.'570
Parte Terza — Italia Centrale
Noi 1886 si scoprì nella villa Barberini, un grande bacino rotondo di una fontana, rivestito dt marini ed una parte del piccolo teatro della villa che conservava ancora undici gradini o sedili, spogliati però del rivestimento marmoreo. Nel fondo della cavea si trovarono alquanti frammenti di cornicione, intagliati in marmo greco, con l'eleganza propria dei tempi doinizianei.
Altri avanzi, che parvero appartenere alla stessa, residenza imperiale od alle sue dipendenze, tornarono in luce nel ISSO, ad Albano. Le «lue camere scoperte allora confinavano con un'area messa a giardino e comunicavano con essa mediante due gradini di travertino. Sotto l'area ilei giardino correva un grosso tubo di piombo. Si raccolsero inoltre cornici di marmo rosso, giallo, porfido, serpentino e varii frammenti architettonici.
Nello stesso anno 1889, un'importante scoperta avvenne lungo l'orlo del lago Albano, presso la chiesa dei informati, nella Galleria di Sojira. Si rinvenne un piccolo sepolcreto costituito da cippi marmorei, tutti ancora al posto, e da sepolcri formati con grosse tegole. Questo piccolo sepolcreto servì per il seppellimento delle varie persone addette alla custodia deWAIbanum o villa imperiale, ed è notevole che molti dei cippi recavano iscrizioni funebri in memoria di alcuni giardinieri e sotto giardinieri (villici) della villa.
Nel medioevo e precisamente tra gli anni 1321 e Ì82Ì le fabbriche della villa dovevano conservarsi ancora in tutto lo splendore degli ornamenti e dei marmi, poiché rilevasi da alcuni importanti documenti dell'Archivio dell'opera del duomo di Orvieto, che il Comune di questa città, mandando a Roma e . nella campagna circostante per ricercare e prendere marmi per costruire la facciata del duomo dì Orvieto, inviò anche varii maestri d'arte e scalpellini iu Albano ed in Castel Gandolfo, il qual ultimo paese era allora feudo di Landolfo e di Giovanili Savelli, Ora è evidente che i marini che si estraevano da Albano e da Castel Gandolfo 11011 potevano essere altro che quelli che ornavano e rivestivano le sontuose fabbriche della villa imperiale.
Anche Marco Aurelio dimorò di tanto in tanto nella villa dovuta alla munificenza ili Domiziano, come farebbero credere alcune sue lettere dirette a Faustina.
Ma ciò che veramente dette maggior nome ed importanza, nei tempi imperiali, al territorio Albano, fu la dimora, nel luogo preciso ove oggi sorge Albano, della seconda legione l'artica che Settimio Severo istituì e che egli stesso volle dimorasse in questo territorio. Da questo accampamento ha certamente avuto origine la moderna città di Albano, la quale crebbe poi, poco a poco, specialmente dopo i tempi costantiniani e dopo 1 istituzione della chiesa albanese che rimonta a questi tempi e (die anzi fu fondata da Costantino stesso.
Ma però, fa giustamente osservare il conni). De Rossi (Ballettino di Archeologia cristiana, 1869, p. 76) che trovansi più antichi e più illustri indizi della, popolazione di Albano, avanti Costantino, nel suo cimitero popolato di martìri dell'età delle persecuzioni.
In quanto alla legione l'artica, di cui abbiamo sopra narrato, fu posta stabilmente di guarnigione in Albano, poi accompagnò Caracolla nell'Asia ; ma presto tornò negli accampamenti albani, ove ne troviamo memorie storiche ed epigrafiche degli anni di Alessandro Severo, di Massiniino, dei due Filippi ed 111 genere del secolo terzo. Gli avanzi della cinta dell'accampamento militare possono ancor oggi riconoscersi in gran parte ed il recinto è costruito con enormi massi di pietra albana. La pianta di questo campo è simile a quella del Castro Pretorio di Roma, cioè quadrata, cogli angoli rotondi. 1 due lati maggiori estendonsi dalla chiesa di San Paolo sino alla via Appia; i lati minori si riconoscono, uno presso la stessa chiesa di San Paolo, fin sotto il convento dei Cappuccini, l'altro lungo la via Appia.
Fu il Dal Pozzo che scopri pel primo l'intera disposizione di questo accampamento ed un'iscrizione 111 onore di Settimio Severo, Cara calla, e Giulia Pia. Da alcune monete di Massenzio, trovate in sepolcri di alcuni soldati legionari, si ha poi la prova, che la