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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Roma
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1894, pagine 679

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Mandamenti o Comuni del Circondario di Korna 4-1-5
   di 170 inetri; non lui emissario naturalo, come quello eli è cinto da ogni lato da sponde lipide o precipizi di rocco vulcaniche elio inualzansi in molte parti all'altezza di 00-120 metri dal livello delle acque. Fu, in un periodo antichissimo, il cratere di un Hilcano, ma esso dovette estinguersi lungo tempo prilli» dell'ira storica, quantunque ritraggasi da alcuni passi degli storici antichi, e segnatamente da Livio, che uei pri-ìtiordii ili Roma ancora erano non infrequenti ì fenomeni dell'attività vulcanica di questo cratere.
   Sebbene situato apparentemente appiè del niènte Cavo o Albano, sta ad un'altezza ragguardevole, dalla pianura del Lazio, trovandosi il livello delle sue acque a 203 metri sopra quello del mare.
   La circostanza più notabile è però la costruzione del celebre emissario per isca-ricare le acque superflue, già descritto da Livio e da Dionisio ed esistente tuttora a conferma dell'accuratezza della loro narrazione. Secondo la quale, quest'emissario è opera dei Romani, incominciata nel 397 av. C. in occasione di un gonfiamento straordinario del lago, le cui acque innalzaronsi sopra il loro solito livello sì da soverchiar, traboccando, le alte sponde. La leggenda che [annette, questo prodigio e l'opera stessa coll'assedio ili Veio si può considerar favolosa, nifi non v'ha ragione per non ammetter la data surriferita (1).
   L'emissario oggi ancora, dopo ben 2000 anni, contìnua ad adempier l'ufficio per cui fu costruito, attraversa il monte o la erma che forma il limite occidentale del lago, presso Castel Gandolfo, e che ergesi colà a 133 metri sopra il livello del lago. La lunghezza dell'emissario è ili circa 1500 metri e l'altezza di circa 2 metri; quest'ultima va però diminuendo rapidamente sì che non arriva in certi punti ad 1 metro, di modo che è impossibile andar molto innanzi dall'ingresso. Questo è formato, dalla parte del lago, da un arco piatto, composto di grossi massi di peperino, con una specie di vano quadrilatero innanzi.
   L'estremità opposta dell'emissario trovasi in un luogo detto le Mole, presso Castel Savello, a circa un chilometro e mezzo da Albano, ove le acque che sgorgano formano il Rio Albano, il quale, dopo un corso di circa 24 chilometri, si getta nel Tevere presso il luogo detto La Val cu. Numerosi pozzi (spiramina) furono necessariamente scavati durante la costruzione ed alcuni sono ancora aperti al presente.
   L'opera intiera fu eseguita a scalpello e calcolasi richiedesse non meno dì dieci anni di lavoro: la non è però, come afferma il Niebuhr, tagliata nella lava dura come il ferro, bensì nel tenero tufo vulcanico, di cui compongonsl tutti quei monti (2).
   Osserva giustamente Cicerone (3), che l'emissario fu aperto non solo per scaricare il soverchio delle acque, ma anche per irrigare la sottostante pianura: al che serve ancora in parte il suddetto Rio Albano.
   Le sponde del lago par fossero anticamente, come son ora, coperte in gran parte di boschi, di che Livio (x, 15) lo chiama Incus in uemore Albano. In un periodo posteriore, quando la sua sponda occidentale fu seminata di ville dei ricchi Romani, molti edilizi furono eretti sulle sue sponde, fra cui son cospicui gli avanzi di due grotte o ninfei. Uno di essi, annesso immediatamente alla bocca dell'emissario, formava parte probabilmente della suddetta villa di Domiziano. Altre vestigia di antiche costruzioni sono visibili sotto la superficie delle acque e ciò ha dato origine probabilmente alla tradizione antica e moderna della sommersione nel lago ili una città preesistente (1).
   (1) Liv., v, 15-19; Dionis,, xii, 11-10; Cic., De divin., i, 4L
   (2) Gell, Topogr. of Rome, pp. 22-29 ; Nilìly, Dintorni di Roma, voi. t, pp. 98-105; Westphal, Romisché Rampogne, p. 25; Adeken, Mi'ttel-Italicn, p. 178; Nieijuiiu, voi. il, pp. 475 507.
   (3) De divin., u, 32.
   (4) Dion., i, 71 ; Niebuhr, i, p. 200.
   49 — La Patria, voi. III.