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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Roma
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1894, pagine 679

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   M«influiilenii e domimi del (lircomlaiio ili Roma
   m
   Arsoli (Il)5l 1 ali.). Ornai sturici. La città non esisteva negli antichi tempi, ma al pari del vicino paese ili Carsoli, sorse nel medioevo dalle rumo dell'antica (ktrsioli (donile i nomi di Vrsoli e Carsoli) citta l'ondata due anni dopo Alba, al dire di Velleio, e ebe sorgeva nella regione oggi detta Piano del Cavaliere, oltrepassata la moderna Vrsoli Tino dal secolo \111 la signoria ili Arsoli appartenne ai l'assaiuoiiti della cui ramigli» fu l'illustre capitano denominato Amico d'Arsoli.
   Per lo iiiiiau/.i, la ferra era dei monaci Benedettini ebe l'ebbero anche prima dell'anno 832. Amico d'Arsoli, nel 152S, sotto Mugliano a Castel de' Ma.rsi, vedendo le sue milizie disfatte da quelli ili Subiaco, mentre con Napoleone Orsini, abate di Farla guerreggiava per 1 rancia onde cacciarne gli imperiali, si scagliò contro Scipione Colonna, vescovo di Rieti ed abate ili Subiaco, e lo provocò a duello. Scipione ne restò ucciso con quattrocento ile' suoi, rimanendone circa ottocento prigionieri.
   Nel 1527 Vrsoli, mediante istroiuento 21 settembre 1530, con titolo ili compra e vendita, passò alla famiglia Zaiubeccari. La terra era allora nel massimo decadimento; case e chiese in rovina, popolazione ridotta ad esiguo numero, arti e industrie perdute, territorio incolto ed in gran parte paludoso.
   Ed anche la pestilenza colpì Arsoli. I Zaiubeccari non curarono gran fatto il loro nuovo feudo, uè fecero cosa alcuna che mirasse al benessere delle popolazioni.
   Correvano in tal modo le cose, allorché Fabrizio de' Massimi, per consiglio di S. Filippo Neri, acquistò la signoria di Arsoli e l'atto fu stipulato in Roma, nella casa Zaiubeccari, ai Ss. Apostoli, il 30 ottobre 1574. Fabrizio provvide subito a migliorare le condizioni tristi in cui e paese e popolo versavano, riparò chiese, case, e, volendo che rauiministrazionc della giustizia fosse regolata da savie leggi e procedimenti, secondo richiedeva il bisogno, fece compilare dal celebre giureconsulto Luca Peto uno statuto, pregevole lavoro tanto in materia civile che in penale. Lo statuto fu pubblicato il dì 8 giugno 1584. Casa Massimo conserva ancor oggi questo feudo, eretto nel 1826 da Leone \Il in titolo di principato.
   Il paese è cinto da larghe mura castellane ed è protetto dalla rocca o castello, ora pure dei Massimo, forte ed inespugnabile per la posizione in cui sorge. Pietro Massimo, tiglio del mentovato Fabrizio, accrebbe in questo castello i cannoni e le armi, raccolta che ebbe molta faina e che sventuratamente i Francesi portarono via nel 1798. Vuoisi anzi che i cannoni fossero fusi nella zecca di Roma. Gli Arsolani, secondo è detto nello statuto, erano obbligati a guardare e custodire la rocca.
   Famosa è la Fiera di Arsoli, detta di San Bartolomeo, che è tra le più antiche che hanno luogo nella provincia romana; ed in quella occorrenza solevansi pubblicare speciali ha adi, pel mantenimento dell'ordine e per la buona riuscita delle feste.
   Arsoli trovasi in colle ainenissinio, ricco di ulivi, frutta, biade, a pochi passi dalla stazione, sulla sponda destra del rio Freddo, con temperatura untissima. Splendido panorama della bella e fertilissima valle dell'Amene percorsa dalla via Valeria Subla-cense. La chiesa arcipretale di S. Salvatore, su disegno di Giacomo Della Porta, contiene quadri pregevoli, fra gli altri, la Flagellazione e la Trasfigurazione, quest'ultimo attribuito al Domenicliino. È di patronato del principe Massimo annessa al castello o palazzo baronale ben conservato e con un insieme artistico e pittoresco. L'ingresso ricorda gli antichi castelli medievici ili cui è un'imitazione. L'interno è tutto di stile medioevale, con dipinti pregevoli, dei quali uno dello Zuccari, oltre ai mobili del 1500 e una collezione d'armi antiche. Chiesetta nella parte superiore del castello, monumento pregievolissimo dell'arte dei Cosinati e della scuola dei marmerai romani.
   All'estremità settentrionale del castello sferniosi il parco con in alto la statua di Roma sedente, già nella villa Massimo alle terme di Diocleziano. Notevole il fabbricato ridotto a museo, in cui amiiiiransi urne cinerarie ed iscrizioni sepolcrali, rinvenute nel territorio. In vetta al monte avanzi di un antico castello, denominato Belmonte.