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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Roma
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1894, pagine 679

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   .'570
   Parte Terza — Italia Centrale
   come quello che bagnava la sua villa sabina, nella quale aveva la sorgente, detta dagli antichi Fons liu>uì usine, che vuoisi oggi riconoscere in quella sorgente d'acqua limpidissima e fresca presso Licenza. Di essa cantò Orazio (Od., m, 111):
   O Fons Jitwditxittt', spleinlidìtor vitro Unici dii/ne mero, non sine fluribus Crus ilaiiuberis haetlo.
   Bella figlia del monte,
   Specchio e tesor de le Sabine valli,
   Che de' puri cristalli
   Più cristallina sei, Bandusia fonte: Ben degna che i tuoi vivi argentei umori Si sposili del Falerno ai hijuid'ori.
   Il vivo di Licenza, dopo circa 12 miglia di corso, va a mescere le sue gelide acque nell'Anione, sotto Vico varo, presso il convento di San Cosimato.
   Cenni storici. Licenza fu feudo degli Orsini sino dal XIII secolo; e divenne poi dei Borghese che sino a non molto tempo addietro lo ritennero. Niun monumento, ninna antichità ammirasi nella terra, la quale va celebrata soltanto por la sontuosa villa che vi ebbe il sommo poeta Orazio e che egli con grande compiacenza menziona nelle sue immortali opere. Nonostante la accurata descrizione da lui fattane e la precisione dei particolari, vari scrittori si affaticarono a risòlvere questo problema topografico, e basterà ricordare l'Olstenio, il Fabbretti, segniti dall'Amati, dal Kevillas. Scrissero più tardi sull'importante argomento il Ite Sanctis (Dissertazione sopra in villa di Orazio) e lo Chaupv (Décuuverte de la maison de Campagne    Vfpie furono le opinioni, e alcuni credettero doversi collocare la villa oraziana sopra Tivoli (presso Sant'Antonio). Ma indubbiamente, le testimonianze ed i dati topografici concorrono per fissarne l'ubicazione presso Licenza.
   Oggi, tranne un pavimento a mosaico, che quelli del luogo fanno vedere ai visitatori, e tranne la fonte che vuoisi identificare col Fons Bandusiae, non scorgevi sul luogo alcun rudero, alcun avanzo della villa. Quelli che vollero duplicare la villa oraziana, mettendone una a Tivoli, l'altra in Sabina, contraddicono il poeta, il quale chiaramente
   scrisse (Carni., il, 1S):
   v Nihil siipm
   Deos Incesso nec potentem amimtm
   Luryiora [hit/ito
   Sutis beiitus itH/i'is Suhinis.
   l'iù dagli Dei min chiede
   11 imo parco desio: né il iicco amico
   Uranio che a me più larghi doli diffonda
   De la villa gioconda
   Cli'ei mi die nel Sahin contento e pago
   Che il poco è molto a chi di poco è vago.
   Ottimo era il vino che il poeta stesso, dopo di aver riposto e suggellato, esalta coi
   M isi (Od., 1, , il,- polubis tiwdicis Subitilim
   Ci/iit/iuris, ijrtieca ijuod ipsc testa f 'orniilhiii lei /.
   Orazio prediligeva hi sua villa alpestre al soggiorno di Preneste, di Tivoli, di Paia
   {Oli., 111, 1), ircster Cuiiioeniie, Tester in ardiws
   l\illi>r Sahiitos; mu nithi frii/iiltim Praeneste, seii Vii me su/i/iitim Seti liquidile plueiter? Baiar.
   Insomma tutte le indicazioni lasciateci dal poeta fanno ravvisare la sede della villa nel recesso settimi rionale tra i monti che coronano la valle del Licenza, a circa 4 miglia dal con\euto di San Cosimato, che trovasi sull'Anione. Lo stato attuale dei luoghi corrisponde con le descrizioni oraziane; le falde del monte Gennaro (l'antico Lucrelile) sono ancor oggi rhestito ili cornioli, pini, elei, quercie, ed ubertosi pascoli satollano e danno ricetto a numerosi greggi.
   Cidi, elett. Sulnaco — Dioc. Tivoli — P2 a Vicovaro, T. a Bercile.