MaiiilaniEiiti e ( ioni n ut ilei Circondario di Huina
881
lo quali scaricano noi fiume Arronr, merci un grande canale collettore primario (vedi 'l'avola: l'iaim d'insieme, ecc.).
11. Da I'outa San Pancrazio. — Esce da questa porta la ma Am-elia, già antica strada romana la quale comunicava con l'Etruria marittima, ft la mono frequentata delle grandi vie della campagna romana e la più monotona e triste. Presso la basilica di San Pancrazio, di cui dicemmo, diramava a sinistra l'antica vìa Vìtellia, clic quasi parallelamente alla Portuense comluceva al porto Clainlio-Trajaneo. A due miglia e mezzo dalla odierna porta Cavalleggeri, nasceva la ria Cornelia, che passando per Acqua Sulfurea (Aqnm Caeritanae) condnceva a Caere (oggi Cervetori).
Oltrepassato il rio di Galera, a circa S miglia, incontrasi il casale, della Bottaeia e quindi Castel di Guido (l'antica Loriuni) ove ebbe una grandiosa villa l'imperatore Marco Aurelio. La campagna è qui assai triste e deserta; e la strada comincia a discendere verso la marina, e passando per Polidoro, Palo iAisium). Santa Severa (Pyrgì) e Santa Marinella (Cast rum noni in) giunge finalmente a Civitavecchia.
Mandamento di ALBANO LAZIALE (comprende 5 Comuni con una popolazione di circa 11.095 abitanti, al 31 dicembre ISSI). —- Territorio fertile, sopratutto di ottimi vini, olii, ortaglie, patate, ecc. Vi sono cave ili tufo e di peperino, sorgenti saline e ferruginose della temperatura di 30° centesimali, efficaci contro i reumatismi, ecc.
Albano Laziale (OfìOS ab.). - Cenni storici. 11 territorio compreso tra il Iago oggi ciotto Castello, il moderno villaggio di Ariccia e l'antica Bovìllae (i cui avanzi rimangono presso l'odierna Osterìa delle Frattocchir) ebbe nell'antichità il nome di Campagna albana (ager alba un s) dal nome della vetusta Albalouga, la cui posizione vuoisi riconoscere nell'altipiano che stendesi alle falde del cono ili monte Cave, al disopra del convento di Palazzolo.
L'odierna Albano non rimonta, come vera e propria città, ai tempi antichi. I campi del territorio albana furono coltivati dai Romani stessi, i quali ne lodarono la fertilità e le delizie. E la fama della fertilità dell'agro albano fu certamente assai più antica del tempo in cui vissero gli scrittori che la celebrarono. Varii patrizii vi ebbero villo e campi e tra i più antichi soglionsi rammentare Marco Giunio Bruto, famoso giureconsulto clic visse circa il 600 di Roma. Da Plutarco rilevasi, che ai tempi di Siila i fondi rustici del territorio albano erano in tanta stima di guisa che l'avere perduto i proprii campi albani fn causa di morte ad un tale Quinto Aurelio, imo dei tanti personaggi proscritti da Siila. Ai tempi (li Cicerone, ebbero ville in questo territorio, il famoso Pompeo e precisamente presso la via Appia; Publio Clodio ed altri. Dopo la morte ili Pompeo, la sua villa passò in proprietà-di Dolabella.
Ai tempi imperiali, pare che gran parte dell'agro albano entrasse a far parte del patrimonio degli imperatori; e non trovasi menzione che privati cittadini vi avessero possidenze sotto l'impero.
Da varii scrittori sappiamo che Augusto, Tiberio, Nerone di quando in quando si recavano nella Campagna albana; ina colui che maggiormente preferì questo delizioso ed ameno soggiorno, fu 1 imperatore Domiziano ed a tale punto che Tacito, Giovenale e Dione scrissero che questo imperatore collocò la sede dell'impero nella sua villa albana.
Dì questa villa sono ancor oggi visibili cospicui e maestosi avanzi, dai quali è lecito arguire che tutto il territorio il quale stendesi sulle rive del lago, da Castel Ganilolfo ad Albano, faceva parte integrante della villa. Le mine che più colpiscono lo studioso ed il viaggiatore, sono quelle che amiliiransi nella villa Barberini ni Castel Gainlolfo e nella villa Dorrà ad Albano. E che tale villa sia appunto quella di Domiziano risulta, in modo evidente, dalle memorie epigrafiche quivi raccolte, segnatamente dalle condutture per le acque, sulle quali è impresso il ìioine di qncsto imperatore.