Mandamenti o Comuni del Circondario di Korna
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legione predetta continuò ad alloggiare hi Albano, mentre la chiesa fu segno alle grandi persecuzioni del secolo terzo e probabilmente anche dopo sedata quella di Diocleziano, sotto Massenzio.
Che i legionari! siano stati cagione dell'aggruppamento, nolYAlbantim imperiale, di un nucleo di popolazione stabilmente domiciliata, è chiaramente dimostrato dalle iscrizioni delle mogli, dei figli e delle famiglie ili quei soldati e da altre iscrizioni che sempre vengono scoperte 111 questo territorio, hi la storia lo dice chiaramente narrando che Massi-nono fu ucciso presso Aqnileja dai soldati desiderosi di rivedere le mogli ed i figliuoli che abitavan presso l'accampamento albano.
11 cimitero di San Senatore, riconosciuto dal I)e Rossi, spetta ad una comunità di fedeli, formatasi nel seno della legione seconda Partica e della gente domiciliata tra lo accampamento e la villa imperiale. In quanto a questa villa e da ricordare, che tra le sue magnificenze ebbe anche un antiteatro, i cui grandiosi ed imponenti avanzi ammiransi presso la chiesa di San Paolo. Fu costruito per ordine di Domiziano stesso, il quale si divertiva a dare spettacoli uccidendovi, di sua propria mano, centinaia di fiere. Ed in questo medesimo anfiteatro queir imperatore costrinse il console Acilio Glabrione a combattere, inerme, contro un leone.
Nel quarto secolo la legione 2a Partica, a partire dall'imperatore Giuliano, ebbe i suoi quartieri nella Mesopotamia. ila già dai tempi di Costantino doveva aver abbandonato l'accampamento di Albano, poiché egli donò alla basilica, da lui edificata, molte case e baracche deserte e vuote in seguito alla trasmigrazione delle famiglie dei legionari trasferiti in Oriente. Così crebbe quivi la popolazione cristiana, ed il gruppo di capanne e case abbandonate diede origine alla città e l'accampamento medesimo fu invaso dagli abitanti.
La città era già perfettamente formata dopo la metà del V secolo. Dopo quest'epoca si ha una serie contìnua dei vescovi di Albano. Nel secolo XII Albano è semplicemente indicata come stazione e città, nel noto itinerario gerosolimitano. Nel 1083, Desiderio, abate di Montecassino, andò ad incontrarvi l'imperatore Enrico. Nel 1108 vi pose campo l'antipapa Giliberto ed avendo d pontefice Pasquale II riportata vittoria, Giliberto si vendicò mettendo a sacco Albano ed il suo territorio. Federico Barbarossa entrò in Albano nel 1155 e vi si trattenne alcuni giorni col papa Alessandro III. La potente famiglia Savelli fu investita della signoria di Albano, sotto il pontificato di Onorio IV, e la ritennero sino al principio del XVII secolo allorché si estinse la famiglia dei Savelli. Il possesso passò allora a Paolo e Federico, figli di Bernardino, barone di Castel Gandolfo. Il primo ebbe da Paolo V il titolo di principe di Albano. Nel 1697 Albano fnacquistata per 1-40,000 sciali dalla Camera Apostolica e seguì d'allora in poi le sorti di Roma.
La forma della città si approssima a quella di un triangolo equilatero col lato verso sud-ovest parallelo alla via Appi a e il vertice verso nord-ovest, addossato al ciglio del cratere del lago d'Albano. La cattedrale di San Pancrazio, costruita da Costantino e distrutta nel IX secolo, fu riedificata da Leone III; nel 1563 era divenuta quasi una stalla e fu allora restaurata ed ampliata. Il campanile fu innalzato nel 1711. Al principio del secolo la chiesa fu di nuovo restaurata. Vi si ammira la Madonna del Rosario, attribuita a Guido Reni. La chiesa di San Pietro ha un campanile gotico costruito con materiali antichi e restaurato nel 1842; e il quadro dell'aitar maggiore pretendesi del Tiziano. In via del Priorato è un antico editìzio circolare, detto Santa Maria della Rotonda, con antica porta ornata di belle foglie d'acanto, marmoree, ammodernata e con pavimento alzato quasi2 metri e nicchie antiche; credesi un tempio antico dedicato a Minerva.
Sonvi ancora in Albano altre chiese: quella delle Grazie, della Stella, di San Paolo e dei Cappuccini, fra le quali ultime sono gli avanzi dell'anfiteatro eretto da Domiziano, ricordato da Svetonio e da Giovenale quale scena delle sue crudeltà più ributtanti;