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Parte Terza — Italia Centrale
come quello che bagnava la sua villa sabina, nella quale aveva la sorgente, detta dagli antichi Fons liu>uì usine, che vuoisi oggi riconoscere in quella sorgente d'acqua limpidissima e fresca presso Licenza. Di essa cantò Orazio (Od., m, 111):
O Fons Jitwditxittt', spleinlidìtor vitro Unici dii/ne mero, non sine fluribus Crus ilaiiuberis haetlo.
Bella figlia del monte,
Specchio e tesor de le Sabine valli,
Che de' puri cristalli
Più cristallina sei, Bandusia fonte: Ben degna che i tuoi vivi argentei umori Si sposili del Falerno ai hijuid'ori.
Il vivo di Licenza, dopo circa 12 miglia di corso, va a mescere le sue gelide acque nell'Anione, sotto Vico varo, presso il convento di San Cosimato.
Cenni storici. Licenza fu feudo degli Orsini sino dal XIII secolo; e divenne poi dei Borghese che sino a non molto tempo addietro lo ritennero. Niun monumento, ninna antichità ammirasi nella terra, la quale va celebrata soltanto por la sontuosa villa che vi ebbe il sommo poeta Orazio e che egli con grande compiacenza menziona nelle sue immortali opere. Nonostante la accurata descrizione da lui fattane e la precisione dei particolari, vari scrittori si affaticarono a risòlvere questo problema topografico, e basterà ricordare l'Olstenio, il Fabbretti, segniti dall'Amati, dal Kevillas. Scrissero più tardi sull'importante argomento il Ite Sanctis (Dissertazione sopra in villa di Orazio) e lo Chaupv (Décuuverte de la maison de Campagne 'ltorace)', e quindi d Geli, Xibby (Analisi, in j). 71:5-721), Tito Berti e Pietro Posa.
Vfpie furono le opinioni, e alcuni credettero doversi collocare la villa oraziana sopra Tivoli (presso Sant'Antonio). Ma indubbiamente, le testimonianze ed i dati topografici concorrono per fissarne l'ubicazione presso Licenza.
Oggi, tranne un pavimento a mosaico, che quelli del luogo fanno vedere ai visitatori, e tranne la fonte che vuoisi identificare col Fons Bandusiae, non scorgevi sul luogo alcun rudero, alcun avanzo della villa. Quelli che vollero duplicare la villa oraziana, mettendone una a Tivoli, l'altra in Sabina, contraddicono il poeta, il quale chiaramente
scrisse (Carni., il, 1S):
v Nihil siipm
Deos Incesso nec potentem amimtm
Luryiora [hit/ito
Sutis beiitus itH/i'is Suhinis.
l'iù dagli Dei min chiede
11 imo parco desio: né il iicco amico
Uranio che a me più larghi doli diffonda
De la villa gioconda
Cli'ei mi die nel Sahin contento e pago
Che il poco è molto a chi di poco è vago.
Ottimo era il vino che il poeta stesso, dopo di aver riposto e suggellato, esalta coi
M isi (Od., 1, , il,- polubis tiwdicis Subitilim
Ci/iit/iuris, ijrtieca ijuod ipsc testa f 'orniilhiii lei /.
Orazio prediligeva hi sua villa alpestre al soggiorno di Preneste, di Tivoli, di Paia
{Oli., 111, 1), ircster Cuiiioeniie, Tester in ardiws
l\illi>r Sahiitos; mu nithi frii/iiltim Praeneste, seii Vii me su/i/iitim Seti liquidile plueiter? Baiar.
Insomma tutte le indicazioni lasciateci dal poeta fanno ravvisare la sede della villa nel recesso settimi rionale tra i monti che coronano la valle del Licenza, a circa 4 miglia dal con\euto di San Cosimato, che trovasi sull'Anione. Lo stato attuale dei luoghi corrisponde con le descrizioni oraziane; le falde del monte Gennaro (l'antico Lucrelile) sono ancor oggi rhestito ili cornioli, pini, elei, quercie, ed ubertosi pascoli satollano e danno ricetto a numerosi greggi.
Cidi, elett. Sulnaco — Dioc. Tivoli — P2 a Vicovaro, T. a Bercile.