L'Agro Romano
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dalla strada ferrata c dagli antichi o moderili acquedotti dell'Acqua Claudiana, dell'Acqua Marcia e dell'Acqua Felice sino a porta Furba (fig. 184), arco a foggia di porta, di quest'ultimo acquedotto e al così detto Monte del (ivano, tumulo con torre rotonda, in cui fu rinvenuto il bel sarcofago col rilievo di Achille, noto sotto il nome di Urna di Alessandro Severo, ora nel Museo Capitolino.
1/ Appìa Nuova, ò la strada che più direttamente e comodamente conduce nel centro dei colli laziali e dei Castelli romani, nome col quale i romani designano i paesi del Lazio, dei quali riproduciamo la carta topografica nella fig. 182.
8. Da Porta San Sebastiano. — Muove da qui la famosa via àppio, Antica, la Regina via rum, già descritta con le altro antiche vie romane nel Lazio. Varcata la porta, si scende l'antico Clivus Martis e oltrepassata la chiesuola Domine quo vadis sì entra nella tenuta la C'affarella ov'ò il tempio del Dio Ridicolo, rizzato al Genio del ritorno, quando Annibale fu costretto a levar l'assedio da Roma. Proseguendo s'incontra la pretesa Grotta Egeria, probabilmente ninfeo sacro al vicino huniicello Vintoli® donde un sentiernolo conduce a Sant'Urbano, antico edifizio creduto un tempio di Racco; ma in realtà sepolcro romano del tempo degli Antonini, trasformato in chiesa cristiana.
Tornando sulla viaAppin si arriva alle Catacombe di S. Calisto, destinate alla sepoltura dei Papi, da cui (listano poco, sulla via Ardeatina, quelle dei Ss. Nereo ed Achilleo, o di Dominila, forse le più antiche. Sempre sulla via Appìa seguono quelle di S. Pre-testato lincile si arriva alla chiesa di S. Sebastiano, con le sue catacombe già da noi descritte. Dall'altra parte della strada, un po'più lungi, trovasi il Circo di Massenzio o di Romolo, figlio di Massenzio, il meglio conservato che esista, lungo 459 metri e largo 7G, costruito nel 311 di C.
Alla sinistra della strada ergesì il famoso Sepolcro di Cecilia Mettila (fìgg. 185-186) di cui diamo un breve cenno descrittivo e storico. Fu innalzato or fa più di 19 secoli alla memoria di Cecilia Metella, moglie di Crasso, e figliuola di Quinto Cecilie Metello, soprannominato Or etico, per la sua conquista di Creta avvenuta nel 68 av. C.
Questo nobile mausoleo è uno dei monumenti sepolcrali meglio conservati nei dintorni di Roma e la sua saldezza è sì grande che sembra costruito per l'eternità. Sorge sull'estremità di una corrente di lava scesa dai colli Albani ed è una torre rotonda di un diametro di 20 metri circa, sopra un basamento quadrangolare di concreto. Il rivestimento fu divelto a più riprese e Clemente XII fece togliere i massi più grossi per costruire la fontana di Trevi. La parte circolare del sepolcro è composta di magnìfici massi del più bel travertino, collegati con grande precisione. Ha un bel fregio con cornicione su cui si suppone sorgesse un tetto conico, f merli che vi si vedono sopra furono costruiti da Bonifazio VIII, nel secolo XIII, quando il mausoleo divenne tuia fortezza della sua famiglia, i Caetani. Il fregio è ornato di bassorilievi m marmo bianco, rappresentanti festoni alternanti con cranii dì buoi, donde il nome di Capo di Bove dato popolarmente alla torre. Sopra una lapide marmorea, sotto il fregio, verso la via Appia, leggesi l'iscrizione seguente : Caeciliae Q. Chetici . F. Metellae . Crassi. Immediatamente sotto l'iscrizione un bassorilievo rappresenta nn trofeo con ila un lato una figura della Vittoria che sta scrivendo sopra uno scudo e sotto, mi prigioniero legato e seduto: le figure dal lato opposto furono scalpellate.
L'interno contiene una camera rotonda, rivestita di mattoni; la vòlta è intieramente scomparsa, ma si vede bene che era conica. Non è. ben certo se siavi stato rinvenuto, come si afferma, il sarcofago di marmo bianco che è ora nel cortile del palazzo Farnese.
Attigue al mausoleo son le vaste, rovine della fortezza dei Caetani, giù dei Savelli nel secolo decimoterzo. Il loro stemma è tuttora visibile sulle mura. La cappella, in