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l'arte Terza — Italia Centrale
Alessandro Borgia, degno padre del ribaldo Cesare, si unì con esso ai Guelfi, sloggiò gli Sforza da Pesaro, i Malatesta da 1! ini ini, i Manfredi da Faenza, e s'impadronì di queste città. Non paga di codeste spogliazioni, la degna coppia rivolse poi le armi contro 1 suoi alleati. Il Duca di Urbino fu costretto a fuggire per salvar la vita; ì capi del partito Orsini, furono catturati e messi a morte dal Valentino, e ì loro territori! aggiunti ai suoi male acquistati domimi.
La morte di papa Borgia addusse un cambiamento. I vecchi signori del paese, i Colonna, gii Orsini e i .Malatesta. rimpatriarono e ripigliarono le loro guerre intestine. Papa Giulio lì, mirando non ad impinguare la propria famiglia come i suoi antecessori, bensì ad arricchire la S. Sede, s'impadronì dei ducati e delle castella dei Borgia, si riconciliò coi nobili di minor conto, e mosse guerra ai potenti. Perugia, Bologna e la Romagna furono annesse speditamente a' suoi domimi. Vecchio ed infiacchito com'era, Giulio scese in campo ili persona contro i Veneziani, e, varcando i fossi diacciati della Mirandola, sloggiò i nemici dalla costa, e, col l'aiuto delle sue schiere svizzere e spaglinole, s'insignorì di Parma, Piacenza e Peggio. l'arma fu poi staccata dagli Stati papali da Paolo III, che la diede a suo figlio; ma prima di morire la riunì di bel nuovo a Roma dalla quale fu poi nuovamente separata dal suo successore Giulio III.
Gli nniati veneziani che viaggiarono negli Stati della Chiesa nella prima parte del secolo deciniosest.o, non rifiniscono di levare a cielo il fertile territorio papaie. « Noi via,piammo da Macerata a Tolentino per un distretto di fertilità indescrivibile. Colli e valli vestite di messi e non un palmo di terra incolta >. La campagna di Iìoma, ora sì desolata e insalubre, non solo ìunitiva la capitale e le sue adiacenze, ma alimentava eziandio gli Stati vicini e le contrade straniere per giunta. Perugia andava rinomata per la sua canapa, Faenza pel suo Imo e Viterbo per ambedue; Montefìascone e Cesena erano celebri pei loro vini, Rimini pel suo olio, Bologna, pel suo guado da tingere, San Lorenzo per la sua manna e la Campagna per la sua razza cavallina.
I laghi abbondavano di pesce delizioso, e l'allume, il sale, lo zolfo e il marmo arricchivano i possidenti! Il porto d'Ancona formicolava di legni dal Levante, e la città di mercanti da ogni parte del mondo. Anche la riputazione marziale degli Stati era grande: gli abitanti di Perugia formavano soldati intrepidi, e quelli della Romagna erano non meno grandi che imprevidenti: i Bolognesi pieni di coraggio, ina poco disciplinati; i Faentini impavidi nel combattere e insieme pronti ed ardenti Dell'inseguire; i Forlivesi vaienti nel manovrare e gli abitanti di Fermo superiori agli altri tutti nel maneggio della lancia. L'intiera popolazione, in una parola, aveva attitudini ed ini li-nazioni marziali. Venezia traeva da essa i suoi migliori soldati, ed essa stessa menava vanto di poter provvedere tutti i principi del mondo di capitani di perizia e valore sperimentati,
II potere temporale dei Papi fu minacciato di distruzione sotto Leone X, quando, per la sconfitta degli Svizzeri al Malignano, gli Stati papali rimasero in balìa del Re di Francia. Leone diede prova di raro senno; contrariamente ai suggerimenti de' suoi consiglieri, egli ebbe un abboccamento con Francesco I, e, sacrificando l'arnia e Piacenza, assicurò il rimanente dei proprii domimi e liberò per un tempo l'Italia dalla presenza delle soldatesche francesi.
Situato com'era in mezzo a due potenze rivali, la Francia e l'Impero, il papa era costretto a ben destreggiarsi, e la politica di Leone X, fu più astuta che onesta. Quando scoppiò la guerra tra Carlo V e Francesco 1, ei non potè rimanere più a lungo neutrale, ma parteggiò naturalmente pel primo, e visse abbastanza per riceverne la ricompensa, ricuperando le provineie perdute.
Gregorio XIII strappò ai loro signori ereditarli Castelnuovo, Coreana, Lonznno, Savignano, Bertinoro e Verruccliio. Nel 1598 gli Estensi furono costretti a cedere Ferrara, Comacchìo e la loro porzione della Romagna; e quarantanni dopo, alla morte del