo la tradizione, uscì con 306 Fabii da Roma e si pose a campo sul fiumicello Cremerà. Ma i Vejenti li adescarono in un'imboscata e ninno di essi scampò alla morte; solo un fanciullo era rimasto in Roma, lo stipite della generazione successiva dei Fabii.
La vendetta non si fece aspettare a lungo. Dopo la sottomissione di Fidene, Roma ruppe guerra a Vejo ch'era sua uguale per estensione, ina aveva assai più belli edilizi, era di essa più florida, qual capo dell'Etruria meridionale e sorgeva sopra una rupe quasi inespugnabile, isolata com'era da tre lati da valli fluviali. Come davanti a Troja, nov'anni durò la guerra con alterna vicenda; nell'ottavo si narra che strariparono improvvisamente le acque del lago Albano: gli auguri etruschi e l'oracolo di Delfo avevano vaticinato che Vejo non sarebbe caduta prima che l'acqua non fosse traboccata dal lago Albano. E così avvenne secondo la leggenda. Dopo dieci anni d'assedio il dittatore Camillo fece scavare un canale o galleria sotterranea, sotto le mura, sino all'Arce o Cittadella, e nell'assalto generale una schiera di prodi, con a capo Camillo (come a Troja sul cavallo di legno), penetrò per la galleria nella città e proprio nel tempio famoso di Giunone.
Così cadde Vejo 396 anni av. 0. e 6 anni dopo che Roma fu devastata dai Galli e fu proposto dai tribuni di trasportarla a Vejo in quel luogo cioè più salubre e più