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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Roma
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1894, pagine 679

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   S04
   l'arte Terza — Italia Centrale
   aprirono col cannone la famosa breccia di porta ria; la resistenza cessò per ordine del papa e il Cadorna entrò con le sue truppe in Itoma fra le acclamazioni del popolo. Al papa fu lasciata la cosidetta Città Leonina col Vaticano e le sue truppe furono disarmate e congedate. 11 papa rispose con una circolare di protesta alle Potenze. 11 22 settembre il Cadorna occupò anche la suddetta Città Leonina per invito del papa stesso, che non credevasi più sicuro.
   11 2 ottobre seguì ti plebiscito; degli abitanti con diritto di voto ch'eran rimasti al papa, 133,6S1 votarono in favore e 1507 contro l'annessione all'Italia. Appresso, Vittorio Emanuele firmò, il 9 ottobre, un decreto clic incorporava l'intiero Stato pontificio al Regno d'Italia, vi estendeva la costituzione italiana e nominava il generale La Marmora luogotenente in Roma, Il nuovo parlamento approvò l'incorporazione e la traslazione della capitale da Firenze a Roma il 30 gingilo 1871.
   Tutti i ministeri e il parlamento erano stabiliti il 1° luglio 1871 nella nuova capitalo, ove Vittorio Emanuele fece il suo ingresso solenne il 2, smontando al Quirinale, sua nuova reggia.
   11 13 maggio 1871 il Governo italiano promulgò la legge delle guarentigie, approvata dalle Camere, con le quali stabilivansi le prerogative del Pontefice e i rapporti fra Chiesa e Stato. Codesta legge accorda al papa tutti i privilegi di un sovrano, dichiara la sua persona sacra ed inviolabile, gli dà balìa di accreditare e ricevere ambasciatori, di conservare la sua Guardia del Corpo, gli assegna un'anima rendita di 3,225,000 lire e gli garantisce il possesso del Vaticano, del Laterano e della villa di Castel Gandolfo in un coi giardini e i beni adiacenti; e finalmente per comunicare liberamente coll'epi-scopato e col rimanente del mondo, gli accorila un proprio ufficio postale e telegrafico.
   Codesta legge delle guarentigie non fu riconosciuta ed accettata dal papa Pio IX, il quale non riscosse mai la suddetta rendita, ed accettò bensì i diritti sovrani, non come un dono, ma come dovutigli, qual principe temporale, qualificandosi nell'istesso tempo ipial prigioniero del Governo italiano ed impedito nell'esercizio del suo ministero apostolico.
   \ Pio IX, morto il 7 febbraio 1878, snccedè, il 20 dello stesso mese, Leone XIII, il quale continuò e continua la politica del suo predecessore.
   Cenno storico sulPEx-Patlimonio di San Pietro.
   La supremazia pontificia fu, in principio, di ima natura meramente spirituale. Dopo la caduta dell'impero d'Occidente e la riconquista d'Italia per Belisario e .Narsele, Roma, comecché occupasse un posto preminente fra le chiese cristiane non avea che un infimo grado secolare fra i principati d'Italia. La città e il territorio adiacente erano governati da un prefetto nominato a Costantinopoli e sottoposto all'esarca di Ravenna.
   Verso l'anno 720 Leone Isauro incominciò la sua crociata contro l'adorazione delle sacre immagini (Iconoclasti); papa Gregorio III supplicò quest'imperatore a smettere, e, trovatolo sordo agli argomenti e alle preghiere, dichiarò arditamente Roma indipendente dall'Impero, ed offrì il consolato a Carlo Martello.
   Strinse quindi alleanza coi duchi di Benevento e di Spoleto e il re dei Longobardi, alleanza di breve durata inquanto a questi ùltimi, Il loro re Astolfo invase il Ducato durante il pontificato di Stefano II, il quale, non trovando altro mezzo di liberarsi dai Longobardi, invocò l'aiuto di Pipino il Piccolo di Francia in nome della Chiesa e dei duchi, conti, tribuni e popolo di Roma.
   Pipino tenne prontamente l'invito, cacciò Astolfo dall'esarcato ili Ravenna, e gli fece deporre, sull'altare di San Pietro a Roma, le chiavi di Ravenna, Ritmili, Pesaro, Fano, Cesena, Urbino, Forlì e di altre quindici città, dandone, con grande indignazione